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Troppo presto è stato accantonato il valore della Resistenza. La semplificazione della Storia ha messo rapidamente in soffitta il ventennio nero, fautore e complice di orrende tragedie e inaudite violenze. Se oggi s’inneggia finanche alle pericolose bravate dei gruppi neofascisti, come fa una certa stampa di destra, è anche conseguenza di un salto generazionale che ha consentito al nuovo di non conoscere il passato. Avevamo creduto che il populismo fosse solo una moda, un diffuso malcontento per l’assenza di solide ideologie e di una vera politica, senza accorgerci della portata del suo pericolo che oggi travalica mette a rischio la cultura della tolleranza e del bene comune. Quel che accade sotto i nostri occhi altro non è che squadrismo, come quello di ieri. E’ intimidazione, sopraffazione, forza bruta con il volgare disegno di imporre la propria volontà per perseguire obiettivi che sono contro quella democrazia e quella civiltà che proprio dalla Resistenza hanno avuto origine. Quante vite spezzate, quanti eroi senza nomi sono finiti nel mirino di un’infame dittatura. Al grido di libertà e democrazia si sono immolate migliaia di persone in una guerra civile che oggi viene narrata nei suoi minimi particolari. Siamo tutti responsabili perché ci siamo bendati gli occhi per anni. Responsabili di non aver saputo custodire, nella mente e nel cuore, quei valori che ci hanno portato a diventare, con enorme sacrificio, una delle più importanti potenze nel mondo. Eravamo strabici anche quando Gianfranco Fini distruggeva i simboli di un passato da rinnegare, predicando una moderna destra che, come i fatti hanno dimostrato, moderna era solo nella dissipazione del patrimonio del suo partito. E per questo si rendeva responsabile di alimentare quella silente eversione mai morta che nasceva alla sua destra. Ci sono stati in questi settanta anni che ci separano dalla nascita della Costituzione momenti di grande fragilità per la nostra giovane Repubblica.
Il forte impegno del popolo italiano espresso negli anni del dopoguerra e della ricostruzione si è appannato con la crisi delle ideologie e vanificato poi con la disastrosa vicenda di Tangentopoli. Il sistema infetto della corruzione ha annientato i valori della solidarietà e dell’altruismo. I partiti sono diventati formazioni per la raccolta del consenso senza idee, incapaci di gestire il futuro, limitandosi ad affrontare le emergenze. Strumenti di democrazia partecipativa sono stati costruiti secondo gli interessi di parte e non nel generale interesse. Ne è prova la legge elettorale con la quale gli italiani sono chiamati al voto nella prossima tornata, con i collegi costruiti a misura di appartenenti, che mortificano il principio del cittadino arbitro. Il disagio sociale è cresciuto a dismisura e la mancanza di dialogo e di confronto ha generato quel diffuso senso di malcontento che oggi scivola nella protesta spuria di chi pretende senza dare. Una complicazione significativa si sta consumando con l’avvento delle nuove tecnologie. Esse sono senza controllo. Il web che si dispone spesso ad offendere la dignità umana, che come piazza virtuale impone talvolta messaggi aberranti, che dà della storia vissuta interpretazioni a proprio piacimento è un’ulteriore prova di quanto siano stati svalutati quei valori fondanti nati dalla Resistenza. A tutto ciò si aggiungono questioni mai risolte. Come quella del Mezzogiorno che tra annunci e masterplan stenta a decollare, mentre il divario tra ricchezza e povertà aumenta sempre di più e il fenomeno della emigrazione sta desertificando interi paesi del Sud. Sono queste, ed altre ancora, le emergenze che sfociano nella protesta che viene strumentalizzata da chi ha l’ardire di volersi sostituire alla democrazia. Il neofascismo è figlio della cultura dell’intolleranza, del metodo violento contro il dialogo, dell’uso distorto del malcontento che attraversa il Paese e l’Europa. Porre un’argine a questo pericolo, ieri strisciante oggi sempre più evidente, è preciso dovere della comunità civile. Si può fare, si deve fare, recuperando i valori che diedero vita alla Repubblica e alla Democrazia. Avendo come faro quella Costituzione che detta i principi e le norme per la convivenza civile e che ha come baluardo la difesa della libertà contro ogni tentativo eversivo.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud

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