Si avvia verso la richiesta di processo l’inchiesta che coinvolge Giovanni Zannini, consigliere regionale della Campania (attualmente sospeso), e altre nove persone. La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, con il sostituto procuratore Giacomo Urbano, ha infatti notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Al centro dell’inchiesta, condotta dai magistrati sammaritani, ci sono due diversi filoni: da un lato una presunta truffa legata ai fondi Invitalia per la costruzione di un caseificio (con annessa ipotesi di corruzione), dall’altro le pressioni esercitate sui vertici dell’Asl di Caserta.
I destinatari dell’avviso e le misure cautelari
Zannini, politico di Forza Italia originario di Mondragone (Caserta), si trova attualmente in Abruzzo in seguito al divieto di dimora in Campania disposto dal giudice per le indagini preliminari. Insieme a lui, rischiano il rinvio a giudizio:
Paolo e Luigi Griffo, imprenditori del settore caseario;
Antonio Postiglione, direttore generale per la Tutela della Salute e il coordinamento del sistema sanitario della Regione Campania;
Alfredo Campoli, imprenditore e amico del consigliere;
Cinque funzionari e tecnici delle commissioni che si sono occupate delle autorizzazioni per il caseificio: Flora Cirelli, Daniele Braccini, Salvatore Perfetto, Giancarlo Andolfo e Luigi Pilotti.
I due filoni dell’inchiesta
L’affare del caseificio e il falso studio ambientale
Secondo la ricostruzione della Procura, Zannini – all’epoca dei fatti presidente della Commissione regionale Ambiente, Energia e Protezione Civile – si sarebbe attivato in Regione per far ottenere agli imprenditori Paolo e Luigi Griffo un finanziamento erogato da Invitalia (società partecipata del Ministero dell’Economia). Il contributo era destinato alla realizzazione di un caseificio, nonostante l’azienda non avesse i requisiti amministrativi necessari, in particolare quelli di natura ambientale.
In questo contesto, un ruolo determinante sarebbe stato ricoperto dai cinque tecnici delle commissioni di controllo. Su input di Zannini e dei Griffo, i funzionari avrebbero redatto uno studio ambientale falso per aggirare i blocchi. In cambio di questo favore, il consigliere regionale avrebbe ricevuto come compenso dagli imprenditori una vacanza a bordo di un lussuoso yacht.
Il caso Asl e l’accusa di concussione
Il secondo filone d’indagine riguarda invece il reato di concussione. I magistrati contestano a Zannini di aver esercitato forti pressioni – utilizzando come intermediario il direttore generale della salute regionale, Antonio Postiglione – per costringere Enzo Iodice a rassegnare le dimissioni e a farsi trasferire dal suo incarico di direttore sanitario dell’Asl di Caserta.


