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Foti e il giro sulla giostra

 

L’ altra sera mi trovavo nella chiesa dei Liguorini a San Tommaso per moderare, con il vescovo Marino, un dibattito sull’enciclica papale “Laudato si’”, a difesa dell’ambiente e contro la politica di emarginazione degli ultimi. Nell’attesa che si desse il via ai lavori mi sono soffermato a parlare, in sacrestia, messa cortesemente a disposizione da padre Toni, delle tristi condizioni della città con il presidente Mancino e l’ex senatore De Luca. Con la solita mia veemenza, credo educata, che è passione civile e amore per Avellino, ho elencato uno per uno i tormenti della città, denunciando gli errori commessi nella scelta dei vertici dell’amministrazione e l’urgente necessità di segnare una svolta di qualità per governare i problemi in questo fine di consiliatura. Io parlavo, loro assentivano, ma non sono stato in grado, alla fine, di capire quale proposta fossero in grado di fare per uscire da questo stallo. Mi rendo conto che quella non era la sede più opportuna per un approfondito confronto, alla fine, però, mi è venuto incontro un termine che ben si addice alle vicende comunali. C’è un’assenza di coscienza, una forte dose di irresponsabilità, un prendere le cose alla leggera, agendo contro il bene comune e pensando solo alla putrida sfera di interessi. Si parte da qui per esprimere un’opinione su quanto si sta verificando nel Pd e nel consiglio comunale della città capoluogo. E i maggiori irresponsabili non sono solo coloro che scaldano i banchi del Consiglio, ma anche di chi li protegge e li usa come pedine.

La città reale è fuori da questo circuito. Essa subisce inaudite penalizzazioni che sono conseguenza di mancanza di decisionismo e di responsabilità. Per non dire d’altro. Non è un caso se il teatro “Carlo Gesualdo”, come la Dogana, come l‘’ex Eliseo, stanno conoscendo il loro peggiore degrado. Per farvi fronte è necessario che la città reagisca, che le forze sane, le associazioni, i cittadini dei quartieri, gli intellettuali, scendano in campo. E’ urgente riappropriasi di quell’orgoglio di avellinesità che tante volte è riuscito a cacciare i mercanti fuori dal tempio. Per questo la nostra testata e l’emittente televisiva Irpinia Tv, stanno valutando l’ipotesi di indire una fiaccolata per sollecitare gli amministratori a fare presto per la riapertura del Teatro. Già sono molte le adesioni per ora solo di volontà, nei prossimi giorni daremo più ampi dettagli dell’iniziativa. Le responsabilità dell’amministrazione comunale per la vicenda Teatro sono enormi. Fatto l’agguato al presidente Cipriano, le cui responsabilità, se mai vi fossero, sono ancora tutte da accertare, Foti non ha nominato il nuovo Consiglio di amministrazione. Sono trascorsi mesi da quando è stato nominato un commissario che, a seconda del tempo, sposa una o l’altra versione. Lo dicono le sue relazioni scritte. Da mesi questo valzer di responsabilità, anzi di irresponsabilità, va avanti. Egli ha consegnato l’istituzione teatro nelle mani dei burocrati che non riescono a far quadrare i conti. Che, soprattutto forse sanno fare le somme, ma certamente una mentalità culturale necessaria a mettere in moto il cartellone degli spettacoli. O forse, non vogliono. E il sindaco Foti che fa? Spallucce. Sembra proprio che il caso teatro non sia un fatto che lo riguardi. Come, purtroppo, accade per tutto. Sta di fatto che lo scorso anno, di questi tempi, davanti ai botteghini del Gesualdo, c’era una lunga fila di sottoscrittori di abbonamenti, mentre oggi c’è un silenzio assordante, con un direttore amministrativo messo lì non si sa bene con quali compiti ed un segretario generale che, in veste di commissario, dimostra di non sapere come uscire dall’empasse.

Eppure Foti questa volta aveva davanti a sé la grande occasione per effettuare una svolta significativa. Invece ha voluto giocare con furbizia prendendo in giro la sua stessa maggioranza. Gli era stato chiesto un percorso serio e credibile. L’azzeramento della giunta responsabile del disastro, la sostituzione con assessori di alto profilo, scelti tra il meglio che la città poteva offrire. Invece il primo cittadino ha fatto di peggio. Non ha azzerato la giunta del disastro così come da più parti gli era stato richiesto e oggi si avvia a rinominare la maggior parte degli assessori precedenti, sia pure con qualche probabile innesto, frutto di uno scandaloso mercato delle vacche. Perché il primo cittadino ha gabellato il Consiglio comunale, la sua stessa maggioranza? E’ un mistero. Anche se in città si sussurra che il sindaco deve garantire la continuità in alcuni settori chiave dell’amministrazione comunale. Il sindaco ha il dovere non di mercanteggiare nel chiuso del palazzo, promettendo a destra e a manca mance e prebende. Deve, invece, chiarire, ne vale la sua dignità, perché si è fatto trascinare nel solito pastrocchio che è utile solo per alimentare una colpevole agonia.

E il Pd? Non c’è. E’ litigioso. Si nutre di veti e vendette. De Luca tenta di salvare l’amministrazione, ma il dissenso è forte e monta di ora in ora. La verità è che Foti non riesce a fare pulizia davanti all’uscio della propria casa. Troppo i ricatti a cui è sottoposto, tante le pretese di chi oggi intende occupare poltrone. I cittadini, stanchi e delusi, si chiedono: quanto tempo occorre per porre fine a questa agonia? Perché si perde tanto tempo per inseguire logiche di potere e non si riflette sulla necessità del bene comune per Avellino? Forse è proprio l’inghippo: il bene comune ad Avellino non abita più.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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