La Procura della Repubblica di Avellino, insieme alla Guardia di Finanza, ha notificato la chiusura delle indagini preliminari nei confronti di trentaquattro persone, tra imprenditori e professionisti, nell’ambito di un’inchiesta su presunte false fatturazioni e riciclaggio nel comparto della concia delle pelli. I fatti contestati riguardano attività svolte tra il 2019 e il 2021 nel territorio del distretto industriale di Solofra e in altre aree della provincia. Secondo l’ipotesi accusatoria, il sistema avrebbe consentito la creazione di crediti fiscali fittizi e l’evasione di imposte dirette e IVA attraverso una rete di società prive di reale operatività. L’atto segna la conclusione della fase investigativa e apre la strada alle determinazioni dell’ufficio requirente.
L’inchiesta ricostruisce un circuito di imprese formalmente costituite ma, secondo gli inquirenti, prive di struttura economica coerente con i volumi dichiarati. Le società venivano utilizzate come veicoli documentali per l’emissione di fatture riferite a operazioni ritenute inesistenti, poi inserite nei flussi contabili di aziende attive nei settori della pelletteria e delle calzature. Il meccanismo, nella lettura investigativa, consentiva una riduzione dell’imposizione fiscale e la generazione di crediti utilizzati in compensazione.
Nel quadro delineato dagli investigatori, un ruolo rilevante sarebbe stato svolto da alcuni professionisti incaricati della gestione contabile e amministrativa delle società coinvolte. Le sedi degli studi avrebbero ospitato parte delle imprese oggetto di accertamento, fungendo da riferimento operativo per la predisposizione della documentazione fiscale. Le contestazioni comprendono anche ipotesi di accesso a contributi pubblici legati alle misure emergenziali adottate durante la pandemia.
La ricostruzione economica descrive flussi finanziari successivamente movimentati attraverso prelievi di contante e trasferimenti bancari verso soggetti terzi, con destinazioni anche estere, secondo gli accertamenti condotti. Gli importi contestati, a livello di singole società, variano in una forbice che raggiunge diversi milioni di euro per ciascuna entità considerata, con un danno complessivo stimato nell’ordine delle decine di milioni.
Tra le ipotesi formulate figurano anche condotte di occultamento della documentazione contabile, inclusa la distruzione o cancellazione di supporti informatici utilizzati per la registrazione delle operazioni. La Procura ha disposto il deposito degli atti, comprese le risultanze delle intercettazioni telefoniche e ambientali.
Con la notifica dell’avviso le difese possono ora esaminare il fascicolo, presentare memorie o chiedere interrogatori, prima delle valutazioni sull’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.



