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Gargani, garbo e capacità di ascolto sull’esempio di De Sanctis

Fausto Baldassarre
Peppino Gargani, aveva il suo stile, che te lo faceva sempre individuare e riconoscere. Aveva una eleganza dello spirito, una signorilità  che era disposizione ma anche sapientemente coltivata, diventata forma di carattere. Il nostro irpino aveva il garbo, che è  l’antitesi della superbia e della retorica: un modo di essere di  comunicazione fondato  sul rispetto, sulla misura. Peppino era sempre pronto di cuore, persona sincera, essenziale, avverso dunque alla retorica che sulle orme del suo Avo Francesco De Sanctis considerava  il tarlo  della cultura e della mentalità  italiana. Inoltre, era un giurista, nutrito di cultura umanistica e cristiana, convinto che la boria e l’arroganza  creano solo muri mentre l’Umiltà  e  l’ascolto determinano aperture  di orizzonti e di feconde prospettive. Il nostro morrese donava il suo sapere  e non lo usava come arma di superiorità  per schiacciare e dominare. Giuseppe Gargani era uomo coraggioso per le sue scelte e posizioni anticonformiste di politica  vissuta sul campo: una politica attiva, combattiva, capace di sostenere tenacemente fino in fondo le idee con passione senza smarrire rispetto e d equilibrio. Una politica quindi intesa non come mera gestione dell’ordinario e del potere, ma come  amorevole servizio alla comunità. Giuseppe  Gargani  non considerava mai l’altro  portatore di altre idee come avversario, come nemico: era convinto che la demo vive nel riconoscimento.
 Amava discutere,  ragionare di politica con mitezza, con quella sua tipica capacità di ascolto. L’dea centrale, che emerge  anche dai suoi scritti era che la politica dovesse  mettere al  centro la persona. In questa visione la mediazione diventava strumento essenziale perché  nessuno è  possessore  della verità. Quest ultima è  ricerca ,cammino.
Giuseppe  Gargani, come il suo avo Francesco  De Sanctis   avvertiva un profondo legame con la sua terra , con la sua gente. Quando mi incontrava diceva: “ricordati  che siamo parenti!”. In  queste parole c’era il senso di appartenenza  a un tessuto  di affetti come un patrimonio di valori di radici da non disperdere, da custodire, da alimentare, da consegnare. Infine ricordo la gioia  di Peppino Gargani nel fare memoria della zia Suor Maria proclamata Beata da Papa Francesco ,
Fondatrice delle Apostole del Sacro Cuore: Donna mistica e pratica che pose soprattutto  nel suo cuore poveri ed emarginati. Questa Beata ha  vissuto  concretamente la dottrina  sociale cristiana, incarnando la solidarietà  e la cura dei bisognosi. Questa irpina ascesa agli onori dell’altare è  anche una delle figure  più  innovative della storia dell’educazione, infatti negli anni trenta del Novecento introduceva nell’insegnamento nelle aule i primi strumenti  audio visivi. La Beata Gargani,  zia del nostro carissimo Peppino, ha  influito con il suo esempio col suo stile di vita cristiano sui  comportamenti, sulla formazione  del nipote.

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