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Il problema del debito pubblico italiano è al centro del dibattito attuale, nel quadro dei rapporti tra Bruxelles e gli Stati dell’Unione e, in particolare con L’Italia. A fronte delle tante preoccupazioni, provenienti prevalentemente da postazioni culturali e scientifiche autorevoli, emerge diffusamente una domanda di giustizia intergenerazionale: come sopporteranno il carico debitorio italiano coloro appena nati o che dovranno nascere? Solo la scelleratezza culturale e antropologica.
Solo la scelleratezza culturale e antropologica di coloro che stimano ancora sopportabile il preoccupante decremento della natalità, può banalizzare la domanda, riducendola ad una eccessiva preoccupazione per il futuro. In realtà la questione non può essere circoscritta solo dalle implicanze economiche e giuridiche, ma è essenzialmente etica. Etica perché non è ipotizzabile di mettere in discussione il diritto alla vita, la migliore possibile e la titolarità di tale diritto solo per gli uomini e le donne oggi viventi, senza considerare quello, universale, di coloro che verranno? Questa non considerazione significa immaginare che l’umanità, per sua scelta, è destinata a finire, in forza di un assurdo convincimento che ciascun essere umano è responsabile verso se stesso e non nei riguardi di chi ancora non esiste. Etica perché è anche irrazionale pensare solo agli attuali viventi attraverso un irresponsabile e ulteriore indebitamento e sacrificare le future generazioni, comunque necessarie per la continuità esistenziale del genere umano. In epoca quasi recente il problema della continuità generazionale è stato posto, a livello planetario, anche per le allarmanti problematiche dell’ambiente e delle risorse di madre Terra. Papa Francesco con l’enciclica “Laudato sii” ha offerto a tutta l’umanità, distratta e già sofferente, un quadro completo, anche scientificamente, delle questioni ambientali e della non infinita disponibilità delle risorse, indicando con chiarezza le urgenti misure necessarie per evitare il disastro globale del Pianeta. D’altronde è innegabile la contraddizione nel riconoscere strumentalmente i diritti delle future generazioni solo per l’ambiente, scegliendo provvedimenti politici sbagliati sul piano complessivo delle condizioni economiche e sociali. È appena il caso, frattanto, di considerare che il debito pubblico attuale – come tutti i debiti pubblici nazionali – è anche debito privato in quanto non riguarda una generica ed astratta entità, lo Stato, ma i concreti cittadini, uomini e donne, che quel debito saranno, comunque, costretti a ripianare. Se questo è il quadro oggettivo della situazione italiana ed Europea attuale, perché non si parla chiaro al nostro “popolo” in nome del quale si parla a sproposito di cambiamento e di miglioramento delle condizioni di vita delle fasce più deboli: fino a quando si può vendere la patacca come autentico pezzo di collezione? Anche se si dovessero, in qualche modo, avvantaggiare gli attuali membri della comunità nazionale più svantaggiati, percorrendo l’irresponsabile vie dell’ulteriore indebitamento, questa prospettiva, a parte l’egoistica ricerca del consenso, non avrà respiro lungo per qualsiasi maggioranza di governo, in quanto non promuove lavoro e sviluppo complessivo.

di Gerardo Salvatore edito dal Quotidiano del Sud

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