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Giornata della disabilità: tanto è stato fatto, ma la piena inclusione è ancora lontana

di Egidio Leonardo Caruso

Oggi 3 Dicembre 2025 ricorre la Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità, istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1992, con l’intento di promuovere la piena inclusione, la tutela dei diritti e la valorizzazione della dignità delle persone con disabilità, in ogni ambito della società. Proprio in quell’occasione è stato chiesto ai paesi membri di impegnarsi nella definizione di un piano d’azione nazionale, regionale, internazionale focalizzato sullo sviluppo delle pari opportunità, la riabilitazione e la prevenzione delle disabilità. Proprio in quest’ottica, il Parlamento italiano vara la legge quadro intercompartimentale, meglio conosciuta come L.104/92 per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. Fra le principali finalità:
• Rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena realizzazione delle persone con disabilità, garantendogli pari dignità sociale e un’esistenza il più autonoma e indipendente possibile.
• Fornire interventi per la cura, la riabilitazione precoce e la fornitura di ausili necessari per trattare le menomazioni.
• Garantire il diritto all’istruzione a partire dall’istituzione della figura del docente di sostegno, l’integrazione lavorativa e sociale attraverso agevolazioni, permessi retribuiti e il diritto alla scelta di una sede di lavoro più vicina.
• L’eliminazione delle barriere architettoniche per garantire l’accessibilità a spazi pubblici, strutture sportive e servizi.

Nel rapporto sullo stato dei diritti in Italia “Persona e disabilità in Italia- Risultati anno 2023-24
In Italia ci sono 2,3 milioni di famiglie in cui vive almeno una persona con limitazioni gravi, inoltre il 28,7% delle famiglie con persone con disabilità, vive già in una condizione di deprivazione materiale, contro il 18% della media nazionale. A esporre le persone con disabilità e le loro famiglie a “un rischio di povertà più elevato”, concorrono principalmente le difficoltà nella partecipazione al mercato del lavoro, i costi aggiuntivi legati soprattutto ai bisogni di cura e di assistenza socio-sanitaria, e una protezione sociale insufficiente, nonostante sia indispensabile, visto che senza trasferimenti sociali il 71,2% delle persone con disabilità in Italia sarebbe a rischio povertà.
Nel rapporto Disabilità e povertà nelle famiglie italiane (2023) di CBM e Fondazione Zancan
Emerge il carattere pluridimensionale fra disabilità e povertà, correlata con le condizioni materiali di vita ma anche con le condizioni di isolamento sociale, con la carenza di relazioni amicali e familiari, con la difficoltà di accedere alle opportunità culturali, ricreative e di socializzazione e “alla persistenza di uno stigma sociale ancora significativo, che rende difficile e complessa la partecipazione alla vita sociale”. Le difficoltà economiche sono spesso accentuate da quelle occupazionali, che si collegano sia al mancato inserimento lavorativo delle persone con disabilità, sia alla mancata o fortemente penalizzata partecipazione al mercato del lavoro delle famiglie al cui interno vive una persona con disabilità, (con una bassa intensità lavorativa per il 38,4% contro il 9,1% delle altre famiglie), soprattutto per il familiare primariamente impegnato nel ruolo di caregiver che per lo più è donna.
Sono ben 8,5 milioni i caregiver familiari, che spesso rinunciano a spazi importanti della propria vita lavorativa, sociale, affettiva, per assistere e curare i propri cari.
Riguardo l’inclusione lavorativa invece, nonostante la L.68/99 (collocamento mirato), permane un “rilevante svantaggio”, con solo il 31,3% di occupati a fronte di una media nazionale del 57,8%. Lo svantaggio è ancora più netto per la componente femminile che vede occupato solo il 26,7% delle donne con disabilità, contro il 36,3% degli uomini.
Nella Relazione Annuale 2023 presentata dal Garante Regionale dei diritti delle persone con disabilità per la Campania, si evidenzia come: il 58,1% delle persone con disabilità grave si dichiara in cattive condizioni di salute, inoltre queste persone sperimentano molto spesso anche il ritardo con cui accedono alle cure, infatti il 21,3% delle persone con disabilità, lamenta questo problema (fonte: Rapporto Osservasalute 2021). Le famiglie di persone con disabilità si trovano a sostenere frequentemente costi per le cure, sono infatti il 79,2% quelle che affrontano spese mediche, il 91% quelle che acquistano medicinali e il 33,1% che affrontano spese per le cure dentistiche.
L’accesso ai servizi socio-sanitari è un autentico labirinto, secondo i dati diffusi da Cittadinanzattiva si ravvisa lo scarso coordinamento fra l’assistenza primaria e quella specialistica (62,9%), la mancata continuità assistenziale (53,6%), la carenza di integrazione tra aspetti clinici e socioassistenziali (37.1%), con un grande divario territoriale regionale fra Nord e Sud che ha performance inferiori al 32% Altro snodo critico è quello delle cure a domicilio: il 47,8% lamenta un numero di giorni o ore di assistenza erogati inadeguato; il 41,3% ha avuto difficoltà nella fase di attivazione/accesso, il 30,4% segnala che mancano alcune figure specialistiche e di assistenza.
Un altro grande tema non secondario è quello relativo alla mobilità, il diritto alla mobilità porta con sé quello all’autonomia, bisogna sottolineare che attualmente solo il 14,4% delle persone con disabilità si sposta con mezzi pubblici urbani, contro una media di tutta la popolazione del 25,5%.
Se consideriamo la situazione della nostra provincia e in con uno sguardo più ampio regione, vediamo come il diritto alla mobilità sia ancora lontano dall’essere realizzato. AIR Campania dispone di pochissimi, circa un paio di bus muniti di pedana attrezzata e stallo riservato ai passeggeri con disabilità, utilizzabili previa richiesta anticipata da parte dell’utenza, inoltre occorre segnalare come la nuova Autostazione di Grottaminarda, costata ben 11 milioni di euro di fondi pubblici e 13 anni di attesa, a distanza di quasi quattro anni dall’inaugurazione, risulti ancora priva di un ascensore funzionante che garantisca l’accesso alla struttura arrivando dal parcheggio sottostante principale via d’accesso, e l’unica al coperto per gli utenti con disabilità, inoltre le scale mobili esterne risultano al momento anch’esse non funzionanti.
Senza dimenticare più in generale l’abbattimento delle barriere architettoniche che ancora stenta a decollare, nei comuni, negli enti e nei locali pubblici spesso privi pesino del bagno riservato, se guardiamo alla città Capoluogo è grande l’impegno profuso dal M.I.D. Campania, che nel 2024 ha predisposto insieme al Comune un Protocollo di Intesa per la redazione ed approvazione di un Piano per l’Accessibilità Universale (Peba) in tutta la città, che prevede una serie di interventi mirati e condivisi funzionali alla piena inclusione di tutti i cittadini, anche rispetto ad un accesso adeguato alle attività commerciali ed ai servizi pubblici. Malgrado le azioni e gli sforzi compiuti da enti e associazioni, resta sempre attuale la cronica criticità legata alla sosta selvaggia sui parcheggi riservati, frutto di una deficienza culturale oltre che del più totale disinteresse verso i bisogni altrui, che porta coloro che compiono questi atti, a ritenersi immuni, intoccabili da certe problematiche, bisogna dunque impegnarsi sempre di più per favorire l’abbattimento delle barriere culturali e sociali ancora fortemente presenti. Tutti traguardi che possono essere raggiunti solo se tutti gli attori sociali coinvolti famiglie, enti, associazioni costruiscono una grande rete solidale e inclusiva, per realizzare un autentico e reale progetto di vita, affinché ciascuno per quel che gli compete faccia la propria parte, per far sì che le persone con disabilità non vivano in un mondo a parte, ma possano sentirsi parte del mondo.

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