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La narrazione del Sud nell’informazione tra stereotipi e pregiudizi

Il pregiudizio territoriale può annidarsi anche in una narrazione apparentemente neutra, nelle metafore utilizzate, nei confronti tra territori e nelle categorie con cui vengono interpretate le differenze tra Nord e Mezzogiorno. È il quadro che emerge dalla ricerca “L’informazione (s)corretta: giornalismo e narrazione del Sud tra stereotipi e pregiudizi”, promossa dal Sindacato unitario giornalisti della Campania (Sugc) insieme al Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, all’Istituto di Media e Giornalismo dell’Università della Svizzera italiana di Lugano e all’Osservatorio europeo di giornalismo.

La ricerca nasce da una domanda precisa: può la stampa contribuire a costruire e perpetuare un vero e proprio “archivio del pregiudizio” nei confronti del Mezzogiorno? Secondo quanto emerge dall’analisi, sì, ma attraverso meccanismi spesso meno evidenti della discriminazione esplicita. Gli stereotipi possono infatti riprodursi anche attraverso il linguaggio, le selezioni delle notizie, gli accostamenti e il modo di presentare determinate disuguaglianze come caratteristiche quasi naturali dei territori.

Un articolo su cinque con tono negativo

I numeri rappresentano uno degli elementi centrali dello studio. Nella prima fase della ricerca, relativa al periodo compreso tra il 1° febbraio e il 31 agosto 2020, sono stati analizzati 278 articoli: il 21% presentava un tono negativo nei confronti del Mezzogiorno. Il 54% è stato classificato come neutro, mentre il 25% come positivo.

Il dato, sottolineano gli autori della ricerca, non significa che ogni articolo dal tono negativo sia automaticamente pregiudiziale. Tuttavia, letto insieme all’analisi qualitativa, evidenzia la presenza di una quota significativa di narrazioni problematiche.

Particolarmente delicata è proprio la categoria del “neutro”: un registro formalmente corretto, infatti, non esclude la possibilità di riprodurre cornici narrative capaci di creare una gerarchia implicita tra territori.

Nord e Sud raccontati attraverso categorie differenti

Uno dei risultati più significativi riguarda l’associazione ricorrente del Mezzogiorno a una condizione di fragilità strutturale: difficoltà economiche, carenza di servizi, inefficienze, debolezza della governance, necessità di risorse pubbliche e minore capacità di sviluppo.

Al Nord vengono invece più frequentemente associate categorie come efficienza, produttività, innovazione, crescita e capacità di trainare l’economia nazionale.

È questa asimmetria a costruire, secondo la ricerca, una sorta di gerarchia narrativa: da una parte il territorio che produce, innova e traina; dall’altra quello chiamato a recuperare, ricevere sostegno e colmare un ritardo. Non servono necessariamente espressioni apertamente discriminatorie: la rappresentazione squilibrata può consolidarsi attraverso categorie ricorrenti e differenti utilizzate nel tempo.

Il divario raccontato come un destino

Tra gli aspetti più delicati evidenziati dalle interviste ai professionisti dell’informazione c’è la cosiddetta “naturalizzazione del divario”. Le differenze tra Nord e Sud vengono talvolta presentate come oggettive, storiche, geografiche o addirittura “ataviche”.

In questo modo, però, una disuguaglianza rischia di apparire non più come il risultato di precise dinamiche politiche, istituzionali ed economiche, ma come una condizione quasi inevitabile.

È un meccanismo particolarmente difficile da riconoscere proprio perché non passa necessariamente attraverso parole offensive. Può essere veicolato da una frase apparentemente oggettiva, da un confronto tra territori o da un modo consolidato di descrivere un servizio efficiente al Nord e uno deficitario al Sud.

Anche gli stereotipi positivi possono diventare una gabbia

La ricerca invita però a guardare anche all’altra faccia della medaglia. Non tutte le rappresentazioni stereotipate del Mezzogiorno sono negative.

Il Sud può essere raccontato come un territorio naturalmente resiliente, solidale, creativo e capace di trasformare le difficoltà in opportunità. Immagini positive che, tuttavia, possono diventare stereotipi quando attribuiscono a un intero territorio caratteristiche considerate quasi innate.

Cambia il segno della rappresentazione, ma non necessariamente il meccanismo di semplificazione.

La pandemia e l’inversione temporanea delle gerarchie

La pandemia ha rappresentato una parentesi significativa. Per un periodo, infatti, le gerarchie narrative consolidate sembrano essersi rovesciate.

Il sistema sanitario del Nord, e in particolare quello lombardo, è passato dall’essere raccontato come modello di efficienza a essere rappresentato come un sistema messo a dura prova dall’emergenza. Parallelamente, alcune realtà meridionali hanno ricevuto una rappresentazione più positiva per la capacità di prevenzione, per le misure adottate e per alcune eccellenze sanitarie.

Secondo la ricerca, però, questa inversione non si è consolidata: superata la fase più acuta dell’emergenza, le precedenti cornici narrative sono tornate a prevalere.

Le risorse come una competizione tra territori

Un altro elemento analizzato riguarda il modo in cui viene raccontata la distribuzione delle risorse. In alcuni casi, il rapporto tra Nord e Sud viene rappresentato come una competizione nella quale ciò che viene destinato a un territorio sembra necessariamente essere sottratto all’altro.

Una logica che rischia di trasformare il tema delle disuguaglianze territoriali in una contrapposizione, rafforzando l’immagine di un Paese diviso in cui il vantaggio di una parte coincide con la perdita dell’altra.

Quando lo stereotipo viene interiorizzato

Il fenomeno non riguarda soltanto il modo in cui il Mezzogiorno viene raccontato dall’esterno. Le interviste evidenziano anche la possibilità che alcuni giornalisti meridionali finiscano per interiorizzare categorie narrative dominanti, anche nel tentativo di non apparire “provinciali” o eccessivamente legati alla difesa del proprio territorio.

Lo stereotipo, dunque, può diventare una categoria professionale acquisita e riprodotta anche da chi vive e lavora nel Mezzogiorno.

La ricerca invita inoltre a superare la rigida contrapposizione Nord-Sud, ricordando che nessuna delle due aree rappresenta una realtà omogenea. Le differenze interne alle regioni, tra città, aree periferiche e territori interni, rischiano infatti di essere cancellate da una lettura eccessivamente binaria.

La responsabilità del giornalismo

Lo studio non mette sotto accusa il giornalismo italiano nel suo complesso e non sostiene che la stampa sia uniformemente ostile al Mezzogiorno. Il valore della ricerca sta piuttosto nel tentativo di misurare attraverso dati e analisi scientifica un fenomeno che altrimenti rischierebbe di rimanere confinato alle impressioni.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la ricerca della singola parola sbagliata, ma la struttura complessiva del racconto: quali territori vengono associati alla crescita e quali al ritardo? Quali differenze vengono spiegate e quali vengono semplicemente date per scontate? E quando una disuguaglianza viene raccontata come inevitabile, quanto spazio resta per interrogarsi sulle sue cause?

«Un’informazione più consapevole e accurata»

Sul tema intervengono Claudio Silvestri, segretario generale aggiunto della Fnsi, e Geppina Landolfo, segretaria del Sugc, che richiamano la responsabilità del giornalismo nella costruzione del senso comune e chiedono una riflessione sul cosiddetto razzismo territoriale, anche attraverso strumenti deontologici più stringenti.

Per Stefano Bory, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi del Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II, la ricerca consente di far emergere alcune tracce della persistenza degli stereotipi sul Mezzogiorno nel cosiddetto “subconscio giornalistico”, pur sottolineando che si tratta di una latenza non ancora scientificamente dimostrabile in modo definitivo.

Maria Cava, giornalista e project manager della ricerca, sintetizza invece l’obiettivo dello studio nella necessità di trasformare una percezione in dati e analisi scientifica: non un’informazione più benevola verso il Sud, ma un’informazione «più consapevole, più accurata e più capace di restituire la complessità della realtà».

Il progetto e i partner

La ricerca è stata promossa dal Sindacato unitario giornalisti della Campania (Sugc) in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Istituto di Media e Giornalismo dell’Università della Svizzera italiana e l’Osservatorio europeo di giornalismo.

Al progetto hanno inoltre partecipato Camera di Commercio di Napoli attraverso Si Impresa, Innovaway, Protom, Dac – Distretto Aerospaziale della Campania, Materias, P4M, Stress – Distretto Tecnologico per le Costruzioni Sostenibili, Tecno e Tds.

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