Venti persone, accusate di aver messo in commercio su tutto il territorio nazionale prodotti ittici sofisticati e pericolosi per la salute, dovranno comparire davanti al Gup del Tribunale di Trani per l’udienza preliminare. Tra gli imputati figurano sette residenti in provincia di Avellino, difesi dal collegio composto dagli avvocati Fabio Tulimiero, Raffaele Tecce, Orlando Sasso, Danilo Iacobacci, Nello Pizza, Domenico Carchia, Generoso Paolo Roca, Francesco Costanza e Maria Donatiello.
Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere finalizzata all’adulterazione di sostanze alimentari alla frode e al falso. L’inchiesta, coordinata dai carabinieri del Nas di Bari, ha portato nel 2023 a sequestri patrimoniali e misure cautelari. Coinvolti imprenditori e dipendenti di aziende ittiche di Bisceglie, una società di consulenza e un laboratorio d’analisi privato con sede ad Avellino.
Tutto parte da una serie di casi di intossicazione registrati in diverse regioni italiane, con pazienti finiti in terapia intensiva. Le intercettazioni raccolte dagli investigatori restituiscono il clima di quei mesi. In una conversazione del settembre 2021 una dipendente del centro di certificazione si dice angosciata per le persone colpite da malore, e osserva che l’assenza di vittime è dovuta solo al caso.
Le perquisizioni del maggio 2022 ricostruiscono il meccanismo che gli inquirenti attribuiscono agli indagati. Il tonno sarebbe stato trattato con additivi vietati dalla normativa sanitaria, usati per alterarne colore e aspetto e farlo passare per fresco. Una partita dello stesso pescato, fortemente deteriorata e con livelli elevati di istamina, sarebbe finita comunque sugli scaffali, con il rischio di provocare reazioni allergiche anche gravi. Agli atti risultano pure ingenti quantità di salmone scongelato vendute come fresco, e scarti o prodotti scaduti riutilizzati nelle preparazioni lavorate.Decisione ora nelle mani del Gup, chiamato a stabilire se gli elementi raccolti bastano per il rinvio a giudizio.


