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La scena più bella, a mio avviso, è stata vedere, nella tarda mattinata di ieri, i presidenti delle Regioni italiane e i gruppi parlamentari, tutti insieme, uscire dal Quirinale, soddisfatti dopo aver accertato la disponibilità del presidente Mattarella a continuare a guidare il Paese dal Colle più alto della politica italiana. Segno di unità, ma anche fine di giorni tormentati, di una tempesta molto intensa, per partiti allo sbando, senza accordo e senza una regia definita. La ricomposizione dei vertici istituzionali, Presidente della Repubblica e premier del Governo, consolida la stabilità e consente di portare a compimento i progetti di rilancio del sistema produttivo italiano già avviato con l’erogazione dei fondi europei con il Recovery fund. Tranquillizza, inoltre, anche l’Europa rimasta in attesa in queste ore del risultato elettorale. Rasserena i cittadini italiani, sbigottiti di fronte all’indecenza di uno spettacolo tragicomico offerto dai grandi elettori. Certo, nelle vicende di questi giorni non sono mancati elementi che meritano alcune riflessioni. Intanto la politica dei partiti esce sconfitta. Le forze politiche dovranno misurarsi con il cambiamento della geografia politica. Si sono sciolte, come la neve d’estate, le coalizioni. Di destra e di sinistra. La destra, che era partita lanciata in resta con l’intenzione di fare proprio il Quirinale, è crollata per i clamorosi errori fatti da Matteo Salvini. Una, cento, nessuna strategia credibile hanno segnato il suo percorso mettendo a rischio anche la sua leadership. Diversa la posizione di Fratelli d’Italia che ha perseguito con coerenza il progetto per andare ad elezioni anticipate. Per quanto attiene, a mio avviso, il ruolo svolto dal centrosinistra vi è da dire che esso ha avuto una posizione attendista, talvolta ambigua, ma che alla fine ha dovuto rinunciare all’obiettivo dichiarato di portare Mario Draghi al Quirinale. Già, Draghi. La sua autorevolezza non è stata messa in discussione. E’ da tutti riconosciuta. Non così le sue ambizioni. In realtà, in questa vicenda, in una prima fase il premier ha mantenuto le distanze dalle forze politiche, svolgendo il ruolo di osservatore. Poi, quando si è accorto che la sua partita per il Quirinale si andava allontanando, ha messo in campo tutte le sue energie cercando il dialogo con i leader politici per tessere la tela della ricomposizione degli equilibri esistenti. Ora cosa fatta, capo ha. Salvo ciò che accadrà nei partiti alle prese con le loro crisi di rappresentanza su cui dovranno fare i conti nel prossimo futuro. L’Italia dei fatti, che combatte quotidianamente questa tragica pandemia e altri problemi drammatici, in molti casi di sopravvivenza sociale ed economica, tira un respiro di sollievo e ringrazia ancora una volta Sergio Mattarella. Grazie Presidente.

di Gianni Festa

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