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Mentre in Italia, il 4 marzo, si svolgevano le votazioni, in Inghilterra si verificava un evento inquietante che sta avendo sviluppi paradossali. Mi riferisco al caso dell’ex spia russa Sergej Skripal e della figlia Yulia, vittime di un tentativo di avvelenamento con il gas nervino. Tutte le vicende che coinvolgono agenti segreti hanno un fondo torbido e rimandano a responsabilità di apparati militari che necessariamente rispondono ai rispettivi governi, salvo in Italia dove – com’è noto – quando i servizi delinquono è perché sono deviati.

Ciò è tanto più vero in questo caso perché si è fatto uso di un agente chimico sviluppato solo negli arsenali militari. E’ lecito sospettare che dietro questo attacco ci sia lo zampino dei servizi segreti della Russia, ma un sospetto non è neanche l’inizio di una prova. Per questo il discorso di Teresa May che il 12 marzo discutendo dell’accaduto in Parlamento, ha puntato il dito contro la Russia, rivolgendo addirittura a Putin un ultimatum di poche ore per discolparsi, per es. denunciando un furto della sostanza incriminata dai propri arsenali, è un fatto assolutamente inusitato nelle relazioni internazionali. Come inusitata è l’espulsione dei 23 diplomatici russi per ritorsione a fronte di una responsabilità che non è stata mai accertata.

Attacchi così brutali e diretti contro lo Stato “nemico” non si verificavano neppure negli anni più bui della guerra fredda. Ed è preoccupante che a questi attacchi siano seguite le prese di posizione congiunte da parte di Parigi, Berlino e Washington con accuse contro Putin e la Russia, basate solo sul sospetto, cioè sul nulla. Di analogo tono la presa di posizione della Nato, tesa a sottolineare il rischio «per la sicurezza mondiale» posto dalla potenza russa. Il segretario generale dell’Alleanza atlantica Jens Stoltenberg ha specificato che Skripal e la figlia sarebbero stati avvelenati «con un agente nervino di livello militare di una tipologia sviluppata dalla Russia».

Questa reazione finge di ignorare che dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica una parte degli arsenali militari è finita nelle mani delle nuove Repubbliche, se non addirittura di organizzazioni criminali e che la Russia ha aderito alla Convenzione internazionale per la messa al bando delle armi chimiche e la loro totale distruzione firmata a Parigi nel 1993 ed entrata in vigore nel 1998.

Questa convenzione ha dato luogo alla nascita della Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) che ha il compito di effettuare delle ispezioni e verificare la distruzione delle armi chimiche. A fronte di queste reazioni isteriche dei paesi occidentali, pilotate dall’Inghilter – ra di Teresa May, la reazione della Russia è stata pacata e ragionevole con la richiesta formale all’Onu, per bocca del vice ministro degli esteri Sergei Ryabkov di aprire «un’inchiesta urgente per individuare le cause che hanno determinato l’avvelenamento dell’ex colonnello dell’intelligence russa, Sergej Skripal». Richiesta rigettata da Londra. In realtà se c’è un’organizzazione internazionale che deve intervenire in questa vicenda –come richiesto dal leader laburista Corbyn – è l’OPAC, che ha la responsabilità di verificare che gli Stati abbiano distrutto tutti gli stock di armi chimiche.

Purtroppo Londra non è interessata al rafforzamento della sicurezza internazionale attraverso ulteriori accertamenti sulla disseminazione delle armi chimiche, ma sta giocando questa vicenda per fornire un alibi alla NATO e alle Cancellerie dei Paesi occidentali al fine di alimentare il riarmo e il confronto politico-militare con la Russia, intensificando il clima di guerra fredda già provocato dall’espansione ad est dei dispositivi militari della NATO.

In questo contesto è arrivata l’ultima provocazione del ministro degli esteri, Boris Johnson, che ha accostato Putin a Hitler per quanto riguarda l’uso propagandistico delle Olimpiadi. Anche nel 1999 Tony Blair paragonò Milosevic ad Hitler: quello che ne seguì fu la guerra. E’ questo un buon motivo per non seguire gli inglesi e rifiutare per tempo la nuova guerra fredda. Prima che sia troppo tardi.

di Domenico Gallo edito dal Quotidiano del Sud

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