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Guida alle Birre d’Italia 2027: Slow Food premia l’anima agricola di Serrocroce

MONTEVERDE – C’è un filo che lega ogni birra Serrocroce alla terra da cui nasce. Un filo fatto di stagioni, di campi coltivati, di raccolti attesi e di una visione che da oltre dieci anni guarda all’Irpinia non come semplice luogo di produzione, ma come origine di un racconto autentico.

È proprio questa filosofia ad aver conquistato la Guida alle Birre d’Italia 2027 di Slow Food Editore, presentata la scorsa settimana, a Brescia. Tra i 468 produttori censiti e le 2.825 etichette selezionate, il Birrificio Serrocroce si è distinto ottenendo il prestigioso Premio Filiera, oltre al riconoscimento di “Etichette Imperdibili” per le birre Granum e Monteverde.

Un risultato che racconta una storia fatta di coerenza, radici e coraggio imprenditoriale.

«Questo riconoscimento ci emoziona particolarmente perché premia ciò che siamo prima ancora di ciò che produciamo» afferma il fondatore e mastro birraio Vito Pagnotta. «Serrocroce nasce dalla convinzione che una birra possa raccontare un territorio esattamente come fa un grande vino. Per questo abbiamo scelto di partire dalla terra, di coltivare direttamente le nostre materie prime e di costruire una filiera che fosse realmente nostra, trasparente e identitaria».

In una provincia universalmente conosciuta per le sue eccellenze vitivinicole, Pagnotta ha saputo immaginare una strada diversa, ma ispirata agli stessi principi che hanno reso celebri le grandi cantine italiane.

«Vengo dall’enologia e ho avuto la fortuna di osservare da vicino i grandi interpreti del vino. Ho imparato che l’identità di un prodotto nasce prima di tutto dal suo luogo d’origine. Loro partono dalla vigna, noi partiamo dai cereali. Cambiano gli ingredienti, ma non la filosofia: custodire il territorio e trasformarlo in un’emozione da condividere».

È una visione che prende forma ogni giorno nei campi che circondano il birrificio, a Monteverde, uno dei borghi più belli d’Italia. Qui oltre trenta ettari vengono coltivati direttamente per produrre orzo, grani antichi e luppolo. Un lavoro che segue il ritmo della natura e che permette a Serrocroce di controllare ogni fase del processo produttivo, dal seme al bicchiere.

Non è un caso che Slow Food abbia scelto di assegnare proprio a Serrocroce il Premio Filiera. Dietro ogni bottiglia c’è infatti una scelta precisa: valorizzare le materie prime agricole come elemento identitario della birra italiana. Una strada che oggi appare sempre più attuale.

«Per molti anni la birra artigianale italiana ha trovato la propria originalità attraverso ingredienti territoriali come frutta, erbe o fiori. È stato un percorso importante e creativo, ma noi crediamo che la sfida più affascinante sia un’altra: caratterizzare le nostre birre utilizzando materie prime brassicole km0, cereali e luppolo in primo luogo. È un lavoro più complesso e meno immediatamente percepibile, ma è quello che può dare un’identità profonda e duratura alla birra italiana».

Le due “Etichette Imperdibili” assegnate a Granum e Monteverde rappresentano la sintesi di questo percorso.

Granum racconta il recupero e la valorizzazione dei grani antichi coltivati in azienda; Monteverde porta nel bicchiere il carattere di un territorio fatto di altitudine, biodiversità e tradizioni agricole. Due birre diverse, unite dalla stessa origine: l’Irpinia.

Oggi Serrocroce è considerata una delle realtà più rappresentative della produzione brassicola campana e nazionale. Un’azienda che ha scelto di restare in un piccolo comune dell’Alta Irpinia trasformando quella che per molti poteva apparire una periferia in un punto di riferimento per la birra agricola italiana.

«Ogni premio che riceviamo parla anche della nostra comunità» conclude Pagnotta. «Parla di Monteverde, delle persone che vivono questa terra e delle opportunità che le aree interne possono offrire quando si decide di investire nelle proprie radici. Se le nostre birre oggi viaggiano in tutta Italia è perché non hanno mai smesso di guardare verso casa».

 

Il Premio Filiera e le due Etichette Imperdibili della Guida alle Birre d’Italia 2027 certificano così un percorso che affonda le proprie radici nella terra e guarda al futuro della birra artigianale italiana con una convinzione semplice quanto ambiziosa: l’eccellenza nasce sempre da un luogo, da una comunità e da chi sceglie di custodirli ogni giorno.

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