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Franco Festa e Toni Iermano: in una città sempre più smarrita, ripartire da un’etica della responsabilità

Un appello forte alla responsabilità, a fare ciascuno la propria parte, a “non pensare che quanto di terribile accade nella nostra città non ci riguardi”. E’ il monito lanciato dallo scrittore Franco Festa e dal professore Toni Iermano nel corso del confronto al Palazzo del Loreto di Mercogliano su “Due commissari e una città”. Un dibattito tra riflessione e letteratura, che parte dai romanzi di Franco Festa e dai due commissari che si stagliano tra le pagine, Mario Melillo e Gabriele Matarazzo, per raccontare le contraddizioni della città. Un confronto impreziosito dall’annuncio della sua ultima creatura letteraria ‘La fine del gioco’. Iermano sceglie di partire, nella sua analisi, impreziosita dalle vibranti letture di Gennaro Saveriano, dal tempo “comune denominatore della narrativa di Franco Festa, un tempo velocissimo e infinito, che procura ferite, in una città che si fa campo di battaglia dei personaggi. Una narrativa etica che si snoda attraverso protagonisti che consegnano modelli esistenziali ma capaci anche di emozionare, come accade nel caso di Melillo e Matarazzo. E’ evidente che in Mario Melillo ritroviamo elementi autobiografici, a partire dalla ricerca di una spiegazione al caos imperante, al conflitto tra ragione e caso, che si spiega anche con la formazione di matematico dell’autore”. Un tema che si ricollega a quello della solitudine “Coloro che utilizzano la ragione per dipanare la matassa si imbattono nella condanna alla solitudine. Solitudine che diventa spazio di conoscenza di sè stessi”. Iermano mette in guardia dall’errore di considerare lo sguardo di Franco come nostalgico nei confronti dell’Avellino di una volta “la geografia della città finisce per essere sopraffatta dalle storie, sempre funzionale alla ragione narrativa. Dietro la stessa finalità politica c’è sempre una ragione esistenziale, che è la vera cifra letteraria”.

E’ Franco Festa a spiegare come nei primi romanzi “la ricerca del senso è prevalente, poi la ragione perde qualsiasi fiducia nella possibilità di trovare un senso e l’orrore diventa la dimensione della realtà, a partire dalla violenza quotidiana. E la scoperta più drammatica è che nessuno vuole fare i conti con ciò che accade, la tragedia, il delitto non sono mai stati consumati dai nostri figli”. E’ quindi Iermano a incalzare, ricordando come gli ultimi romanzi sono segnati dalla sofferenza dello sguardo “C’è la desolazione della realtà, il realismo che diventa sempre più crudo perchè finisce con l’assorbire la drammaticità della realtà. A prendere forma un modello educativo per ribadire che la realtà è più drammatica del nostro conformismo. Un conformismo che oggi è ridotto ad assuefazione al negativo, ad un’estraneità collettiva a ciò a cui si assiste”. Non ha dubbi Iermano “Non si può sfuggire al problema della contemporaneità, bisogna, piuttosto, ritrovare una soggettività critica che ci consenta di non abituarci all’orrore”. E’ quindi il questore di Avellino Pasquale Picone a porre l’accento sulla necessità di unire le forze per educare le nuove generazioni “Assistiamo ad una mercificazione del bene pubblico mentre è chiaro che l’impegno civico deve nascere prima dell’intervento dei Carabinieri. Dobbiamo lavorare insieme per costruire una società migliore, senza delegare agli altri e chiedere conto di quanto fatto a chi riveste una carica e a alla politica. Quando mi sono insediata ho capito che non potevo non partire dall’impegno nel migliorare la qualità dei servizi. Solo in questo modo avrei potuto contrastare il clientelismo”. Per ribadire che dobbiamo mantenere viva la speranza “ma questa speranza deve essere alimentata dai comportamenti”.

Di qui la necessità, ribadisce Iermano, di un’etica della responsabilità che deve accompagnare ogni cittadino “Dobbiamo prendere coscienza che qualsiasi cosa avviene, non può essere colpa della società ma è innanzitutto una responsabilità personale in una città che è sempre attraversata da un conformismo immorale, a causa dell’assenza di una borghesia capace di guidare la città”. Pone l’accento sulla capacità di Festa di costruire nei suoi romanzi, poliziotti che rovesciano i luoghi comuni “Sono uomini raffinati, capaci di gettare il loro sguardo su una realtà complessa, per comprendere che il vero elemento educativo è nella conoscenza”. Ricorda, inoltre, come continui siano gli echi e i riferimenti al ruolo centrale che riveste la scuola nella formazione “un ruolo che si sta perdendo, anche a causa del venir meno dell’alleanza tra scuola e famiglia”. Franco Festa ribadisce l’impegno quotidiano di tanti uomini e donne che continuano a svolgere il loro lavoro con dedizione ogni giorno “Anche questa è responsabilità civile. Oggi, sono sempre più convinto che queste persone non siano una minoranza ma facciano fatica a trovare un collante. Io stesso sono un disperato attivo”. Ammette di essere sempre partito nei suoi romanzi da episodi reali “Ho cercato di dare un senso a episodi che mi hanno sconvolto e continuano a sconvolgermi, a partire da una città che vorrebbe raccontarsi come il capoluogo delle feste e della leggerezza. Ma è chiaro che tutto ciò che succede nel capoluogo, riguarda ciascuno di noi”. Una città che, ci ricorda Iermano, è sempre più “sola senza nessuno che l’aiuti a rialzarla”

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Floriana Guerriero

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