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Iandoli (Fdi) a muso duro contro Rotondi e Genovese: “La loro proposta un grande imbroglio, irricevibile”

AVELLINO“Ho uno stile pacato, ma anche risoluto”: e infatti nel comizio di chiusura della campagna elettorale Modestino Iandoli (candidato sindaco della lista Fratelli d’Italia) c’è andato giù duro. E lo ha fatto non contro il centrosinistra, “che è il nostro diretto avversario, dal quale ci differenziamo per idee e valori, ma che rispettiamo per la coerenza”, ma contro “quelli che si dicono di centrodestra e poi vanno altrove”.

Non c’è bisogno che Iandoli li nomini, Gianfranco Rotondi e Rino Genovese, ma li descrive nei minimi particolari. Prima l’ex democristiano (poi passato con Forza Italia e, alle ultime Politiche, con Fdi): “C’è un parlamentare eletto grazie a noi, a Fratelli d’Italia, che ci voleva attirare in una trappola. Voleva portarci in una coalizione che tutto era fuorché il nuovo e il cambiamento. Ci voleva portare in un’alleanza dove c’è un pezzo consistente di chi ha portato il Comune di Avellino al disastro che è oggi sotto gli occhi di tutti. Riciclare l’esperienza della maggioranza uscente, che ha avuto responsabilità di governo, è il più grande imbroglio che si possa immaginare. Era una proposta irricevibile. Era solo una logica di mera sopravvivenza”.

Poi il giornalista Rai che guida la coalizione del Patto Civico: “La sua è una coalizione del civismo indistinto. Di chi vuole nascondere le proprie debolezze e le proprie incapacità. Vogliono impersonare il nuovo ma non hanno né una prospettiva né una visione. Abbiamo sentito la voce di queste persone, ma qual è il loro pensiero? Vogliono rifare le strade? La politica deve fare altro. E al cittadino avellinese che ha una visione di centrodestra non rimane allora che un solo voto utile, a noi, a Fratelli d’Italia”.

“Quando all’inizio di questa campagna elettorale si è paventata l’idea di fare un centrodestra ad Avellino, gli altri sono scappati. L’unico centrodestra politico è Fratelli d’Italia. Siamo gli unici che non hanno ammainato la bandiera. Se non avessimo fatto questa scelta anche a livello nazionale (qui il riferimento è al governo Draghi, ndr.) oggi non saremmo alla guida del governo. E noi qui ad Avellino stiamo facendo lo stesso percorso”.

“E’ il pensiero che determina l’azione. Noi siamo mossi dall’amore per questa città. Vogliamo riscoprire il valore che Avellino ha avuto nella storia della nostra nazione. Siamo la terra di De Sanctis, De Conciliis, Stanislao Mancini, Dorso: questa memoria è un patrimonio da cui ripartire. La cultura è l’unica leva che emancipa e rende liberi. Ad Avellino più che un cambiamento, serve un Rinascimento”.

La parola chiave per Iandoli è ‘merito’: “Non si va lontani se si continuano a cercare e a prendere scorciatoie. Il merito è l’unico metro per affermarsi nella vita. Se dovessi avere l’onore di indossare la fascia tricolore, porteremo al governo della città la nostra storia e la nostra coerenza. Lavoreremo per una città inclusiva e partecipata, dove i cittadini si sentano protagonisti. Questa è la città dove sono nato. Alla politica ho donato i miei anni più belli, la giovinezza, e ora metto a disposizione la mia esperienza. Crediamo di poter arrivare al ballottaggio, perché siamo chiamati a dare orgoglio a un’intera comunità”.

Insieme a Iandoli, sul palco allestito in piazzetta Biagio Agnes, anche la presidente provinciale del partito, Ines Fruncillo, che è anche candidata per Fdi alle Europee: “Noi crediamo in un’Europa che guardi alle persone e che le tuteli, mentre da 30 anni il parlamento europeo è guidato da un Pse che sta rubando il futuro dei nostri figli. Se voi ci darete la forza, noi metteremo il Pse all’opposizione. Io faccio parte di una generazione che ad Avellino non esiste più. Mortificata da una Regione immobilizzata da un reuccio che vuole comandare. Noi con il voto dell’8 e del 9 giugno gli mandiamo un preavviso di sfratto. Basta con le mancette elettorali. Noi vogliamo rimettere al centro dell’agenda europea le istanze dell’Italia e delle sue aree interne. Noi abbiamo il coraggio di non mollare mai”.

Tra il pubblico che nel frattempo ha riempito la piazzetta, anche Cosimo Sibilia. L’ex esponente di Forza Italia è stato tra i primi ad arrivare al comizio, quando ancora stavano smantellando il palco del precedente comizio dell’altro candidato a sindaco, Antonio Gengaro. Quando quest’ultimo ha terminato il discorso, dagli altoparlanti è stata sparata a tutto volume la colonna sonora di molte campagne elettorali del centrosinistra (“La canzone popolare”), poi, mentre si smontavano le bandiere del Pd e dei suoi alleati, il deejay aveva messo “Sogna ragazzo sogna” di Roberto Vecchioni, con una qualche rimostranza e insofferenza da parte del nuovo pubblico che stava arrivando in piazzetta per assistere al comizio di Iandoli. Ma poi sono arrivati gli organizzatori di Fratelli d’Italia e hanno portato nuovi brani: le ultime note di Vecchioni sono sfumate e si è iniziata a sentire la voce roca di Rino Gaetano (“Il cielo è sempre più blu”). Gli insofferenti di prima hanno allora espresso un sonoro sospiro di sollievo. Dopo Rino Gaetano si sono sentiti Ligabue, Vasco Rossi e Lucio Battisti. Poi, prima di dare ufficialmente il via al comizio, l’inno d’Italia, cantato insieme ai presenti. La musica era decisamente cambiata.

 

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