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Negli anni sessanta fu coniato l’appellativo di “rieccolo” per Amintore Fanfani, uno dei due cavalli di razza della DC (l’altro era Aldo Moro), estensore del primo articolo della Costituzione, più volte capo del governo, ministro, Presidente del Senato, per la sua abilità di ritornare sulla scena politica dopo cocenti sconfitte. Nel 1959, a seguito della scissione della sua corrente e alla nascita dei “dorotei, contrari all’apertura a sinistra, fu costretto a dimettersi da Presidente del Governo e da segretario del partito.

Tornò alla grande l’anno successivo ottenendo un grande successo nel congresso del partito e fu incaricato di formare il suo terzo governo. Ne avrebbe formato in seguito altri quattro. Il “rieccolo” gli calzava, quindi, a pennello. La similitudine con Berlusconi appare evidente dopo che la più insulsa e deleteria, oltre ché cinica, legge elettorale lo ha fatto tornare in ballo. A Berlusconi non è apparso vero che avrebbero potuto fargli una legge a sua misura essendo note a tutti le sue scarse attitudini di statista ma le sue immense capacità di affabulatore, di federatore e di inventore della politica prodotto commerciale da piazzare sul mercato con la tecnica del marketing. Riuscì a mettere insieme, con i trucchi del prestigiatore, Bossi e Fini, ed ora si accinge a fare lo stesso con Salvini e Meloni, dai quali è lontano mille miglia: “quisquilie” avrebbe detto Silvio Gava, un altro grande (!?) della prima Repubblica nel modo in cui si intende e di analizza la politica oggi. Conseguenza di tanta insipienza in una legge elettorale che prevede coalizioni fasulle è che ci accingiamo a fare una campagna elettorale all’insegna del populismo e di chi le spara più grosse: dentiere agli anziani, pensioni di mille euro al mese, cure veterinarie per i barboncini, tassa unica, estensione degli 80 euro a tutti, reddito di cittadinanza di mille euro al mese (superiore al salario medio dei precari!), ponte sullo stretto e chi più ne ha più ne metta. L’Italia, checché ne dicano i politici che maneggiano a loro piacimento i dati statistici che gli fanno comodo con la complicità o l’indifferenza di giornalisti, opinionisti o conduttori televisivi, si è avviata da tempo verso una crisi che sembra irreversibile e ad uscire dai paesi ricchi, svendendo le sue industrie, e da quelli civili, abolendo lo stato sociale e rinunciando alla solidarietà e ad una equa redistribuzione della ricchezza, e marcia speditamente verso il sottosviluppo e l’emarginazione. Gli ultimi dati statistici sull’ aumento della povertà confermano la deriva: 10,5 milioni di poveri su 75 milioni di abitanti, e 18 milioni sulla soglia della povertà. La povertà assoluta si è triplicata negli ultimi 10 anni passando dal 2,9% del 2006 al 7,9% del 2016). Il reddito di inclusione è un pannicello caldo che copre meno di un quinto dei poveri esistenti. Se non si inverte il senso di uno sviluppo equo e di nuova valorizzazione del lavoro e delle persone, non si va da nessuna parte. Di queste cose si dovrebbe parlare nella campagna elettorale invece delle solite fanfaronate, possibili solo perché gli elettori sono stati scippati del diritto di scegliersi i loro rappresentanti al Parlamento, anch’esso scippato (vedi, da ultimo, le otto fiducie al Rosatellum) della funzione di legiferare. Siamo, invece, ancora a magnificare Berlusconi, pregiudicato per reati contro lo Stato, che è stato costretto dall’Europa e dai mercati e non, invece, da una rivolta popolare, ad abbandonare palazzo Chigi dalla porta di servizio e che si appresta ancora a dare le carte. Peraltro è in buona compagnia di un Salvini, una Meloni, un Di Maio che, nella prima repubblica, avrebbero al massimo occupato poltrone di quarta, quinta fila. Renzi al loro confronto sembra un gigante anche se è lontano mille miglia dal poter essere considerato uno statista. Ma di “rieccoli” ne stanno venendo fuori altri, detriti della prima Repubblica, da Mastella a De Mita, a Cirino Pomicino, a Casini. Siamo messi davvero male se un Salvini fa proseliti perfino in Irpinia e Mastella continua a considerare il sud come una proprietà (sua e del centro destra!). Sarà una campagna elettorale deprimente!

di Nino Lanzetta edito dal Quotidinano del Sud

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