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Il bar del paese, non solo aggregazione ma spazio dove si costruisce la comunità

di Virgilio Iandiorio

Mi ritorna in mente una simpatica boutade di Renzo Arbore, che in uno spettacolo televisivo di molto tempo fa, alla sua maniera, improvvisò questa simpatica etimologia del verbo napoletano “sbariare“: andare di bar in bar, cioè passare da un bar all’altro.

In effetti  “sbariare“, nel  dialetto campano in genere, sta a significare distrarsi da un impegno, da un’attività, distogliersi  da qualcosa. Bisogna anche aggiungere che “sbariare co a capo” vuol dire anche farneticare, dire cose a sproposito o a vanvera.

Il collegamento, metaforicamente parlando,  del verbo “sbariare” con il bar, non è poi tanto azzardato. Si pensi un poco alla vita quotidiana nei nostri paesi: andare al bar (o come si diceva una volta, al caffè) è un modo per sottrarsi, anche momentaneamente, alla routine dello stare in casa. Per molte persone è quasi un bisogno a cui non ci si può sottrarre.

Dopo il terremoto del 1980 sono stati costruiti nei nostri paesi dei centri sociali o di comunità. L’idea era quella di creare dei luoghi dove la gente del paese quotidianamente  potesse incontrarsi. Oggi possiamo dire,  dopo più di quarant’anni da quella calamità, che l’utilizzo di questi centri  è a dir poco sporadico. I luoghi, nei nostri paesi continuano ad essere quelli  della tradizione. E i bar rimangono i punti di riferimento per la vita sociale come nel passato i caffè o le cantine.  L’antropologo francese Marc Augé  fu il primo ad usare l’espressione  non luogo per indicare  luogo privo di un’identità, senza un rapporto associativo.

Ogni bar del paese ha il suo territorio di competenza. Anche se non hanno legami di amicizia, i clienti si riconoscono,  sanno di far parte di “un luogo“. E quando uno di questi esercizi pubblici dovesse chiudere,  essi trovano difficoltà a frequentarne un altro.  Sembra quasi uno sconfinare in altro territorio, il che vuol dire sempre attirarsi addosso qualche diffidenza; soprattutto se la linea di demarcazione ha un significato politico amministrativo, come accade nei piccoli centri.

Le donne bariste ci sono state e ci sono nei nostri paesi, come pure le donne che entrino in un bar per acquistare un dolce; ma i bar in genere  sono luoghi  maschili o “maschilisti”. Altro che pari opportunità!  Una donna al bar va a comprare un gelato, una pasta… e poi subito via.

Nessun pregiudizio! ma le donne nel bar si sentono come spaesate.

 

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