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Il canto dell’essenziale: l’eredità di San Francesco

A rileggere la figura del Santo di Assisi il giudice Iannarone nel Salone delle Arti di Manocalzati

Rosa Bianco

Un recital può essere un evento. Raramente, però, diventa un’esperienza che scava, interroga e trasforma. È quanto accaduto il 10 aprile nella Sala delle Arti di Manocalzati, dove l’Associazione musicale Igor Stravinsky ha dato vita a un momento di alta cultura e profonda interiorità: “Alla ricerca del Canto perduto… la Poesia del Cantico di Frate Sole”.

Con la direzione artistica del Maestro Nadia Testa, il Recital del magistrato Gennaro Iannarone si è configurato come un attraversamento spirituale, prima ancora che artistico. Non una semplice restituzione letteraria, ma una vera immersione nella parola viva di San Francesco d’Assisi, nel segno dell’ottavo centenario della sua memoria.

Il giullare di Dio e la rivoluzione della semplicità

Iannarone ha saputo cogliere uno degli aspetti più luminosi e, insieme, più radicali della figura francescana: Francesco come “giullare di Dio”. Nato simbolicamente in una terra di giullari come la Provenza, egli trasforma il linguaggio della leggerezza in strumento di verità. Non è un caso che scelga il dialetto tosco-umbro, lingua viva e popolare, per esprimere il suo vertice poetico: il Cantico delle Creature, composto verso la fine della vita, quando la visione si fa essenziale, spogliata di ogni ornamento.

Qui risiede la genialità del Santo: un pensiero che non si eleva distaccandosi dalla terra, ma che, al contrario, la abbraccia fino in fondo. Se Cristo è il cielo che si fa carne, Francesco è la carne che si fa canto del creato. In lui, tutto è sulla terra — e proprio per questo tutto si apre all’infinito.

I cardini: povertà e Vangelo

Il recital ha restituito con chiarezza i due pilastri della visione francescana: Madonna Povertà e il Vangelo. Non come concetti astratti, ma come scelte concrete, radicali, vissute. La povertà non è privazione, ma libertà; il Vangelo non è dottrina, ma esperienza incarnata.

Attorno a questa scelta si raccolgono gli amici di Francesco — Bernardo, Pietro Cattani (giureconsulto), Egidio (contadino), Silvestro (prete), Pietro Longo — fino a formare una comunità di undici discepoli. Un numero che, evocando quello evangelico, suggerisce una fraternità imperfetta, umana, e proprio per questo autentica.

Il Cantico: parola originaria, respiro universale

Nel cuore della serata, il Cantico delle Creature è emerso non solo come testo, ma come esperienza. Una parola che nasce quando il linguaggio si avvicina al silenzio, quando l’uomo riconosce di essere parte di un tutto. Il pubblico è stato condotto in una dimensione in cui il tempo si sospende e la bellezza si rivela come verità.

Il gesto finale: il Tau come direzione

Ma è nel gesto conclusivo che il recital ha trovato la sua sintesi più alta. Il dono del Tau — la croce francescana per eccellenza — accompagnato da una pergamena recante il Cantico nella sua forma più antica, ha trasformato l’evento in eredità.

Il Tau, segno essenziale, richiama la nudità evangelica, l’invito a spogliarsi del superfluo. La pergamena custodisce la memoria viva della parola. Insieme, non sono oggetti, ma una chiamata: a vivere ciò che si è ascoltato.

La delicatezza inattesa del Tau, realizzato dalla moglie Anna Iannaccone in forma di dolce, ha aggiunto un ulteriore livello di senso: la spiritualità che si fa concreta, la contemplazione che si apre alla convivialità, il simbolo che diventa esperienza condivisa.

Oltre la giustizia, la profondità dell’umano

In questo gesto si coglie forse il tratto più sorprendente della figura di Gennaro Iannarone: un magistrato che, al termine di un percorso di parola e pensiero, sceglie di donare non solo un segno, ma una direzione. È un richiamo potente: la giustizia più alta non si esaurisce nella legge, ma si compie nella profondità dell’umano.

Così, in quel Tau e in quella pergamena, si è racchiuso tutto: la semplicità che illumina, la memoria che orienta, e la grazia di un incontro che non si conclude, ma continua a risuonare — silenzioso e tenace — nel tempo interiore di chi ha saputo ascoltare.

 

 

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