Incredibile, ma vero. Da anni questa testata porta avanti nel segno della legalità una giusta rivendicazione sul problema dell’acqua pubblica. In questo tempo il rischio della privatizzazione è stato sempre dietro l’angolo. Ora è imminente. Spieghiamo i fatti. L’Alto Calore fu voluto da Fiorentino Sullo il grande statista irpino, troppo spesso dimenticato, ritenendo che la risorsa acqua che abbondava in Irpinia potesse essere “oro bianco” per fare uscire la provincia dalla sua crisi endemica e rompere l’isolamento territoriale. Bisognerebbe andare alla radice del problema per comprendere la differenza tra le motivazioni della nascita dell’allora consorzio e gli anni successivi all’insegna degli sprechi, le ruberie, le tangenti e quanto altro che hanno fatto sì che oggi l’Alto Calore naviga in un mare tempestoso. Fino al rischio che quella che era la più grande fabbrica irpina del clientelismo, del trasformismo è stata condotta verso il fallimento. Che speriamo non avvenga. La grande amarezza è che a tanto si è giunti attraverso continui scippi che hanno trovato una congiura vergognosa organizzata dal ceto politico irpino.
Veniamo all’oggi. Dopo tante peripezie da alcuni mesi il presidente della Regione Roberto Fico a curare il grande malato ha inviato un dirigente di moralità specchiata, di assoluta capacità nella gestione amministrativa e con lo sguardo, fin dal primo giorno dell’insediamento, pronto a salvare l’ente. La De Felice, questo il nome dell’attuale presidente dell’Alto Calore, ha messo in atto una politica di rigore, operando anche la rimozione di chi si trovava nella condizione di stare con due piedi in una scarpa. Non solo. Ha fatto un programma di risanamento dell’Alto Calore pagando le prime tranche ai maggiori debitori, determinando condizioni che conducono alla salvezza dell’ente. Ha avuto coraggio, come si legge in un suo documento diffuso in occasione dell’approvazione del bilancio. Non ha risparmiato nessuno dei traditori nel tempio.
E qui siamo giunti agli ultimi fatti. Il presidente dell’ l’Eic (Ente Idrico Campano), sindaco di Montemarano ha convocato un’assemblea dei sindaci per confrontarsi sul tema dell’acqua pubblica o privata. Sarà pure una coincidenza ma per il 24 settembre è attesa una decisione del tribunale sul futuro dell’Alto Calore. Perchè tanta solerzia? Qualcuno ritiene che sia proprio la malapolitica regista di un’operazione di espropriazione dell’ente e, guarda caso, proprio mente è in corso un’operazione molto credibile di risanamento.
Quando si dice tutto è politico. Il Pd irpino tace. Su un tema di grande rilevanza come quello dell’acqua pubblica tace. E tace anche il Movimento Cinque Stelle che ha perso la voce. Sembra proprio un silenzio sospetto. Probabilmente si tace per convenienza come fanno nel centrodestra. In questo ultimo caso sembra concretizzarsi la strategia dell’egemonizzare i posti di potere, vedi Provincia. E questo sta avvenendo molto spesso, grazie al supporto di esponenti del campo largo, doppiogiochisti che in nome della loro appartenenza intascano consulenze e si rendono benemeriti con gli avversari. E così quell’Irpinia nota per pane e buona politica sta scrivendo pagine di disonore con scippi e azioni di immoralità. Nell’agguato del silenzio prosperano i comitati di affari mentre non c’è neanche l’indignazione di chi per motivi diversi si comporta come le tre scimmiette famose.



