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Il conflitto arabo-israeliano, dalle violenze ai danni di un popolo alla ricerca di soluzioni realistiche

di Virgilio Iandiorio

Nel mio “piacevole passatempo” di scrivere per i giornali quotidiani e periodici, senza finalità di carriera, ma solo per il piacere di comunicare qualcosa che si sente dentro, ho avuto due infortuni, meglio chiamarli censure.

Il primo, quando scrissi un’intervista “impossibile” su un periodico di una Congregazione Monastica Femminile, dicendo quello che pensavo di un commissariamento dell’Ordine imposto dall’alto della gerarchia vaticana. L’articolo non venne pubblicato.

Il secondo, quando mandai ad Amazon, come di solito faccio per i libri acquistati presso questa azienda di commercio elettronico, la recensione del romanzo di Lina Kostenko Journal d’ un fou UKrainien, pubblicato nel 2022, che anticipa quasi i tragici eventi dei nostri giorni. Dalla redazione, che cura la rubrica, mi scrissero che non potevano pubblicare la recensione perché essa non rispettava le disposizioni dell’azienda in merito alla pubblicazione di questo genere di articoli. Avevo chiamato invasione della Russia, la guerra in atto con l’Ucraina, e non operazione speciale.

Nelle corse ciclistiche, i corridori stanno molto attenti a non andare contro vento. C’è il rischio del rallentamento della marcia, ma anche quello di cadere per terra travolti dalla bufera. Marciare contro vento è un poco come dire qualcosa che contrasti con il furore della piazza. Come Renzo de I Promessi Sposi che rischiò di essere linciato dalla folla inferocita, che l’aveva scambiato per untore, perché aveva indugiato nel bussare al portone tenendo a lungo in mano il martelletto,

Prendiamo la situazione in terra di Palestina. Tutti addosso agli Ebrei. Se provi a dire qualche cosa che non rispecchi i canoni della protesta ufficiale contro Israele, espressa in ogni angolo della terra, se ti va bene sei considerato un “sionista”, in senso offensivo.

Io cerco di informarmi per sapere quale potrebbe essere la soluzione del conflitto in atto. Leggo solo di proteste contro Israele. Tante bandiere, tanti slogan, tante cittadinanze onorarie e titoli di merito a chi più alza la voce contro Israele. Nessuno ti dice che cosa realisticamente bisogna fare, Non vorrei sembrare troppo ingenuo: forse si vuole che gli Ebrei di Israele  vadano in giro per il mondo  a trovare una dimora, come cominciarono a fare or sono quasi duemila anni fa? Oppure debbono rimanere in Palestina come dei semplici affittuari e pagare il canone al proprietario delle case e dei terreni?

Non credo che quello che sta accadendo sia nel segno dell’inclusione e dell’accoglimento. Eppure verrà un giorno in cui “ Un popolo non alzerà più la spada/ contro un altro popolo/ non si eserciteranno più/ nell’arte della guerra” (Isaia 2,4). Questo è auspicato da tutti gli uomini di buona volontà.

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