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Il diritto al cibo e la globalità

 

Una delle ragioni per cui la cultura occidentale è in affanno è certamente costituita dalla memoria corta, cioè dalla facile dimenticanza dei contenuti importanti di progetti significativi. Un esempio eclatante di tale fenomeno è costituito dalla "Carta di Milano". Il 27 aprile 2015, pochi giorni prima dell’apertura di Expo, veniva presentato un manifesto che si proponeva di essere un percorso, concreto e attuabile, sul tema del diritto al cibo e sulla salvaguardia dell’ambiente. Il 16 ottobre successivo la carta è stata consegnata al segretario dell’Onu Ban Ki Moon, con un allegato contenente i contributi tematici provenienti dal mondo dell’editoria e dall’associazionismo solidaristico. L’esplosione del magma terroristico e la complessità delle emergenze globali incombenti sulla COP 21 di Parigi, ci obbligano a porci la domanda sul che ne sarà di questo documento che rappresenta forse la più importante eredità di Expo. Salvatore Veca, già presidente della Fondazione Feltrinelli, docente di Filosofia Politica all’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia, è stato curatore scientifico della Carta di Milano. L’illustre filosofo ha recentemente sottolineato la responsabilità intellettuale, scientifica e civile del documento stesso e la grande attenzione da parte della Fao e, conseguentemente dell’Onu. In realtà la Carta di Milano è un documento di cittadinanza globale che ha bisogno della massima condivisione possibile, promuovendo un indispensabile abbandono degli egoismi individuali o collettivi, presenti all’interno del modello di sviluppo dei paesi più progrediti. Lo spirito animatore di fondo della Carta è la consapevolezza che il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale. Diritto umano, fondamentale, giova sottolinearlo, perché la non soddisfazione di tale diritto non consente il conseguimento di alcun altro diritto. La Enciclica "Laudato sii" di Papa Francesco configura questo diritto come una chiave di volta dell’enciclica stessa quando viene trattata la destinazione dei beni della Terra: "Oggi credenti e non credenti sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti". Non casualmente Papa Francesco ha parlato di "ecologia integrale" recuperando l’aspetto sociale del concetto. Ma cosa può accadere dopo l’Expo? È consapevolezza diffusa che la prospettiva fondamentale dell’impegno globale sta nel convincimento che la terra non l’abbiamo ricevuta in eredità dai nostri padri, ma l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli. Nella Carta di Milano, viene per due volte, richiamato il concetto di "dignità umana", nel preambolo e nella Conclusione: è il tema prevalente dell’enciclica. Il diritto al cibo, il diritto all’acqua, l’accesso all’energia, sono diritti fondamentali, sono esigenze certamente soddisfatte dalla crescita di coloro che donano e vivono la relazione del dono, recuperando il concetto che i bisogni spesso non sono solo materiali, ma anche umani e spirituali. È una realtà positiva soprattutto nel mondo dell’associazionismo, nella dimensione dell’economia civile c’è molto impegno affinché tutto si tramuti in dono. Sembra facile, in realtà è difficilissimo donare, perché vi sono vincoli normativi e leggi che rendono molto arduo, ciò che è semplice. Questo tema del dono può diventare un’arma fortissima per rendere più decente la nostra convivenza e per dare un senso autentico, per chi ha il dono della fede, all’attuale periodo dell’avvento, tempo di attesa e di speranza nel sempre più buio tunnel della globalità che viviamo.

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