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Il Governo e il richiamo al popolo 

Mai, come in questi mesi di governo giallo verde, la parola “popolo” è tirata tanto in ballo! La manovra del popolo, il movimento del popolo, la Costituzione del popolo, il popolo contro le Istituzioni. E’ ricomparso perfino il balcone, stavolta di palazzo Chigi, per riprendere un filo diretto con il proprio “popolo” e per festeggiare ed arringare i penta stellati, per la verità pochi, che stavano in piazza con i loro vessilli e che costituiscono per i nuovi dioscuri il popolo.
E’ questo il popolo? Secondo il dizionario Treccani “Popolo è il complesso degli individui di uno stesso paese che, avendo origini comuni, lingua, tradizioni religiose e culturali, istituti, leggi e ordinamenti comuni, sono costituiti in collettività etnica e nazionale …” E’, cioè, il complesso dei cittadini (di tutti i cittadini) ai quali sono attribuiti i diritti di cittadinanza dello Stato, che –secondo un qualsiasi manuale di diritto costituzionale- è un soggetto che in un determinato territorio, in una posizione di supremazia (sovranità) è destinato a regolare la vita in comune di coloro che sono avvinti ad esso dal vincolo della cittadinanza e nel loro insieme costituiscono il popolo, al quale appartiene la sovranità, “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (art. 1). Cioè nelle aule parlamentari. In conclusione il popolo è costituito da tutti i cittadini, anche gli stranieri con cittadinanza, nella loro diversità, preso nel suo insieme, nella pluralità di pensiero, di espressione di religione di cultura e che si esprime nei modi previsti dalla legge e non dai sondaggi, dalle interviste per strada, o dalle adunanze nelle piazze o, peggio, sotto i balconi, ieri quello di Palazzo Venezia, oggi di Palazzo Chigi, se non fosse blasfemo paragonare il pur modesto Giggino al duce del quale non ha le vesti e non è in grado di prenderne le mosse, sapendo che il vero pericolo si cela altrove. Per i Dioscuri il popolo è quello del Web che segue e si esprime attraverso i social; è la folla che si accalca ai loro comizi che viene titillata senza alcuna tolleranza per gli altri, rispetto del pluralismo, per i diversi; diritto delle minoranze e degli organi dello Stato. Il populismo per Salvini e Di Maio non è l’attitudine ad ascoltare i bisogni della gente e cercarne le soluzioni, ma è una ideologia basata sul potere pervasivo del Web, che si accarezza con una campagna di disinformazione totale e di colossali bugie e con promesse di cambiamento sfruttando contraddizioni, disagi e intolleranze, che pure esistono, e che servono ad aumentare la xenofobia. Ieri è stato il terreno di cultura dei dittatori, da Mussolini, a Hitler e Stalin, oggi dell’autoritarismo dei Putin, Trump, Erdogan, Orban, Maduro. Il nesso pericoloso, che può portare ad un dissolvimento della democrazia parlamentare e liberale è il presunto colloquio diretto con il popolo del quale si devono realizzare comunque e ad ogni costo i suoi desiderata anche violando principi giuridici, economici, di compatibilità finanziaria, di accordi internazionale e quant’altro previsto da una sana e corretta gestione dello Stato. E’ la folla, quella delle adunanze oceaniche di ieri o quella di oggi del Web al quale si dedica molto più tempo di quello dedicato agli affari di stato. “Alla folla non devi badare, né quando è piccola, né quando è grande, perché come si aggrega, così si disperde” raccomandava il saggio Fiorentino Sullo al giovane allievo Gianfranco Rotondi. Altri tempi ed altre figure morali e culturali. Oggi per quelli che ragionano di politica come se fossero ancora al bar sport, sarebbero dei “rosiconi” dei “gufi” degli “intellettuali da strapazzo” dei sorpassati. Eppure, a pensarci bene, la folla non è affatto cambiata nella sua perenne mutabilità. E’ sempre quella che ieri applaudiva Renzi che voleva rottamare il passato ed elargiva gli ottanta euro e che oggi gli ha voltato irrimediabilmente le spalle e che l’altro ieri si spellava le mani adorante in piazza Venezia nell’applaudire il duce che con mimica facciale, gesti plateali e domande e risposte retoriche, magnificava le “magnifiche sorti e progressive” dell’Impero, emanava le leggi razziali e dichiarava guerra all’Inghilterra ed alla Francia e che, solo pochi anni dopo, infieriva incivilmente sul suo corpo senza vita in piazzale Loreto. La storia dovrebbe pure insegnare qualcosa a quelli che vorrebbero diventare governanti! “Alla folla non devi badare!”. Invece è tutta un’altra musica!

di Nino Lanzetta edito dal Quotidiano del Sud

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