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Il Lampione della Cantonata, Perna: giustizia riparativa, ascolto e dialogo per andare al di là della logica del castigo

Nasce dalla volontà di portare avanti l’impegno nel campo della giustizia riparativa sul territorio di Avellino e provincia l’associazione “Il Lampione della Cantonata”, presentata questa mattina al Carcere Borbonico. Un impegno scaturito dall’azione portata avanti dal centro di mediazione dei conflitti e aiuto alle vittime di reato, già attivo dal 2022 presso la Caserma Litto di Corso Vittorio Emanuele.

A illustrare la nuova sfida Giovanna Perna, avvocato penalista “Vogliamo dare forma a un’esperienza concreta, radicata nei territori, sperimentata con successo anche nelle carceri della provincia, capace di coniugare ascolto, giustizia riparativa e promozione del dialogo come strumenti di pacificazione sociale. Attraverso l’associazione vogliamo rafforzare l’impegno nella risoluzione di conflitti in maniera alternativa a quella tradizionale. L’obiettivo è superare la logica sterile del castigo per una visione costruttiva della corresponsabilità. Vogliamo affiancare alla giustizia della bilancia e della spada quella dell’ago e del filo”, richiamando le parole significative di Agnese Moro”. L’incontro è stato anche l’occasione per illustrare il percorso portato avanti in alcune realtà del territorio ed istituti penitenziari.

Perna ha ribadito come cuore dell’impegno dell’associazione sia il rispetto della dignità della persona oltre l’errore commesso poichè  “La persona che ha sbagliato non è il reato che ha commesso”- Di qui il ricorso a pratiche di comunicazione non violenta, come ha sottolineato la dirigente scolastica Mirella Napodano, alla guida di Amica Sofia, promotrice del metodo della filosofia dialogica, che ha partecipato al confronto insieme a rappresentanti di istituzioni e associazioni, presenti tra gli altri il vescovo di Sant’Angelo dei Lombardi Pasquale Cascio, delegato della pastorale carceraria per la Conferenza Episcopale, l’avvocato Francesco Urraro, il presidente della Provincia Rizieri Buonopane, il direttore della Caritas di Avellino Antonio D’Orta, il Garante Provinciale dei detenuti Carlo Mele

Il percorso di giustizia riparativa è aperto alla vittima del reato, la persona indicata come autore dell’offesa altri e soggetti appartenenti alla comunità (es. familiari, persone di supporto, enti e associazioni), oltre a chiunque vi abbia interesse. A condurre i programmi due mediatori, alla mediazione tra autore-vittima-comunità si affiancano il dialogo riparativo e ogni altra modalità di confronto autore-vittima.  L’esito riparativo, a conclusione del programma, può essere simbolico (dichiarazioni o scuse formali, impegni comportamentali anche pubblici o rivolti alla comunità, accordi relativi alla frequentazione di persone o luoghi) o materiale (il risarcimento del danno, le restituzioni, l’adoperarsi per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato o evitare che lo stesso sia portato a conseguenze ulteriori).

 

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