Giovedì, 3 Settembre 2026
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Non capita di frequente, nella storia politica di un Paese,  che un premier appaia dotato di un discreto consenso popolare ma  non abbia un suo partito di riferimento. E per giunta il partito di maggioranza relativa in Parlamento (anche se ridimensionato nei sondaggi) abbia, sì, un “capo politico” nominato ma non una vera leadership politica. Questa duplice anomalia fa supporre a molti osservatori che – con l’approssimarsi del rinnovo delle Camere – queste due anomalie siano destinate a saldarsi. Magari con l’ auspicato riavvicinamento al M5S di Conte. Alcuni esponenti vedrebbero bene il premier come leader del Movimento, per  riacquistare smalto e consensi anche al di fuori della sua area politica di riferimento. Ma è uno scenario plausibile?

Nei giorni scorsi ha segnato un brusco innalzamento della temperatura politica interna il ritorno in campo, a gamba tesa, del “viaggiatore” Di Battista. Ha chiesto un congresso del Movimento (rassicurando però sul suo appoggio al governo i suoi ex colleghi, preoccupati del rinnovo elettorale)! Ha poi liquidato la contrarietà di Grillo con un lapidario e menefreghista “amen”. Il comico genovese, con perfida ironia, aveva infatti qualificato le pretese di Di Battista come irrealistiche idee “da giovani marmotte”. Questo scambio al vetriolo tuttavia, è tutt’altro che un episodio isolato. Da tempo infatti, nella pancia multiforme e ribollente del M5S si scontrano – anche per la mancanza di idonee sedi di confronto – anime e posizoni diverse, quando non opposte! Non meraviglia certo che questo accada in un Movimento cresciuto rapidamente. Altrettanto rapidamente passato a significative responsabilità di governo. E sorprendentemente rimasto al potere dopo l’inopinata e improvvisa fine dell’esecutivo con la Lega! Quello che sorprende davvero è come la variegata leadership collettiva (i Grillo, i Casaleggio, i Di Maio) si sia baloccata con questioni secondarie come gli scontrini (ora abbandonati per un sistema forfettario), che hanno portato a diverse espuisioni. E a numeri risicati per la maggioranza al Senato. Però non ha saputo, o più probabilmente voluto, dotare il Movimento degli idonei strumenti di selezione e di competizione politica interna. Così appaiono gravi le indecisioni sul problema dei due mandati (ora risolto solo per gli amministratori locali) che, con l’avvicinarsi delle politiche, rischia di deflagrare, come una bomba fin troppo devastante. Questi nodi, se sciolti per tempo, avrebbero impedito l’avvitamento delle aspettative politiche dei maggiori esponenti del M5S. Permesso di  rendere trasparenti i processi di formazione della leadership. E scadenzati gli appuntamenti congressuali, destinati a evidenziare le diverse posizioni e a individuare le maggioranze. Questi imperdonabili errori (o scelte quasi suicide) protratti negli anni hanno provocato lo stratificarsi di insoddisfazioni diffuse. Di rancori inespressi. Di legami trasversali non chiari. Di aggregazioni occasionali. Essi hanno minato in profondità le ragioni della convivenza politica tra militanti e tra dirigenti, molti dei quali aventi la più varia provenienza politica. Fino al punto da rendere visibile – in diverse occasioni parlamentari – la distanza tra le posizioni ideali del Movimento e alcune scelte politiche, frutto solo della forte preoccupazione di deputati e senatori di evitare le elezioni anticipate!

Così, ora più che mai, il M5S appare in bilico tra Conte e Di Battista, cioè tra l’anima  governativa e quella “barricadera” delle origini, fatta di “vaffaday” e di “apertura del Parlamento come una scatola di tonno”. Prospettiva illusoria, per un Movimento che – come sempre accade nelle realtà a rapida crescita – ha mostrato tutte le sue contraddizioni. E evidenziato una rapida assuefazione a tutte le blandizie del potere. Il segno delle sue difficoltà è proprio il generico richiamo di alcuni alle suggestioni di una presunta età dell’oro costituita dal “conducator” Di Battista. Un esame delle sue idee, soprattutto di politica economica, evidenzia però un argomentare molto elementare  e proposte francamente imbarazzanti! Perciò, al M5S non resta che fare – drammaticamente – i conti con le proprie contraddizioni!

di Erio Matteo

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