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Il Manifesto di Ventotene tra polemica e storia, se ne parla a Forino

Una riflessione sul Manifesto di Ventotene tra polemica e storia. E’ l’incontro in programma il 30 aprile, alle 19, a Forino, a cura della sezione Anpi Forino e Contrada “Michele Giardino-Umberto Romito” con il patrocinio dei Comuni di Forino e Contrada. A confrontarsi lo storico Giovanni Tranfaglia, il ricercatore Paolo D’Amato,  Anna Giardino dell’Anpi di Forino, lo storico Annibale Cogliano, Giovanni Capobianco, presidente provinciale Anpi. Modererà il dibattito Floriana Guerriero.

Un incontro che diventa l’occasione per rilanciare il patrimonio di valori incarnati dal Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, documento fondamentale per l’idea di un’Europa unita e libera. Originariamente intitolato “Per un’Europa libera e unita”, il manifesto proponeva la creazione di una federazione europea per garantire la pace e la democrazia, in risposta ai totalitarismi dell’epoca. Un confronto per ribadire l’attualità del pensiero di Spinelli e Rossi, confinati sull’isola di Ventotene per le loro idee antifasciste. Coltivavano l’idea che solo un’Europa unita potesse prevenire future guerre e garantire la libertà dei popoli. Un Manifesto riscoperto con forza, dopo le polemiche scaturite dalle parole del premier Giorgia Meloni che aveva contestato alcuni passaggi del Manifesto di Ventotene, ribadendo come non rispecchiasse la sua idea di Europa. L’incontro sarà anche l’occasione per presentare il volume curato dall’Anpi di Forino che ricostruisce le storie dei partigiani irpini. A prendere forma uno spaccato della Resistenza armata degli irpini, dalla presenza dei gruppi antifascisti ai soldati che scelsero di combattere sui diversi fronti contro i tedeschi. Senza dimenticare le rivolte municipali che scuotono la provincia fra l’autunno del ‘43 e l’estate ’44 e si caricano di una forte valenza antifascista.”Varie dunque sono le anime delle formazioni combattenti – scrivono Annibale Cogliano e Anna Giardino – quella più antica e politicizzata degli antifascisti tenuti dal regime sotto vigilanza, o liberati dalle carceri e dal confino dopo l’8 settembre del 1943, o ritornati dall’estero; quella di giovani che nella guerra hanno maturato ideali antifascisti; i giovani che si sottraggono all’arruolamento coatto nell’Italia occupata; quella dei soldati e degli ufficiali che tentano di sottrarsi alla deportazione in Germania (Cefalonia, Corfù, Montenegro solo per citarne alcune); quella degli internati militari, che preferiscono la prigionia sia per fedeltà al re, sia perché stanchi di combattere, sia perché non vogliono riprendere le armi per la Repubblica di Salò”. Storie di partigiani, come quella di Michele, nonno di Anna, fuochista presso le ferrovie, partigiano, catturato in Francia, prigioniero a Marsiglia, dove fu aiutato da una famiglia del luogo prima di tornare a casa

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