Giovedì, 10 Settembre 2026
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Il governo gialloverde, nonostante le minacce di Conte di essere pronto a staccare la spina se fossero continuate le polemiche tra i “suoi” due vicepremier, continua a navigare seppure in acque torbide e limacciose continua a navigare seppure in acque torbide e limacciose, fino a quando il “capitano” non decida dove e quando lanciare l’ancora. Una cosa appare certa: così non si potrà andare avanti ancora per molto tra le polemiche, la realizzazione di due programmi contrastanti, e una situazione economica che peggiora di giorno in giorno con il rischio, sempre più concreto, di una procedura d’infrazione che, pur dai tempi lunghi, appare certa e con l’incognita dei mercati che potrebbero far salire lo spread in qualsiasi momento se il governo dovesse continuare ad allontanarsi dall’Europa, a fare proposte superficiali e fantasiose, come quella dei mini bot, che richiamano più la sceneggiata napoletana che le norme elementari dell’economia, almeno che non si dica chiaramente che si vuole uscire dall’euro. Quando Salvini deciderà di staccare la spina (prima o dopo la legge finanziaria se godrà di una breve proroga da parte di Bruxelles) e si tornerà al voto la sinistra sarà pronta per una campagna elettorale capace di ribaltare la situazione e non consentire a Salvini di formare il nuovo governo con l’appoggio della Meloni senza il condizionamento di Berlusconi? Una sciagurata legge elettorale (il Rosatellum) fatta approvare da Renzi gliene dà una altissima probabilità. Allora si pone il grande problema del PD che, secondo Prodi e molti altri, “rappresenta una potenziale ancora di salvezza di questo Paese”. Ma il PD è pronto per una lotta campale come si presenta la futura contesa elettorale? Le incertezze, le lungaggini, le pause eccessive, le mancate tempestive decisioni, i compromessi tra le correnti, le titubanze, (vedasi affare Umbria e Lotti/CSM) ed una conduzione, che non appare consona ai tempi di guerra come quelli che si stanno vivendo, fanno fortemente temere. L’azione di rinnovamento è troppo lenta ed incerta e gli elettori delusi non la percepiscono. Zingaretti è un bravo leader, ma in tempo di pace e, invece, per tempi difficili e di guerra occorrerebbe un Cincinnati, un dittatore. Il momento delle decisioni non è più rinviabile. Il popolo delle primarie gli ha consegnato un mandato all’insegna della discontinuità, che non può portare fino in fondo con la necessaria pubblicità fino a quando è sottoposto al “fuoco amico” del suo stesso partito e fino a quando Renzi “convitato di pietra” continua a controllare la metà dei parlamentari. Ci sarebbe bisogno di una leadership collettiva che la pensasse allo stesso modo e che sapesse parlare alla gente un linguaggio chiaro e comprensibile, con proposte e concetti chiari su immigrazione, sicurezza, lavoro, ambiente, sviluppo e stato sociale. Così come è articolato il partito, invece, è estremamente difficile. Occorrerebbe un colpo d’ala, una soluzione di genio, una rivoluzione sull’as – setto del partito che richiamasse l’attenzione delle masse, che facesse riflettere e desse concretamente il senso di una ritrovata concordia di forze e sinergia che si muovano in ideali condivisi e comuni a quella larga parte dell’elettorato che non si rispecchia nel populismo sovranista della Lega ed in quello post fascista di F:li d’Ita – lia e che vorrebbe fuori legge i nostalgici facinorosi e violenti di Casa Pound. Un nuovo rassemblement, che riunisse, in un soggetto nuovo e federato, tutte le espressioni del centro sinistra: dai cattolici ai neo liberali, dagli ambientalisti ai radicali della Bonini, alla sinistra del Pd di Fratoianni e Vendola, ai rappresentanti dell’associa – zionismo, del volontariato e del terzo settore Questi nuovi gruppi/movimento o partiti dovrebbero avere un primo articolo comune che indicasse la scelta di campo del centro sinistra, contro la destra estrema e si richiamasse ai valori della Costituzione e poi si articolasse, anche a livello regionale, secondo regole proprie e con autonomi organi direttivi, i cui capi, però, dovrebbero avere una strategia ed una tattica comune deliberata in riunioni collegiali periodiche, Cosi Renzi e Calenda potrebbero formare il loro partito rivolto al centro, Bersani e Fratoianni tornare nel partito di Zingaretti, Bonino ed i verdi trovare una propria collocazione all’interno di questa grossa coalizione di centro sinistra dove potrebbero trovare posto i cattolici ex popolari, il mondo di Libera e della Comunità di Sant’Egidio. A tutela dei principi e del rispetto de delle strategie concordate dovrebbe essere preposto un Comitato di Garanti formato da altissime personalità come Prodi, Veltroni, Letta, Rosy Bindi, don Ciotti, o un suo rappresentante, Riccardi, Montanari, Cacciari, Carofiglio e rappresentanti dei sindacati. Sarebbe una soluzione capace di cambiare le carte in gioco, alimentare le speranze, lenire le delusioni, ritrovare vecchi elettori, coinvolgere i giovani e spingere alla riflessione e ad una scelta di campo non più eludibile. Continuando, invece in questa tiritera, c’è il rischio concreto di consegnare il Paese a Salvini per i prossimi venti anni.

di Nino Lanzetta

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