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Il populismo vincente di Salvini 

Cinque anni l’incontro trasmesso in streaming tra il segretario del PD Bersani e i capigruppo dei cinque stelle Roberta Lombardi e Vito Crimi segnò la distanza non solo tra due partiti ma tra due filosofie politiche. Le frasi di allora sono emblematiche. Crimi rivolgendosi a Bersani disse che “noi siamo il risultato di questi vent’anni di politica, non la causa” e la Lombardi andò oltre affermando che ascoltando il leader dei democratici sembrava di essere in una puntata di Ballarò. In cinque anni tutto è cambiato. Lo streaming è sparito.

I cinque stelle sono ospiti fissi di qualsiasi talk show politico e non solo. Nei giorni incandescenti della formazione del governo Di Maio ha chiesto l’impeachment per il Capo dello Stato telefonando in diretta a Fabio Fazio e il giorno successivo si è presentato nel salotto di Barbara D’Urso. Il tempo cancella e rimuove in fretta. Altro che puntata di Ballarò questi due esempi sono il vero salto compiuto dal movimento.

Ora è vero che da nessuno si pretende coerenza o ragionevolezza perché tutti i leader cambiano spesso opinioni e atteggiamenti però il presunto cambiamento si può declinare anche per i comportamenti e per le tante parole che lo caratterizzano. Lo streaming è scomparso dall’agenda a cinque stelle sostituito dalle dirette facebook di Luigi Di Maio (ma si comportano allo stesso modo anche Renzi o Salvini). Strumenti di democrazia diretta che hanno il pregio della velocità ma il difetto che nessuno può fare domande.

Si trascina così l’elettorato da un tema all’altro illudendolo che cambiando argomento la soluzione sia già stata trovata. Flat tax, sicurezza, immigrazione, reddito di cittadinanza, legge Fornero sono nomi di un “rosario”, un “menù” buono da decantare per gustarlo servirà tempo. Lega e Cinque Stelle giocano sempre la partita del governo ma continuando a stare perennemente in campagna elettorale. E questo schema vale per la politica interna ma anche per quella estera. Si può dichiarare fedeltà alla Nato o agli Stati Uniti ma contemporaneamente non sminuire l’amicizia per la Russia di Putin.

Conciliare l’europeismo coltivando il rapporto con i paesi euroscettici come l’Ungheria di Orban. La coalizione di governo pur avendo una maggioranza cinque stelle sembra trainata dalla Lega di Salvini. E’ lui infatti a guidare il gioco. E’ lui a replicare con durezza all’Europa, ad indicare i “nemici”, a dire prima gli italiani. Frasi ad effetto che colpiscono un’opinione pubblica sbandata. Scrive Lucia Annunziata che “l’urgenza, il tagliar gli angoli, la politica di forzare le istituzioni è il sistema di cui vive Salvini. Che è poi, e lo abbiamo già scritto in tanti, il sistema del populismo. Il Capo della Lega, nonché Ministro degli Interni, muovendosi in questo modo, rapido e individuale, ha certo ottenuto quello che voleva, e in pochissimo tempo. Ha vinto una nuova mandata elettorale, ha ingoiato un debole Premier, e messo il suo timbro sulla cautela del Movimento cinque stelle ancora impegnato a saggiare le acque del governo, a trovare vie di correttezza politica, a costruire legittimità con le istituzioni, europee e italiane.

Agendo in questo modo Matteo Salvini ha aggiunto al suo ministero e al suo essere segretario di partito anche il ruolo di Primo ministro. Primo Ministro di fatto. Come continuerà ad essere, con questi metodi. Fino a che non si sentirà forte a sufficienza da rompere le alleanze, fare nuove elezioni e prendersi il titolo vero da Premier, e tutto il resto”. Sarà compito delle opposizioni trovare la risposta giusta all’attacco a tutto campo di Salvini e del suo alleato di governo Di Maio provare ad arginare la forza del leader leghista e dare alla coalizione di maggioranza il giusto equilibrio.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud

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