-DI FRANCO FESTA-
C’era qualcuno che aveva postato, sulla sua pagina Facebook, un arcobaleno sulla città. C’ era qualche altro che insisteva che era “tutta n’ ata storia”, mentre pretendeva un posticino, anche nel corridoio, con vista sul muro. Molti borbottavano ma ora sono contenti, non hanno dovuto nemmeno fare rumore per avere un posto al sole. Pizza continua a sorridere.
Tutti si sono arresi subito, hanno camminato a mani alzate, con la scritta: fai di me ciò che vuoi. I nomi di quasi tutta giunta sono i soliti, da venti anni gli stessi, dai tempi di Galasso: alcuni ieri erano nemici, l’altro ieri alleati, domani si vedrà. Qualcuno non si è ancora arreso, ma basterà un sediolino pieghevole in qualche ente di servizio per conquistarlo. Intanto la realtà di ogni giorno, con le sue mediocrità, ha dato rapidamente risposta a chi ha sperato che, finito il tempo di Festa e di Nargi, che tanti disastri hanno causato, si aprisse una stagione di trasformazione democratica profonda, con Pizza alfiere di questo cambiamento.
Pizza invece ha proceduto senza fretta, al limite della sonnolenza, ha raccolto tutto, non ha buttato via niente. Prima, con l’invenzione della giunta tutta politica, è sembrato un esecutore testamentario di patti pre-elettorali e tutti gli alleati si erano adeguati. Poi ha fatto l’en plein per il PD, con due esterni di quell’area. E mai come oggi sorride. E allora sorge spontanea la domanda: ma che abbia davvero ragione lui, che sia lui il più saggio di tutti? Ma vuoi vedere che è lui il nostro Tancredi, che ha fatto finta di cambiare tutto, per non cambiare niente, perché sa che Avellino questa è, questa pozza immobile, questo grigiore eterno? E d’altronde, guardateli i rinnovatori.
A sinistra boccheggiano truppe sperdute e divise, con risultati elettorali mediocri, dopo essere stati incapaci di fare liste autonome. Hanno passato giorni a contarsi le pulci e le preferenze e a pugnalarsi. È stata una sfida truccata tra i teorici della politica di AVS e Controvento, che hanno preteso e ottenuto il rispetto di patti oscuri fatti fuori di Avellino, all’insaputa di tutti – a garanzia di un campo largo che è un puro sogno – contro i movimentisti di APP, che avevano aperto processi di beatificazione ai loro profeti di quartiere. Santi romani contro santi locali, una gara impari e mediocre, senza che nessuno parlasse del vero, drammatico problema, la marginalità della sinistra in città.
E i 5 stelle? Lì c’è tutto e il contrario di tutto, una porta girevole da cui si entra e si esce. Hanno il loro nume tutelare, che tutto vede e tutto provvede, Gubitosa. Eppure, anche con la conquista della carica di vicesindaco – con delega all’ambiente assegnata a chi di ambiente non capisce nulla, mentre chi capiva tutto è rimasto fuori- sono distanti anni luce dalla truppa di coraggiosi intorno al sindaco Ciampi che provarono davvero a cambiarla, la macchina comunale, e furono cacciati via malamente.
Dunque, Pizza ha avuto ragione. Questa era la farina a disposizione, con questa bisognava fare il pane. D’altronde la sacca maggiore è stata quella della crusca del suo partito, il PD. E qui potremmo sbizzarrirci, nel tentativo di descrivere questo enigma della storia locale, questa strana creatura che tutto domina e tutto controlla, con il suo esercito di vassalli sparsi per i comuni dell’Irpinia che fanno festa in piazza con fuochi di artificio per celebrare la sconfitta del loro candidato ufficiale e la vittoria del candidato del centrodestra. Ma cosa volete che contino le etichette, se il motto più diffuso in quella piazza è stato “Francia o Spagna, purché se magna”? Un PD che ha preso a calci i suoi dirigenti nazionali, che intorno ai confini della provincia ha costruito le sue barricate con la scritta: qui comando io.
Un altro mondo, direte. No, no, sempre lo stesso mondo. Solo che ai leader nazionali di una volta, dotati almeno di una idea alta della politica, colti, intelligenti, hanno sostituito personaggi mediocri, senza visione che non sia quella di una asfittica gestione del potere. È il vero campo largo, abilmente coltivato, che va da Petracca ad Alaia, i due trionfatori, i due re di ogni foto in cui si celebrano vittorie. Anche qui però: ha davvero senso gridare al lupo contro di loro, quando le opposizioni dentro il PD sono state incapaci di costruire qualunque alternativa decente e hanno passato la vita solo a mettersi in posa al fianco della Schlein quando è arrivata in città, senza accorgersi che, mentre lei parlava ed enunciava grandi idee sul palco, qualcuno le incollava dietro i coppetti? Ha senso accusarli di ogni misfatto, quando tutti in città sapevano bene che anche qui Petracca e Alaia dominano su tutto, e che il campo largo non era tutta un’altra cosa, ma solo un travestimento più aggraziato rispetto al sacco della Provincia? No, non ha senso.
Pizza sorride, perché sa. Lo ha sempre saputo, nei lunghi anni di segreteria del PD, quando questa macchina di controllo del potere è stata costruita, e anche allora sorrideva e taceva. Perché pretendere oggi da lui qualcosa di diverso? Pizza è l’unico che ha ragione. Se la città è in agonia, senza regole, allo sbando, e le storie come quelle dell’autostazione o della devastazione del centro di ricerca a via Morelli e Silvati sono lì a dimostrarlo, se nessuno sa come uscirne e forse neppure gliene importa, quale migliore rimedio di un sorriso?



Ottima analisi, a parte il giudizio positivo su zimbello ciampi, dovuto a conclamata Ignoranza dei fatti.
Il sindaco Pizza possiede le competenze necessarie per comprendere che, al fine di rendersi libero e rinnovare i volti onnipresenti, simili a vecchie tappezzerie di salotti d’epoca, sarà fondamentale valorizzare le migliori professionalità e competenze tecniche in occasione del primo rimpasto di giunta. Meno ‘cercelli’ e più ‘cer…..”