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La Maturità della “Generazione AI”: tre studenti su quattro studiano con i chatbot

Secondo l’ultimo osservatorio tematico realizzato da Skuola.net su un campione di circa 1.000 alunni dell’ultimo anno, ben il 77% dei maturandi utilizzerà i chatbot per prepararsi. Un dato che fotografa una vera e propria rivoluzione culturale e didattica avvenuta in tempi record

C’era una volta il “notte prima degli esami” fatto di canzoni cantate a squarciagola sul balcone, riassunti spiegazzati scambiati all’ultimo minuto e lunghi pomeriggi passati a ripetere la storia sui libri insieme ai compagni di classe. Oggi, alla vigilia della Maturità 2026, quel quadro quasi romantico sta lasciando spazio a uno scenario decisamente più tecnologico. L’esame di Stato di quest’anno si preannuncia infatti come un gigantesco banco di prova per la scuola italiana: la stragrande maggioranza dei candidati arriverà davanti alla commissione avendo preparato l’esame fianco a fianco con un’intelligenza artificiale.

Secondo l’ultimo osservatorio tematico realizzato da Skuola.net su un campione di circa 1.000 alunni dell’ultimo anno, ben il 77% dei maturandi utilizzerà i chatbot per prepararsi. Un dato che fotografa una vera e propria rivoluzione culturale e didattica avvenuta in tempi record.

Una crescita esponenziale in soli 24 mesi

Per capire la portata del fenomeno basta guardare indietro di appena due anni. Nel 2024, i maturandi che ammettevano di utilizzare quotidianamente ChatGPT e piattaforme simili erano il 27%. Oggi, nel 2026, quella percentuale è quasi raddoppiata, schizzando al 47%.

Se a questa fetta di “utilizzatori intensivi” si aggiunge quel 27% che dichiara un uso più sporadico e saltuario, il calcolo è presto fatto: tre studenti su quattro affrontano lo studio con il supporto dell’algoritmo. Di contro, crolla la percentuale di chi non ha mai ceduto al fascino dell’IA, passando dal 24% del 2024 a un misero 9% attuale. L’intelligenza artificiale non è più una novità esotica o un trucco per copiare di nascosto, ma un assistente di studio integrato nella quotidianità.

Ma come usano concretamente questa tecnologia i ragazzi? Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i chatbot non servono principalmente per “svoltare” i compiti scritti. La stragrande maggioranza degli studenti li usa per compiti di sintesi, organizzazione e personalizzazione dei contenuti.

Il 34% dei candidati sfrutta l’IA per scrivere relazioni, mettere in fila riflessioni personali, impostare il Curriculum dello studente o strutturare i materiali legati al colloquio, come la relazione sul PCTO (ex Alternanza Scuola-Lavoro) e gli spunti di Educazione Civica.

Il 19% lo usa come un “coach” multimediale, sfruttando il chatbot per simulare l’interrogazione e ripassare il programma dell’orale.

Decisamente più basse le percentuali di chi si affida all’IA in vista delle prove scritte: solo il 14% per la prima prova di Italiano e l’11% per la seconda prova d’indirizzo.

L’aspetto forse più profondo dell’indagine tocca la sfera relazionale. L’avvento dell’IA sta modificando il tessuto sociale della Maturità. Il 23% degli intervistati ha ammesso apertamente di non sentire il bisogno di confrontarsi o studiare con i propri coetanei, ritenendo il dialogo con il chatbot più che sufficiente per colmare dubbi e lacune.

I tradizionali “gruppi di studio”, compagni storici di intere generazioni di diplomati, resistono ma faticano: solo il 17% degli studenti porta avanti sessioni di ripasso collettivo quotidiane, mentre il 41% preferisce isolarsi per poi concedersi solo qualche sporadica e mirata “maratona” di gruppo prima del via.

La Maturità 2026 si presenta così: un esame a due facce, dove lo sforzo critico e umano dei ragazzi si trova a dialogare costantemente con la precisione (e la rapidità) delle macchine. Resta da capire come le commissioni valuteranno questa nuova forma di preparazione e se la scuola sia davvero pronta a interrogare una generazione che ha imparato a studiare parlando con uno schermo.

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