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Per la prima volta, i rischi di un suo possibile logoramento a causa dell’esasperata concorrenzialità elettorale tra Lega e M5S sono penetrati anche nelle più segrete stanze di palazzo Chigi. E hanno allarmato pezzi importanti dell’esecutivo (Conte e Giorgetti in primis). Neppure Andreotti, autore della immortale massima “il potere logora chi non ce l’ha”, avrebbe potuto immaginare di essere smentito dai fatti, a distanza soltanto di un venticinquennio! Le dichiarazioni a getto continuo, spesso contraddittorie, e le promesse mirabolanti potrebbero avvicinare al baratro le forze che hanno sottoscritto il cosiddetto patto di governo. Insomma, il clima da campagna elettorale permanente, che annulla e confonde tempi, priorità, ruoli e competenze non giova alle sorti dell’esecutivo giallo – verde. E gli fa rischiare, presto o tardi, l’implosione.

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Il segnale d’allarme è venuto dal tollerante premier, stanco di essere scavalcato di continuo, soprattutto da Salvini. E soprattutto di apparire una sorta di re travicello, perennemente trascurato e indebolito nella sua figura di mediatore e sintetizzatore delle linee di governo. E la goccia che ha fatto traboccare il vaso l’incontro tra il vice-premier – che farà altri viaggi istituzionali all’estero – e il premier ungherese Orban. Sembrato quasi un meeting tra pari grado. Per giunta apparsi d’accordo su una linea xenofoba e anti-europea. Essa non coincide con quella del premier e del governo (e del Capo dello Stato). Naturalmente, c’è poco da farsi illusioni che il vertice richiamato proprio da Conte con i massimi esponenti dell’esecutivo e la ventilata cabina di regia possano servire davvero a risolvere una volta per tutte le continue divergenze di opinione. Continuamente affioranti. Anzi spesso sbandierate. Senza rispettare neppure le competenze. E senza tenere conto delle conseguenze nell’alimentare un diffuso clima di incertezza politico-economica. Il problema, infatti, affonda le sue radici in due fattori principali. La eccessiva diversità della natura politica e delle posizioni tra il M5S e la Lega. Essi, per superare le reciproche distanze, sono state costretti ad affidare ad un apposito contratto, dalla più che dubbia valdiità, la sintesi (talvolta eccessiva,e quindi fonte di equivoci) dei loro propositi programmatici. E poi la debolezza politica della figura del premier, privo di autonoma forza politica. E perciò fortemente condizionato nella sua autorevolezza.

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L’altra particolarità che riguarda l‘esecutivo è la singolare povertà di provvedimenti varati in questi mesi. Al di là del decreto – dignità, infatti, poco o nulla è stato approvato. Un risultato magro che si contrappone all’incontrollabile tourbillon di dichiarazioni e di polemiche che ci sommergono quotidianamente. Eppure, gli staff per la comunicazione dei due partiti alleati guidati da nomi poco noti (Morisi per la Lega, Dettori per il M5S) ce l’hanno messa tutta, in questi mesi, per individuare i temi su cui concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica. Anzi, le potentissime strutture della comunicazione hanno fatto benissimo il loro lavoro. E hanno supplito alla povertà di decisioni con il rilancio continuo dei temi, delle dichiarazioni e delle polemiche. Il massimo del successo è stato raggiunto sulla questione dei migranti. Gli sbarchi già sotto il governo precedente erano fortemente diminuiti. Eppure, il “sentiment” (cioé la percezione) dell’opinione pubblica, convinta di un’invasione in atto – accortamente fomentato dal sapiente uso di tutti i mezzi di comunicazione, a cominciare dai social – ha eccitato gli animi. E ha provocato una reazione di rigetto da parte della maggior parte degli italiani.

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Ora la situazione è destinata a farsi sempre più delicata. Le carte, sulla legge di bilancio e nei rapporti con l’Ue, dovranno essere messe in tavola. E diverranno ineludibili anche i giochi politici. E già serpeggiano, nel M5S, i timori di potersi ritrovare in una terra di nessuno. Infatti Salvini, pronto anche a cambiare nome e identità al partito in caso di condanna della Lega per i contributi pubblici sottratti, potrebbe staccare la spina all’esecutivo. E rilanciare la sua battaglia per palazzo Chigi!

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud

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