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Si va sulla Luna ormai con grande facilità. Le tecnologie hanno raggiunto traguardi straordinari. Il mondo, nonostante le guerre in corso, guarda al futuro e, soprattutto si occupa di clima e ambiente. Tutto evolve, eppure il clientelismo resiste ad ogni cambiamento. Facevo questa riflessione pensando al rapporto elezioni e malapolitica. Lo spunto mi è stato offerto da quanto si è verificato, nei giorni scorsi, presso l’Asi di Avellino: qui il vice capogruppo del Pd, Piero De Luca, ha tenuto un confronto con i sindacati per parlare di sviluppo, chiudendo però le porte in faccia alla ministra del Sud Mara Carfagna, probabilmente una dei pochi a sapere, per ruolo istituzionale, come veramente stanno le cose in Irpinia. Non mi pare “elegante” utilizzare una sede istituzionale per raccattare un po’ di voti. Allo stesso tempo è quanto mai inopportuno, a mio avviso, che il presidente di quella Istituzione possa ancora garantire neutralità per un servizio che non dovrebbe avere compromissioni politiche. Tuttavia, al di là del caso specifico, (se ne potrebbero qui citare altri e di partiti diversi) mi è venuto da pensare come l’Irpinia, terra un tempo forte e generosa, patria di classi dirigenti, da De Sanctis a Dorso da Sullo a De Mita (per citare solo alcuni degli illustri personaggi nati in questo angolo ormai al buio della Campania) sia diventata terra di conquista da parte di predoni venuti da lontano. O meglio da molto vicino. Si usa dire oggi, quando l’organizzazione è finalizzata alla conquista del potere, che a mettere insieme i vari tasselli del mosaico sia il cosiddetto “Sistema”. In Irpinia l’organizzazione del Sistema ha un solo riferimento: la Regione. E dall’are – nile di Santa Lucia a Napoli c’è chi muove le fila per accaparrarsi il consenso. Familistico o peggio che sia. Lo fa in modo spregiudicato, mortificando ciò che resta del pensiero irpino. Qui chi ha merito e competenza viene confinato all’inferno. Detto in soldoni: non serve a fare clientela. E così nei posti di potere (Moscati, Asl, Trasporti ecc) vengono “piazzati” personaggi, quasi sempre non irpini, ma in quota “potere regionale”. Costoro devono guidare il gregge, sempre disponibile a piegare la schiena. Vuoi con contributi apparentemente legali, sia con il silenzio e la complicità di chi rappresenta in Regione il territorio irpino. Il Sistema agisce in modo brutale, nel non rispetto delle comunità rappresentate, a volte, da manigoldi, servi del potere. Cito un solo esempio: lo scippo delle acque deliberato dall’Eic con il regalo al Sannio che acqua non ne ha. Questo accade non solo a causa dei responsabili delle malefatte che pudore non ne conoscono e alimentano il Sistema, ma soprattutto a causa di chi finge giacobino, comportandosi da forcaiolo. Chi ha i figli costretti ad emigrare, chi vive in condizioni di isolamento come in Alta Irpinia ha le armi necessarie per spezzare il sistema: è suo il voto nel segreto dell’urna. Lamentarsi dopo aver contribuito a consolidare il Sistema non serve. L’Irpinia sarà libera e potrà immaginare il suo riscatto solo se è capace di rivendicare autonomia. C’è bisogno di una nuova classe dirigente – da sempre negate – che si impegni per il futuro. Ma dobbiamo essere tutti a riscoprire meriti e competenze. Solo così il viaggio sulla Luna e le nuove tecnologie saranno anche alla portate dell’Irpinia.

di Gianni Festa

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