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Il senso politico di una riforma

 

Ma è davvero la Costituzione vecchia di settant’anni a non essere più adeguata al cambiamento della società, a frenare la crescita e a rallentarne lo sviluppo? O Renzi e i suoi alleati di governo si propongono un ben altro obbiettivo, non confessabile in modo chiaro? Di dare prevalenza all’Esecutivo ed al potere del Premier e limitare i vincoli del Parlamento, i controlli e le garanzie degli Organi Istituzionali preposti che si vogliono, invece, sempre più remissivi e permissivi? E il modificare le regole del gioco con furbizie e scorciatoie, (abolendo il voto di fiducia di un senato nominato dai partiti riducendolo più o meno ad un dopolavoro, sottraendo tutta l’attività legislativa alle regioni e la stessa possibilità di controllo sul territorio) mascherandole per un presunto cambiamento non nasconde la volontà di dare alla politica sempre maggiori poteri riducendo la rappresentanza popolare? E questo non è il risultato che i governi, ormai, sono etero diretti dai poteri forti (Confindustria, Marchionne e sodali, J.P. Morgan, Cancellerie e troike europee, governo USA ecc.), e che il pensiero e la cultura politica, che aveva permesso alle forze politiche della prima Repubblica la formazione di idee, progetti, strategie come risultato di un facondo contraddittorio, che trovava in Parlamento una sintesi di equilibrio rivolta all’interesse generale? Il pensiero politico è merce sempre più rara in un sistema economico finanziario frutto di una globalizzazione selvaggia e senza regole, nella quale la politica e i partiti sono finiti per diventare subalterni alle forze economiche e agli interessi dell’alta finanza? Non a caso i mercati determinano il corso della politica. Se rileggiamo la lettera della BCE del 5 agosto 2011, al Governo italiano (all’epoca Berlusconi/ Tremonti), firmata da Trichet e da Draghi, ci rendiamo conto di come i governi (da Berlusconi a Monti a Letta a Renzi) stanno attuando per filo e per segno le misure in essa contenute. Cosa scrivevano Trichet e Draghi? In somma sintesi: innanzitutto perseguire il raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2014 che – come suggerito dalla lettera- è stato inserito in Costituzione con apposita riforma – anche se, poi, non è stato ancora raggiunto. Apportare misure tese all’aumento della concorrenza specie nei servizi; liberalizzazioni di quelli pubblici e degli ordini professionali; “ridisegno dei sistemi regolatori e fiscali”; privatizzazione su larga scala; revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei lavoratori e liberalizzazione del mercato del lavoro; sostenibilità delle finanze pubbliche; interventi sul sistema pensionistico e tagli di spesa; riduzione del debito pubblico e abolizione delle province. Non a caso sono state eseguite tutte le misure a svantaggio dei lavoratori e dei pensionati: Jobs Act, Riforma Fornero e Buona scuola, blocco degli stipendi. Per il resto si è cincischiato, non essendo stato scalfito alcun privilegio della casta e dei poteri forti, che in Italia continuano a fare la differenza; né si è ridotta la spesa pubblica, pur se è stato ridimensionato il Welfare (pensioni e sanità); né si sono tagliati gli sprechi. Quanto ad una politica industriale, al miglioramento della concorrenza e allo snellimento della burocrazia nulla o molto poco si è fatto. Difettando di cultura politica i nostri governanti e coloro che guidano i partiti politici si illudono che, modificando le regole del gioco e controllando gli eletti in Parlamernto, possano imporre con la forza dei numeri ciò che non riescono con la forza delle idee. La riforma costituzionale, insieme con la legge elettorale, è finalizzata allo scopo, nella presunzione che un uomo solo al comando o una ristretta oligarchia di potere riesca a velocizzare un’azione di governo, senza gli intralci della discussione parlamentare ed efficaci controlli Comincia ad accorgersene anche la grande stampa. Stefano Folli (Repubblica 15.12) scrive: “… dietro il referendum s’intravede sempre più una partita di potere in cui il merito della riforma non è più l’elemento centrale oppure lo è soprattutto in termini propagandistici” La Costituzione riformata è in grado di produrre quel miglioramento dell’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese” come suggerisce la lettera? Imprese che, in Italia, in gran parte, non rispettano i lavoratori, corrispondono salari di fame, delocalizzano, non pagano le tasse e portano i soldi nei paradisi fiscali. Tutto questo con un rischio non prevedibile di un’eventuale deriva autoritaria se anche il Italia dovesse vincere uno come Trump. La politica invece di essere al soldo delle forze della globalizzazione non dovrebbe regolarne gli effetti sulle persone e sull’ambiente?
edito dal Quotidiano del Sud

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