di don Gerardo Capaldo
Tempi particolarmente difficili anche per l’Europa e per l’Occidente che nel suo insieme sembrava comunque punto di riferimento storico per la civiltà dell’intero pianeta. La stessa parabola del pensiero cristiano, che, con il Vaticano II, sembrava segnare la svolta verso una nuova primavera, risulta incerta.
Si attendono le mosse del nuovo Pontefice, ma ciò che conta è l’evolversi delle comunità cristiane nei loro rapporti con un mondo, che è in balia di se stesso, sull’orlo di un’autodistruzione atomica, di quel ritorno all’età della pietra già evocato da Salvatore Quasimodo.
“Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Mt 7, 21-27).
Parole di fuoco che non possono essere sottovalutate con i sofismi della diffusa cultura agnostica (Ignoramus et ignorabimus), con la “globalizzazione dell’indifferenza”, con le sterili discussioni sul sesso degli angeli, in cui i teologi di Costantinopoli s’intrattenevano mentre i turchi assediavano la città.
Parole da non confondere nemmeno con la folle autoesaltazione dei vari fanatismi ed estremismi che dividono e insanguinano molti popoli. Tutte case fondate sulle sabbie mobili dell’autoreferenzialità e dell’individualismo e non sulla solida roccia della parola di Dio.
“Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sulla roccia” (idem). La roccia della parola di Dio, che da duemila anni unisce i veri credenti nell’assidua ricerca della verità e della giustizia, nella civiltà dell’amore, nella comunione dei santi.


