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Caso Imane Khelif, Di Gaeta: “Verrà alla Candelora 2025. Contro tutte le discriminazioni”

“Sono giorni che giornali di destra, ed il governo Meloni stesso, conducono una campagna contro la pugile algerina Imane Khelif per l’incontro di box tenuto alle Olimpiadi di Parigi con l’atleta italiana Angela Carini. Perché ne facciamo un caso politico?”. E’ l’interrogativo posto da Ilaria Di Gaeta, consigliere delegata a cultura, turismo e ambiente del Comune di Mercogliano.

“Quando si tratta di discutere di identità di genere e di ciò che esula dalla divisione netta maschio-femmina – spiega – la parte conservatrice si infiamma particolarmente, riportando sotto i riflettori della politica, tematiche che riguardano forse più un campo medico, in cui francamente non ci si può improvvisare. I forti attacchi politici – continua Di Gaeta – ci portano a dover rispondere, e in quanto amministratore della citta della Candelora di Montevergine, sento che è necessario farlo.

Io non ho un’opinione chiara, riguarda sfere di cui non ho competenza, e non me ne vergogno, d’altronde non se ne può avere sempre una pronta, a portata di mano. Sento però che una persona è stata accusata ingiustamente, emarginata, senza avere colpe, mentre faceva ciò che forse ama di più, per cui si dedica ogni giorno della sua vita con grande passione.

In una competizione tra due atlete dichiarate tale dal Comitato Olimpico Internazionale e dalle reciproche federazioni, che concorrono per un titolo sportivo, entrano polemiche capaci di concentrare tanta attenzione spostandola su temi che divengono propaganda.

Ritengo che si dovrebbe discutere di economia, sistema scolastico, sanità, non possiamo strumentalizzare la questione e spostare la discussione sulla violenza sulle donne, questo è uno sport e bisogna battersi ad armi pari, con regole prestabilite, che vanno accettate prima di ogni competizione, altrimenti le si contesta prima o non si partecipa.

Nelle scorse Olimpiadi di Tokyo, Khelif era stata battuta da una pugile irlandese, Kelliy Herrington, e non ha fatto scandalo la sua partecipazione, tanto meno qualcuno le ha chiesto perché fosse stata sconfitta, e quella non era certo la sua prima. Dopo anni di duro lavoro, di speranze, sogni e sacrifici, un’atleta si vede ingiustamente oggetto di un’ondata di odio, discriminazione e false accuse.

Riferendomi alla nota del vicepresidente Provinciale di Gioventù Nazionale Avellino, Nicola Antonio Raduazzo, pubblicata il 31 luglio, credo ci sia stato un non attento uso del linguaggio, l’atleta Khelil, è un’atleta donna, non un uomo, con una condizione di iperandrogenismo femminile, che comporta una elevata produzione di ormoni che solitamente hanno una più alta concentrazione nei maschi.

Non è una donna trans, non ha modificato nulla del suo corpo, tra l’altro in un Paese in cui la transizione è illegale. La retorica adoperata è viziata da superficialità e facile moralismo, non c’è un uomo che picchia una donna, il contesto di cui parliamo riguarda uno sport, vi è un ring in cui ci si batte con delle regole prestabilite, vi è un arbitro, la violenza che può scatenare un uomo su una donna è tutt’altro, non è assolutamente equiparabile alla situazione. Questo discorso può solo essere usato per infiammare gli animi e fare facile propaganda.

Fin dal giorno prima dell’incontro per poi continuare con commenti durante e dopo la cerimonia si sono ingaggiate una serie di insinuazioni e fake.

Le chiassose polemiche di questi giorni – conclude Di Gaeta – offuscano temi seri, delicati, di cui non è possibile parlare con leggerezza tutti come davanti ad un bar. Si avvelena un dibattito già delicato su cui non c’è da fare propaganda ma lasciare che sia affrontato con il dovuto rispetto. Ed è con questo spirito che chiederò a Imane Khelif di partecipare alla Candelora 2025, per affrontare con il necessario riguardo quei temi che spingono in avanti la riflessione sull’umano”.

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