Processo con rito abbreviato per tredici dei quindici indagati (tutti finiti in arresto e attualmente detenuti in carcere e ai domiciliari) dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno nell’operazione condotta dagli uomini della DIA di Salerno per porre fine ad una vicenda di usura ed estorsione a cui erano sottoposti due imprenditori di Montoro, nella morsa di tre diversi clan camorristici, tra cui anche il “Nuovo Clan Partenio”.
I magistrati che hanno coordinato le indagini, i sostituti della Dda di Salerno Carlo Rinaldi ed Elena Guarino e il Procuratore Aggiunto Francesco Soviero avevano chiesto ed ottenuto dal Gip del Tribunale di Salerno Annamaria Ferraiolo, il decreto di giudizio immediato nei confronti di tutti gli indagati raggiunti dalla misura cautelare, confermata dal Tribunale del Riesame e per alcuni anche dalla Cassazione. Tra questi ci sono anche sei irpini coinvolti in episodi diversi nella fase della sottoposizione all’usura e all’estorsione nei confronti dei due imprenditori.
L’udienza sarà celebrata davanti al Gup del Tribunale di Salerno Giovanni Rossi il prossimo 26 giugno. In quella sede il Gip dovrà decidere in prima battuta se ammettere la richiesta di rito abbreviato condizionato, avanzata dalle difese di alcuni degli indagati (che in caso contrario potranno scegliere il rito abbreviato “secco” o il rito ordinario)
GLI IRPINI COINVOLTI
Sei dei quindici indagati che finiranno a processo sono irpini. Si tratta di Donniacuo Antonio classe 78, difeso dagli avvocati Alberico Villani e Gaetano Aufiero, Evangelista Massimo, difeso dall’avvocato Gaetano Aufiero, Pescatore Luigi, difeso dagli avvocati Gerardo Santamaria e Gaetano Aufiero, Ravallese Rocco, difeso dagli avvocati Alberico Villani e Raffaele Tecce, Vietri Roberto, difeso dall’avvocato Massimiliano Russo e Gennaro Ausiello del foro di Torre Annunziata. Si tratta dello stesso procedimento per cui qualche mese fa e’ stato tratto in arresto il trentottenne Diego Bocciero, bloccato dopo alcuni mesi di latitanza in Tunisia nell’ambito di un’operazione congiunta tra Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, Interpol e Polizia Tunisina a Susa, dove aveva trovato rifugio il latitante. Per lui si procede separatamente, in attesa dell’estradizione. Gli indagati sono accusati a vario titolo di usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso nell’ambito di una inchiesta della Dda di Salerno su un subentro illecito in un credito usurario da parte di tre diversi gruppi criminali, intranei o vicini ai clan D’Alessandro, Genovese e Nuovo Clan Partenio.
Secondo gli inquirenti, i due imprenditori sarebbero finiti nella morsa di tre diversi sodalizi criminali, legati al clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia, al Nuovo Clan Partenio dell’Irpinia e a un gruppo salernitano con ramificazioni nella Valle dell’Irno. Il primo filone d’indagine ruota attorno a una serie di prestiti per circa 95mila euro, concessi tra novembre 2023 e aprile 2024, con tassi d’interesse mensili fino al 12%. Gli imprenditori, schiacciati dal debito, avrebbero pagato interessi per oltre 30mila euro, fino a subire minacce e percosse.
In un episodio documentato dalla DIA, uno degli indagati avrebbe schiaffeggiato una delle vittime, imponendogli il pagamento immediato di altri 40mila euro. Le intimidazioni, spesso accompagnate dal richiamo a “persone legate alla camorra”, avrebbero costretto i due imprenditori a cedere progressivamente a nuove richieste, sempre più esose.L’inchiesta documenta come l’attività usuraria sia partita da un gruppo salernitano guidato un 47 enne di Fisciano il quale, tra fine 2023 e metà 2024, avrebbe concesso prestiti per un totale di circa 95.000 euro, esigendo tassi usurari che arrivavano fino al 12% mensile, e ottenendo in interessi circa 77.550,00 euro in sei mesi.
Il credito, diventato terreno di contesa, avrebbe innescato una guerra sotterranea tra gruppi criminali di zone diverse. A partire dall’estate 2024, i clan stabiesi legati ai D’Alessandro – avrebbero organizzato una spedizione intimidatoria a Fisciano, con volti travisati e a bordo di motociclette, per poi imporre alle vittime di pagare loro la somma di 10.000 euro come prima tranche di un debito residuo.
Dalle indagini poi è emersa una vera e propria successione nella gestione del debito usurario, alla fine nelle mani di soggetti con legami al Nuovo Clan Partenio, che avrebbero rivendicato la “competenza criminale” sull’operazione in quanto gli imprenditori operavano sul territorio irpino. I presunti affiliati avrebbero costretto i due imprenditori a pagare il debito residuo di 60.000 euro (in rate mensili di 2.000 euro) direttamente al clan avellinese, estromettendo definitivamente gli stabiesi. Uno dei debitori convocato in un bar della frazione Caliano di Montoro, dove gli era stata imposta una rata di duemila euro al mese come interesse sulla restante somma di sessantamila euro dal referente del Nuovo Clan Partenio, rispetto alle perplessità di dover pagare sia gli avellinesi che agli stabiesi, gli era stato riferito che era stato trovato un accordo fra i due gruppi. E da qui le richiese estorsive a pagare accompagnate da minacce e pressioni costanti per impedire alle due vittime di sottrarsi al pagamento e per monitorare l’eventuale attività investigativa. Ad attenderli c’era Diego Bocciero difeso dall’avvocato Raffaele Bizzarro – considerato un esponente del sodalizio criminale irpino, tutt’ora irreperibile. Gli imprenditori dall’ottobre 2024 iniziano a versare la somma pattuita all’addetto alla riscossione delle rate imposte fino ad agosto 2025 dal Nuovo Clan Partenio. Gli incontri vengono ricordati tramite messaggio whatsapp: “si devono mandare i 2mila ai ragazzi di Avellino”.


