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In ricordo di Lucia Furno sulle vie del Grano. Il marito: ripartire dalla prevenzione e dalla sicurezza stradale ma l’amarezza è tanta

Ripartire dalla prevenzione nel ricordo della dottoressa Lucia Furno, uccisa da un pirata della strada a pochi passi dal suo studio medico. E’ il senso del confronto promosso dal Gruppo archeologico Irpino e dal Gruppo Archeologico Via Herculea, dalle associazioni “Insieme per Avellino” e “Irpinia Ritrovata” e dal Sistema Produttivo agricolo Capitanata, tenutosi questo pomeriggio al Circolo della stampa. “La prevenzione è sempre stata al centro dell’impegno di mia moglie – spiega il medico Pasquale Porcile, marito di Lucia Furno – Nel 1985 ha conseguito una specializzazione in medicina preventiva per poi svolgere la sua attività nelle scuole come medico scolastico e poi all’Asl di Benevento nel settore dei vaccini per i piccoli. Infine, ha lavorato per 25 anni come medico di base a Mercogliano. E’ un segnale importante che l’amministrazione comunale voglia promuovere un progetto di sicurezza stradale nel suo nome. Bisogna educare le nuove generazioni al rispetto del codice della strada perchè l’auto può trasformarsi in un’arma pericolosissima, se si è imprudenti”. Non nasconde la sua amarezza per una giustizia che “troppo spesso non tutela le vittime in maniera adeguata”.

Lancia l’allarme su un prodotto “come il grano, troppo spesso manipolato attraverso l’uso di pestici, utilizzati soprattutto nei paesi esteri senza controllo. Si tratta di sostanze precancerogene che possono causare gravi patologie. In Italia, per fortuna, i controlli sugli alimenti sono abbastanza rigorosi. Ecco perchè è preferibile scegliere il grano italiano. Ma dobbiamo mantenere alta la guardia”.

Il sindaco Vittorio D’Alessio ricorda con commozione la dottoressa Lucia Furno “E’ dovere della nostra comunità mantenere viva la memoria di Lucia. Da parte dall’amministrazione comunale vogliamo portare avanti un progetto sulla sicurezza stradale che intitoleremo alla dottoressa Furno, un progetto che nasce dalla sinergia tra partecipazione pubblica e privata”. Spiega come  “abbiamo portato avanti con il Comune una serie di studi dedicati al grano del Partenio, custodito alla Banca del seme di Bergamo. Insieme all’assessore del made in Mercogliano e all’agricoltura Annachiara Coppola stiamo lavorando a un progetto per riportare sul Partenio prodotti genuini legati al territorio, nel segno delle origini, favorendo anche l’imprenditoria giovanile, attraverso la promozione di start up”

E’ quindi l’ingegnere e storico Gerardo Troncone a sottolineare la volontà di “affrontare il tema del grano da differenti angolazioni. E’ proprio con il grano che nasce l’uomo moderno, con il passaggio all’agricoltura nell’età del paleolitico settemila anni fa. Le comunità comprendono molto presto che non possono più vivere di raccolta e caccia, ecco perchè imparano a coltivare le graminacee e inventano attrezzati pensati per l’agricoltura. Proprio il grano era al centro degli scambi commerciali tra gli Irpini e gli Etruschi. Ma abbiamo raccontato anche i tanti miti dedicati al grano, che è, purtroppo, oggi uno dei prodotti alimentari più adulterati”.

E’ l’avvocato Domenico Caiazzo a soffermarsi sui miti legati alle divinità del grano, a partire da Demetra, dea della vegetazione e della terra costretta a subire la violenza del rapimento della figlia Persefone, condotta da Plutone nell’Ade. Per vendicarsi la dea condannerà il mondo alla glaciazione e otterà che sua figlia sia restituita alla vita per sei mesi all’anno. Una divinità, quella di Demetra, assimiliata alla dea romana Cerere e alla dea Mefite. Caiazzo mette in discussione una serie di stereotipi e falsi miti legati a Mefite “la regina del mondo uranio e giovio, della vita e della morte, colei che dà il soffio vitale ai nascituri e allo stesso tempo può toglierlo agli uomini. A lei sono dedicati templi da Acquaputrida a Mirabella a Casalbore. Una divinità che la Chiesa cattolica trasformerà in Santa Felicita e San Felice, come attestano alcune iconografie della santa che rimandano alla Mefite”.

E’ lo storico Salvatore Forgione a sottolineare come “esiste ancora una striscia di migliaia di anni di cui sappiamo pochissimo per quel che riguarda la coltivazione del grano. Certamente, alcuni ritrovamenti testimoniano la presenza dell’avena selvatica e di manufatti per la lavorazione dell’avena già 32.000 anni fa. Si tratta di prodotti probabilmente importati grazie al contatto con popolazioni dell’Asia minore”.

E’ quindi il medico nutrizionista Amodio Botta a illustrare le proprietà nutritive del grano tenero e duro, contenenti proteine, lipidi, vitamine e minerali “Consumare frumento integrale – spiega Botta – equivale ad assumere integratori come quelli a base di Omega 3. Se associamo il frumento ai legumi o al parmigiano avremo, ad esempio, un prodotto che equivale alla carne”. E ricorda l’importanza delle fibre contenute nel frumento  che possono ridurre il rischio vasccolare e hanno proprietà antiossidanti, diminuendo anche il rischio del cancro al pancreas”. Spiega come “la pasta, a differenza di quanto si pensa, se inserita in una dieta sana, può favorire la riduzione dell’assorbimento del colesterelo, operare sull’ippotalamo che presiede al controllo dell’appetito e contribuire a ridurre il peso coroporeo”

E’ il medico Giuseppe Maruotti a illustrare la sua battaglia in difesa del grano, contro ogni forma di adulterazione, una battaglia che non ha risparmiato le grandi aziende “Il grano importato dall’estero – spiega Maruotti – contiene diserbanti e concimi che sono cancerogeni. E’ necessario che si affermi una forte coscienza dell’importanza di tutelare prodotti come il nostro grano se vogliamo difendere la salute dei cittadini. Il dato preoccupante è che sono cresciute vertiginosamente le importazioni di grano proveniente dall’estero, semplicemente perchè meno caro. All’estero, a differenza di quanto accade in Italia, le culture sono estensive e richiedono meno spese”. Pone l’accento sull’agnotologia “dobbiamo conoscere la scienza del falso. La pubblicità ci riempie la testa con marche e immagini rassicuranti legate a determinati prodotti ma in molti casi si tratta di alimenti di dubbia qualità, realizzati con grano estero. Il problema dell’Italia è che non esiste una politica alimentare e che nessuno tutela il nostro grano. Nè esiste una politica in difesa del consumatore. il risultato è che ci sono ancora negazionisti che ritengono che non sia l’inquinamento ad aver determinato un’emergenza climatica. Gli stessi grandi commercianti  si preoccupano solo di far lievitare il prezzo della pasta, il risultato è che tutti cercano il grano Senatore Cappelli che è di qualità ma di fatto cosumano il grano canadese, pieno di glifosato che è una sostanza cancerogena”.

E’ quindi Giuseppe D’Amore a rendere omaggio a Lucia Furno con un inno al sole, nel segno della poesia

 

 

 

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