Martedì, 19 Maggio 2026
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Linea Verde racconta l’Irpinia e la sfida di restare

E’ un itinerario che parte dai vigneti di Sant’Angelo all’Esca per abbracciare il tombolo di Montefusco e il Belvedere di Frigento, fino alla Mefite di Rocca San Felice e al gusto del Carmasciano l’omaggio dedicato da Linea Verde all’Irpinia. Un itinerario che consegna la bellezza dei borghi, la lotta contro lo spopolamento, la scommessa di chi ha scelto di restare o di tornare. Uomini e donne come Milena Pepe, imprenditrice agricola nata in Belgio, nelle cui vene scorre sangue irpino. “Mio padre, nativo di Sant’Angelo all’Esca – racconta all’inviato di Linea Verde Peppone – non perdeva occasione per passare qui le sue estati, ricordo i sapori e i profumi di questa terra. Poi la scelta di tornare in Irpinia e ripartire dalla ricchezza rappresentata dai vigneti. Dopo la laurea in viticoltura, mi sono dedicata alla produzione del Taurasi grazie ai miei artigiani del vino”. Storie di restanza come quello di Gerardo Coppola di San Mango, appassionatosi da ragazzo alla coltivazione dei fichi, autentica eccellenza locale, con la sua speciale varietà del frutto, che mai ha pensato di partire, anche se ammette che “sono pochi i giovani che si dedicano all’agricoltura poichè quella del contadino è una vita che comporta tanti sacrifici”. O ancora di chi come Luigi Ciasullo ha scelto di scommettere sul Cammino della Restanza che passa per Zungoli “Poichè questo è un paese costretto a fare i conti con lo spopolamento ma anche proiettato verso il futuro, come testimoniano il Museo diffuso, le grotte bizantine fino al castello normanno”. Anche se ammette che “per restare ci vuole coraggio”. Una scommessa, quella della restanza, che passa per la valorizzazione del territorio, dal Museo di Frigento con le cisterne e le epigrafi romane fino al Belvedere ma che implica anche la necessità di fare i conti con il passato rappresentato dal sisma, raccontato da Andrea Famiglietti che rievoca quel 23 novembre del 1980 che rase il suolo interi paesi. Tante le voci e i volti che scorrono nello speciale, come Salvatore Forgione, allevatore, che si sofferma sulla ricchezza rappresentata dal Carmasciano e dai prodotti caseari locali, un miracolo su cui si sofferma anche Manuel Lombardi. Una produzione che ha la sua specificità nella fertilità dei terreni dove le pecore sono condotte al pascolo, anche grazie allo zolfo della Mefite, sparso dal vento sul terreno. Ed è proprio la Mefite una delle protagoniste dello speciale, a raccontare questo lago sulfureo sacro all’antica divinità, considerato la Porta degli Inferi, è la guida turistica Raffaele Bertolini, un luogo che conserva ancora sacralità e mistero. Dal valore della transumanza, riconosciuta come patrimonio Unesco, su cui si sofferma la guida turistica Luigi Ciasullo, che rivive nelle suggestioni dei tratturi trasformati in percorsi escursionistici con tanto di sarcianella, che i pastori portavano con sè lungo il tragitto agli erbari di Franca Molinaro tra cicoria e tarassaco fino al tombolo di Montefusco, dalle proprietà del succo d’uva, illustrate da Ciro Vestita, alle olive di Luogosano fino alle orecchiette preparate dalle massaie locali, dal tartufo al caciocavallo impiccato con tanto di festa della vendemmia finale con gli inviati Peppone Calabrese, Fabio Gallo e Margherita Granbassi che non smettono di sottolineare la bellezza di una terra che conquista a prima vista e i ritmi della Compagnia Popolare Casalborese che ci ricordano il potere dei ritmi popolari. Poichè come ricorda Arminio “Per restare servono radici profonde in grado di reggere il vento”.

 

 

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