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Incidente mortale A16, tre anni di reclusione per l’automobilista irpino che ha causato il tamponamento

E’ arrivata quanto meno un po’ di giustizia per i i familiari di Pasquale La Rocca D’Avino, assistiti da Studio3A. All’esito dell’udienza di ieri, giovedì 18 maggio 2023, in Tribunale a Nola (Napoli), il giudice, dott. Lucio Aschettino, ha condannato a tre anni di reclusione E. P., 57 anni, di Avellino, ritenendolo colpevole del reato di omicidio stradale con l’aggravante di aver causato lesioni gravi anche ad altre persone, per aver innescato il terribile tamponamento a catena costato la vita al quarantaduenne di Somma Vesuviana (Na) e il serio ferimento di altri occupanti le vetture coinvolte.

L’imputato ha beneficiato della riduzione di un terzo della pena prevista dal rito abbreviato scelto ma, data l’entità della condanna, non potrà usufruire della sospensione condizionale. E’ stato condannato anche al pagamento di tutte le spese processuali e al risarcimento, da definire in separata sede, delle parti civili tra cui alcuni congiunti della vittima, costituitisi con l’avv. del foro di Santa Maria Capua Vetere Vincenzo Cortellessa, e gli è stata altresì inflitta la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per due anni.

Il tragico incidente stradale è successo il 25 marzo 2022, alle 18.15, sull’A16. L’incolpevole Pasquale La Rocca D’Avino stava tranquillamente percorrendo l’autostrada in carreggiata ovest con direzione Napoli-Bari alla guida di una Fiat 600, con a bordo anche una trentasettenne di Marigliano (Na), e correttamente aveva rallentato a causa di un lieve incidente senza feriti davanti a sé quando all’improvviso, all’altezza del chilometro 20+740, nel territorio comunale di Casamarciano (Na), sulla sua utilitaria si è abbattuta da tergo, a una velocità stimata in 108 km/h, la Mercedes Classe B di E. P. che procedeva nella stessa direzione, scatenando l’inferno e innescando un rovinoso tamponamento multiplo. In seguito al violentissimo impatto da dietro, la 600 è stata infatti sospinta contro il veicolo che la precedeva, una Alfa Romeo Giulietta, che a sua volta è stata proiettata in avanti tamponando una Chevrolet Aveo. Ad avere la peggio, purtroppo, il quarantaduenne, deceduto praticamente sul colpo a causa del gravissimo trauma cranio-encefalico riportato nei ripetuti urti sulla sua auto, ridotta un ammasso di lamiere: “miracolati” invece gli altri occupanti le vetture, alcuni dei quali però hanno riportato lesioni serie a cominciare proprio dalla passeggera della 600, trasportata e ricoverata inizialmente in prognosi riservata all’ospedale Moscati di Avellino.

Al conducente della Mercedes, iscritto fin da subito nel registro degli indagati, il Pubblico Ministero della Procura di Nola dott.ssa Patrizia Mucciacito, titolare del relativo procedimento penale, ha imputato di aver causato il decesso di La Rocca D’Avino, per citare la sua richiesta di rinvio a giudizio formulata al termine delle indagini preliminari, “per colpa consistita in imprudenza, negligenza e imperizia e in violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale“, avendo tenuto “una condotta di guida pericolosa, disattenta e negligente e omettendo di mantenere le distanze di sicurezza tra i veicoli, così travolgendo la Fiat 600 che lo precedeva“. Fatto ancora più grave e incomprensibile, tenuto conto che era una bella giornata e a quell’ora di un giorno di primavera c’era ancora il sole e la visibilità era ottima, e “avvenuto per esclusiva imperizia di E. P. che ometteva di comportarsi in maniera prudenziale non adeguando la velocità alle condizioni di strada e in modo tale da non costituire pericolo per la circolazione, omettendo di vigilare sulla distanza di sicurezza” sempre per riportare l’atto del magistrato basatosi sulla perizia cinematica ad hoc sull’incidente affidata all’ingegner Guido De Joanna. Il quale ha concluso il suo elaborato addebitando la causa del sinistro “unicamente alla condotta di guida dell’imputato“: alle operazioni peritali ha partecipato e fornito un prezioso contributo anche l’ingegner Carmine Matrisciano quale consulente tecnico per la parte offesa messo a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui, attraverso il consulente legale dott. Vincenzo Carotenuto, si sono affidati i familiari della vittima per fare piena luce sull’incidente e per ottenere giustizia, unitamente, per la parte penale, all’avv. Vincenzo Cortellessa.

Si è così arrivati al processo e alla sentenza di ieri. Pasquale La Rocca D’Avino ha lasciato in un dolore immenso la mamma Carpinella e i quattro fratelli Luigi, Carolina, Annamaria e Patrizio, oltre ai nipoti a cui era legatissimo. I familiari sapevano bene che nessuna pena sarebbe stata commisurata per ripagare la loro immensa perdita ma, con Studio3A, confidavano in una risposta adeguata dalla giustizia penale che, pur con tutti i limiti della legge italiana, è arrivata con una condanna tutt’altro che “simbolica”.

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