E’ dedicato a Giacomo Leopardi, poeta capace di anticipare temi e riflessioni del Novecento, il numero speciale di Infiniti Mondi “Sguardi contemporanei tra Recanati e Napoli”. Un percorso realizzato in collaborazione con l’Istituto Gramsci delle Marche, che esplora aspetti molteplici della produzione dell’autore dei Canti e delle Operette Morali, dal dialogo tra Valerio Calzolaio e Pietro Ingrao di fine anni ’90 a Recanati ad estratti dal Leopardi progressivo di Cesare Luporini, dal racconto di Gianni Zagato su un dialogo immaginario tra Leopardi e sua madre alla riflessione dello Chef Antonio Tubelli sull’incontro del poeta con la cucina e la natura vesuviana fino agli articoli e saggi di Piero Bevilacqua, Gianfranco Borrelli, Mario Carassai, Marco Ferri, Iaia De Marco, Mario Martone, Claudia Siano, Paolo Speranza, Rossana Valenti. E’ il direttore Gianfranco Nappi a sottolineare nell’introduzione l’attualità di Leopardi “Chi può dire che, in qualche modo, il suo tormento critico sul senso dei tempi suoi, sul senso di quella razionalità economica e modernità che si andavano generalmente affermando e nei confronti delle quali il suo spirito critico si levava altissimo, non interroghi e solleciti direttamente anche noi, oggi, quando anche sembra che quelle razionalità e modernità stiano compiendo, prive di un indirizzo non utilitaristico, un nuovo salto che estrania e annichilisce natura e umanità? E così abbiamo voluto provare a ‘rileggerlo’ con tanti contributi e da diversi angoli di visuale, necessari per un poeta e intellettuale davvero straordinario per la ricchezza dei piani della sua riflessione e opera”.
Nappi ricorda come “Il bellissimo Dialogo che apre il volume fu organizzato proprio dall’Istituto Gramsci: sul finire di quegli anni Novanta del secolo scorso, Pietro Ingrao, sollecitato da Valerio Calzolaio, sviluppa un piano di riflessioni che mantengono una grande freschezza pur a distanza significativa di tempo. Se volete, per noi, un modo anche per riandare a Pietro Ingrao nel decennale della sua scomparsa”. “Gramsci – scrive Mario Carassai, direttore dell’Istituto Gramsci delle Marche, non ha dedicato saggi specifici a Leopardi, ma i suoi studi contengono riferimenti che mostrano una profonda sintonia intellettuale tra i due; in particolare per quanto riguarda l’intelligenza, la ricerca della verità; o il pessimismo, concepito da Gramsci come pessimismo dell’intelligenza. L’intellettuale sardo riconosceva la grandezza letteraria di Leopardi, tuttavia in qualche modo ne evidenziava le posizioni politiche: Gramsci, con il suo impegno civile e politico, si poneva in contrasto rispetto all’isolamento e al pessimismo cosmico leopardiano, preferendo una visione di parte, attenta, della realtà. In una lettera a Tania, Gramsci ironizza con il movimento rondista che riscopriva Leopardi come «[…] più grande scrittore italiano e che la prosa del Leopardi dà il migliore modello alla letteratura italiana».”. Una riflessione che prosegue con l’individuazione da parte di Gramsci del linguaggio del moderno di Leopardi, che si fa narrazione delle contraddizioni del progresso ma anche denuncia dell’isolamento dell’intellettuale. Ad accomunarli il desiderio e il coraggio di una società diversa che Leopardi cercherà di realizzare lasciando Recanati. Ed è proprio Ingrao a porre l’accento sul carattere di precursore di Leopardi, evidenziando la “contrapposizione e anche la dialettica tra idillico ed eroico non rende la enorme modernità di questo poeta e di questa poesia, l’invenzione lessicale straordinaria che attraverso questa invenzione rende questo trascolorare che a me sembra il verbo più leopardiano che esista”.
Un omaggio che si affianca agli estratti proposti da Rinascita nel 1980, a partire da quello che fu un lavoro di svolta negli studi leopardiani operato da Cesare Luporini con il suo Leopardi progressivo del 1947, e di cui Rinascita preannunciava la nuova pubblicazione. Dal rapporto tra Leopardi e la musica, evidente nell’interesse per le arie di compositori della sua epoca, nell’attenzione rivolta ai libretti musicali di Rossini, nella partecipazione a rappresentazioni operistiche fino alla filosofia musicale che pervade la sua produzione, analizzato da Valerio Calzolaio al problema politico nel poeta di Recanati, affrontato da Cesare Luporini, che si pone nella “miglior tradizione del pensiero settecentesco, come problema dell’interesse pubblico, dell’utilità comune, e Leopardi non dubita mai un istante di presentare questo ultimo come problema dell’uguaglianza. (…)”, per scoprire come la società moderna è una società antisociale, contraddittoria, espressione della corruzione della società umana, della barbarie che deriva dall’eccesso della ragione. Enrico Ghidetti si sofferma sul suo carattere di moralista che muove da una concezione iniziale di isolamento dell’uomo per giungere all’idea di un’umanità sociale e progressiva, in cui vivere, operare e agire è possibile solo per gli altri. Mentre la denuncia di Leopardi del nichilismo dominante, dell’inevitabile processo di disgregazione dell’uomo sembra preannunziare la battaglia di Pasolini contro la società consumistica, la negazione dello sviluppo come agente di emancipazione. Dal rapporto tra Leopardi e Machiavelli di Gianfranco Borrelli alla lettura delle Operette Morali di Marco Ferri mentre Iaia De Marco lo definisce il più moderno degli scrittori antimoderni mentre il tema del naufragio è analizzato da Rossana Valenti, dalla testimonianza di Mario Martone che racconta le fasi che lo hanno avvicinato a Leopardi da regista, dal rapporto con Napoli di Francesco Paolo Botti, dalla sua riflessione sulla categoria del bello a partire dall’osservazione dell’universo celeste fino alle delizie del palato secondo Antonio Tubelli all’analisi di Paolo Speranza che esplora il rapporto tormentato tra Napoli e Leopardi, in bilico tra suggestioni folgoranti e amare incomprensioni, anche a causa del suo ateismo e del rigore e riservatezza giudicati come supponenza, nel segno di quella diffidenza e ambiguità che accompagnarono gli ultimi anni di Leopardi. Un percorso che continua con un saggio dedicato alla rinascita, alla morte fino all’eternità del poeta secondo Claudia Siano e si conclude con l’Operetta Morale di Mimmo Grasso.
A caratterizzare il numero anche altri saggi, che abbracciano temi molteplici, come la Lectio sull’Europa tenuta a Parigi da Etienne Balibar, uno dei più importanti studiosi e filosofi europei. E poi Iaia De Marco su quel terremoto a Lisbona del 1775 e Ranieri Popoli sull’esperienza meridionalistica a Tufo, in Irpinia. A guidare la coalizione civica dalla forte natura progressista sarà negli anni Settanta un personaggio straordinario, Sandor Luongo, al suo fianco protagonisti delle battaglie legate alle miniere come Berardino Zoina o il professor Carmine Campanile, futuro sindaco. Un impegno che partirà dall’attenzione ai giovani con l’istituzione di una scuola materna e la necessità di garantire a tutti il diritto all’istruzione, senza distinzioni di classe sociale, fino alla riorganizzazione della Biblioteca Saverio Guerriero. Dalla nascita dei primi consultori familiari alle prime cooperative agricole. Si ponevano, in questo modo, le basi di un percorso di innovazione istituzionale e di visioni di sviluppo basata sul protagonismo popolare. Un itinerario che prosegue con uno sguardo sugli Artisti, raccontati da Massimo Tartaglione e la Graphic Novel raccontata da Daniela Pergreffi. A illustrare il nuovo numero nei giorni scorsi a Tufo Antonio Bassolino, Gianfranco Nappi, direttore di Infiniti Mondi, Sandro Di Blasi, architetto e Giuseppina Volpe, assessore del Comune di Montella, Giuseppe Moricola, già sindaco di San Potito e Francesco Nigro, già sindaco di Tufo.



