Il Consiglio di Stato ha confermato in via definitiva l’Interdittiva Antimafia nei confronti di una società irpina attiva nei settori del calcestruzzo e dell’edilizia, accogliendo l’appello del Ministero dell’Interno e ribaltando la precedente decisione del TAR Campania (sezione di Salerno) del maggio 2025.
Per le associazioni del territorio — Libera Avellino, Legambiente Avellino e Arci Avellino — la decisione del supremo organo di giustizia amministrativa non chiude una vicenda, ma ne apre una più ampia. Tra le richieste delle associazioni c’è la richiesta di un tavolo permanente in Prefettura, per un monitoraggio continuo del territorio e non interventi sporadici. La seconda riguarda le scuole: educazione alla legalità concreta, capace di fornire strumenti per riconoscere i meccanismi delle mafie. La terza proposta prevede l’istituzione di commissioni antimafia nei comuni con più di 15.000 abitanti, dove si concentrano appalti, decisioni amministrative e pressioni. La quarta chiede un’indagine sistematica sulla criminalità ambientale in Irpinia, basata su dati e connessioni verificabili. La quinta, infine, auspica un piano nazionale contro l’abusivismo edilizio, con un potenziamento dei poteri delle Prefetture — anche in forma sostitutiva — nei confronti degli enti locali inadempienti. E alle istanze delle associazioni, il Prefetto di Avellino Rossana Riflesso ha risposto a margine della firma del Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Interno, l’Agenzia del Demanio e il Comune di Sant’Angelo dei Lombardi, avvenuta questa mattina, a palazzo di Governo in città. «Libera e le altre associazioni hanno preso atto che sul territorio esistono compromissioni legate a forme di criminalità organizzata, che in realtà sono sempre esistite. L’attività della prefettura valuta costantemente situazioni a rischio e capita che vengano emesse interdittive. Non c’è nulla di strano o eccezionale: è una normale attività della prefettura. Probabilmente in questo caso il nome è più eclatante, suscitando maggiore interesse e curiosità. Noi continueremo a fare il nostro lavoro con dedizione, onestà e determinazione, senza voler perseguitare nessuno».
LA VICENDA
Il primo provvedimento emesso dalla Prefettura di Avellino e’ quello dell’8 dicembre 2023, con il quale il Prefetto di Avellino aveva respinto l’istanza di permanenza in White List per profili interdittivi antimafia.
l Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sezione distaccata di Salerno, ha accolto il ricorso presentato dalla società contro la decisione del Prefetto di Avellino. Il gruppo imprenditoriale era stato escluso dalla White List, per presunte irregolarità riconducibili alla normativa antimafia. Ma i giudici del Tar di Salerno hanno annullato il provvedimento emesso dalla Prefettura in data 10 luglio 2024.
Il ricorso iniziale era stato presentato il 7 febbraio 2024, in opposizione a un precedente diniego prefettizio risalente all’8 dicembre 2023. Nel corso del procedimento, la società ha presentato motivi aggiuntivi anche contro un ulteriore provvedimento, adottato il 1° marzo 2024, in seguito a un’istanza di autotutela. È intervenuta, inoltre, un’ordinanza cautelare del TAR (n. 158/2024), successivamente confermata dal Consiglio di Stato (n. 2567 del 5 luglio 2024), che ha condotto la Prefettura a riesaminare la vicenda, coinvolgendo anche gli uffici territoriali di Roma e Firenze, interessati da provvedimenti analoghi nei confronti di società collegate alla medesima proprietà.
Il Tribunale le amministrativo regionale aveva dichiarato superati e improcedibili, gli atti impugnati dell’8 dicembre 2023 e del 1° marzo 2024, in quanto sostituiti dal provvedimento del 10 luglio. Aveva invece accolto i motivi aggiuntivi riferiti a quest’ultimo, ritenendolo carente di motivazione. Secondo i giudici, la Prefettura di Avellino non aveva adeguatamente giustificato l’esclusione delle misure di collaborazione previste dall’articolo 94-bis del Codice Antimafia. Ad avviso dei giudici amministrativi non vi era stata un’adeguata valutazione circa la possibilità che eventuali contatti con ambienti criminali siano stati meramente episodici e che la situazione dell’impresa risulti sanabile, anche alla luce delle misure correttive già adottate.
E la Prefettura di Avellino aveva avuto la possibilità di adottare un nuovo provvedimento, nel rispetto delle indicazioni fornite dal TAR. Un Riesame degli atti ,che nel luglio 2024 aveva portato il Ministero dell’Interno a concludere per una conferma della misura interdittiva: «permangono elementi che fanno ritenere concreto e non occasionale il pericolo di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionarne le scelte e gli indirizzi e che, dunque, nei confronti della stessa non sussistono gli estremi per l’applicazione delle misure di prevenzione collaborativa ex articolo 94-bis».
Una decisione che era giunta al termine di una riunione congiunta dei Gruppi interforze antimafia delle Prefetture di Avellino, Roma e Firenze, in quanto la Prefettura di Firenze è risultata destinataria di analogo obbligo di riesame imposto dal TAR Firenze in relazione a provvedimenti interdittivi emanati nei confronti di altre due società e la Prefettura di Roma è risultata coinvolta in un procedimento antimafia relativo ad altra società della medesima holding. I due provvedimenti interdittivi, quello del dicembre 2023 e del marzo 2024 erano giunti a seguito di una lunga istruttoria da parte della Prefettura. Come si legge nella sentenza, la Prefettura aveva elencato i precedenti giudiziari e le segnalazioni di reato, risultanti dall’istruttoria svolta dalla Questura, a carico proprio dei “due fratelli attuali detentori dell’intero capitale della società ricorrente, oltre che di un terzo fratello, -….., estromesso dalla società ricorrente come misura di self-cleaning all’esito dell’adozione delle prime interdittive da parte della Prefettura di Firenze nei confronti di altre società collegate alla famiglia”.
Un iter lungo e complesso, che ora con la pronuncia definitiva del Consiglio di Stato, chiude il contenzioso, sancendo la legittimità dell’azione preventiva dello Stato contro il rischio di infiltrazioni nell’economia.



