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Intorno alla Repubblica delle banane 

Non sono state ancora presentate le liste elettorali e già molti fatti dimostrano quanto l’aria politica sia destinata a diventare sempre più irrespirabile. Promesse fantasmagoriche, che hanno fatto gettare la spugna anche a qualche diligente economista che voleva misurarne i costi! Colpi bassi. Vistosi tentativi di disinfomatja. E brutti scherzi giocati dal nervosismo, come la sollevazione di esponenti Pd rispetto alle presunte simpatie grilline di Orietta Berti, divenute un caso nazionale. Nell’enorme frullatore mass-mediatico finiscono per confondersi dettagli irrisori, fake news e vicende gravissime per le ricadute istituzionali.

Queste ultime, in un qualunque Paese democratico, avrebbero provocato forti reazioni collettive. Da noi, invece, cadono in un clima di rassegnata inconsapevolezza. E nel comodo, se non complice, silenzio della maggior parte del mondo dell’informazione. La prima vicenda, gravissima, è la eventuale rivelazione di provvedimenti governativi da parte dell’allora premier Renzi a De Benedetti. La maggior parte dell’informazione si è limitata a considerare l’oscuro episodio sul versante dei possibili guadagni del finanziere. E ha palesemente ignorato gli aspetti più inquietanti, che riguardano invece la assoluta riservatezza delle informazioni a disposizione delle autorità di governo. Non sono in discussione ipotesi di reato, a cominciare da un insider trading difficile da provare, ma il rispetto del dovere politico della segretezza come garanzia dell’interesse comune. Gli italiani hanno il diritto di sapere se c’è stata una imperdonabile leggerezza da parte di Renzi, il quale non ignorava l’attività di De Benedetti. Perciò non è questione di quali dettagli siano stati rivelati, ma se sia stata in un modo qualunque confermata la volontà governativa di procedere! Possibile che un dubbio di tale portata debba rimanere irrisolto e essere lasciato alla lotta politica, senza esclusione di colpi, tra la cordata renziana e quelle avversarie ?

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L’altro fatto incredibile è la palese intrusione di ambienti statunitensi negli affari interni del nostro Paese. Stavolta ad opera del partito democratico Usa che, all’epoca della presidenza Obama, grazie ai buoni uffici dell’ ambasciatore a Roma, riuscì a imporre Renzi come premier! In un documento presentato alla commissione esteri del Congresso Usa vengono riportati indizi di una presunta “operatività” russa sul fronte elettorale italiano fondata sui buoni rapporti con Lega e M5S. Chiaramente una “patacca”, quasi certamente ispirata da soffiate nostrane, dettate dalla paura di una affermazione dei Cinquestelle. Ora, per carità, specie dopo la seconda guerra mondiale dobbiamo tanto agli Usa. Ma é troppo rivendicare il diritto degli elettori italiani di compiere autonomamente le proprie scelte? Lo stesso Presidente francese Macron si è sentito in dovere di fare un meno invasivo ma sempre discutibile endorsement al buon Gentiloni, di cui si è augurato la rielezione. Infine, rispondono alla stessa logica anche i richiami del commissario europeo Moscovici sulla possibile instabilità politica italiana. Inammissibili invasioni di campo, passate sotto altrettanto inammissibili silenzi ! Ed é imperdonabile che nessun organismo parlamentare abbia protestato! Infine, una curiosità la dice lunga sul Paese approssimativo che continuiamo ad essere. Sul simbolo elettorale di Fi compare la scritta “Berlusconi Presidente”. Non sono in ballo possibili valutazioni politiche -favorevoli o contrarie – sul fatto che un partito ripresenti come leader un condannato in via definitiva per frode fiscale e ancora imputato per gravi reati. Il rilievo, invece, riguarda l’accostamento del cognome alla qualifica di “Presidente” che appare, se non truffaldino, certamente molto equivoco se non ingannevole. Stimola, infatti, la possibile percezione di una equiparazione tra presidenza di FI e candidatura a premier. Considerata l’incandidabilità dell’ex Cavaliere fino all’8 marzo, è mai possibile che questa anomalia non venga sottolineata né sanzionata, come invece accade ai simboli somiglianti ?

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud

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