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Irpinia e Sannio, è sos acqua: ecco lo stato delle fonti

L’acqua è poca, e la papera non galleggia. Un’espressione che calza a pennello per l’Irpinia, paradossalmente, il più grande bacino idrico d’Europa, ma che si ritrova con le sorgenti a secco e interruzioni giornaliere senza sosta. E stavolta, come nel 2017, la provincia di Avellino si ritroverà a vivere un nuovo incubo che si chiama emergenza idrica. I corsi d’acqua risultano calanti, assieme alle sorgenti. Un quadro grave, che ha spinto i gestori a lanciare l’allarme, anche in coincidenza dell’innalzamento delle temperature, che generano un consumo raddoppiato e anche dissennato delle risorse. L’Alto Calore, gestore del servizio idrico in Irpinia e in alcuni comuni sanniti,   ha inviato una lettera ai sindaci dei comuni soci, alla Provincia di Avellino e ai prefetti di Avellino e Benevento per mettere in guardia sull’emergenza idrica in arrivo. A firmarla, l’amministratore unico Antonio Lenzi e il direttore generale Andrea Palomba, che sottolineano l’urgenza di sensibilizzare la popolazione a un uso responsabile della risorsa.

La comunicazione parte da una constatazione netta: l’aumento previsto dei consumi idrici, sommato alla riduzione della disponibilità d’acqua potrebbe portare, tra l’estate e l’autunno, a gravi difficoltà nell’approvvigionamento idrico.   L’allarme è stato lanciato   in base ai dati elaborati dall’Osservatorio  permanente degli utilizzi idrici   idriche dell’Autorità di Appenino Meridionale, che ha stilato, durante la riunione del 27 maggio,  uno scenario di severità idrica medio- alta per l’uso potabile per la Puglia, il Lazio, Molise, le province di Avellino, Benevento e Chieti. Ma cosa vuol dire? Significa che i volumi cumulati negli invasi non sono sufficienti a garantire gli utilizzi idropotabili ed irrigui.

Invece per la Basilicata, ad eccezione dell’area Basento-Camastra- Agri, la Calabria, e per la Campania, ad eccezione delle province di Benevento e Avellino, la disponibilità idrica è ancora soddisfacente. Secondo i dati disponibili e le analisi per i principali schemi idrici dell’Authority, si profilano situazioni di significativa criticità. Per gli invasi dello schema Ofanto, attualmente si riscontra una disponibilità di circa 105,0 Mm3 con un deficit di circa 1,2 Mm3 rispetto al periodo omologo dello scorso anno, con una forte criticità per l’invaso di Conza che fornisce acqua anche ad altre regioni, tra cui la Puglia. Ad Aprile era al 74,52% di riempimento, registrando un deficit di 10 milioni e mezzo di metri cubi rispetto ai volumi massimi autorizzati, nonché -mln. mc. 4,76 rispetto al 2024. Sempre in Irpinia, nell’Alta Valle del Sele, la sorgente Sanità registrava, ad Aprile, la portata media più bassa del decennio: 3000 litri al secondo contro l/s 3.207 del 2020 e l/s 3.222 del 2017; lo stesso sta accadendo alle sorgenti dei monti Picentini, Cassano e Serino.

Ma rispetto al 23 maggio del 2024, dove si registrava una disponibilità di 34, 06 metri cubi, ora si rileva nello stesso giorno del 2025 una riduzione del 3, 17 con 30, 94 metri cubi in meno. Per il gruppo sorgivo Sele – Calore emerge anche un ritardo nel processo di ricarica delle sorgenti con un deficit di portata, rispetto alla media storica di circa 1200 litri al secondo, per le sorgenti di Cassano irpino è di circa 700 litri al secondo per la sorgente Sanità di Caposele, con valori della media di m a r z o inferiori a quelli rilevati nel 2017. Per la sorgente Sanità, la disponibilità idrica registrata ad aprile del 2025 era di 3031 litri al secondo, con un deficit di ben 704 litri rispetto ai 3904 litri al secondo del 2024. Non va meglio per le sorgenti di Cassano irpino, dove l’assottigliamento delle risorse idriche si fa ancora più significativo.

 

Rispetto al 2024 si registra una riduzione di ben 746 litri al secondo con una disponibilità, che tocca il minimo storico con soli 1924 litri al secondo rispetto ai 2670 del 2024 e ai 3070 di media storica raggiunti tra aprile del 1992 fino al 2022. A certificare una situazione emergenziale, come quella da incubo vissuta dalla provincia di Avellino nel 2017, anche gli screening realizzati dall’Alto Calore, con un vertiginoso impoverimento delle sorgenti. Oltre 350 i litri in meno al secondo registrati nel mese di giugno del 2024 rispetto alla media calcolata nello stesso periodo dal 2011 al 2023, con una diminuzione della portata dei gruppi sorgentizi, che è passata dal 44,6% del report precedente al 53,4 % dell’ultimo report registrato lo scorso 8 luglio dall’Alto Calore e inviato ai sindaci dei comuni soci, alla regione Campania e all’Autorità di Bacino Appenino Meridionale. Ma a destare preoccupazione è, soprattutto, lo stato delle sorgenti: nel comune di Montella, la portata della sorgente Candraloni è stata a giugno di 55 litri al secondo, rispetto all’ 86% registrato tra il 2011-2023. Un grave deficit idrico si registra anche alle sorgenti di Acqua del Pero (-52,4 %), Bocca dell’Acqua a Sirignano (- 62,7%). Al calo fisiologico delle sorgenti si aggiunge la dispersione idrica, che supera ormai la media del 60% per via delle perdite accumulate e non riparate per la tardiva autorizzazione del tribunale ad Alto Calore ad appaltare alle ditte specializzate i lavori di manutenzione.

 

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