Una riflessione a tutto campo sulle origini dell’atavica diatriba tra islām ed omosessualità e sul ruolo che gioca la sessualità all’interno della religione stessa. E’ l’idea da cui nasce “Islām and Lenses of Gender“, in programma il 24 ottobre, alle 9, tra le mura della sala conferenze di Palazzo Corigliano con esperti dell’Università di Napoli L’Orientale, il rettore dell’Istituto CALEM e Imām dr. Ludovic Mohamed Zahed e il ricercatore e autore del documentario “Allah Loves Equality: Being LGBT in Pakistan” Sunny (Fasial Zia). Una figura religiosa centrale quella dell’Imām franco-algerino, primo Imām dichiaratamente omosessuale a costruire una moschea inclusiva in Europa (con sede a Parigi), oltre a costruire un ponte per un nuovo spirito di dialogo tra l’islām e la comunità LGBT+ musulmana. Nel pomeriggio ci si trasferirà presso l’ex Asilo Filangieri per la proiezione del documentario “Allah Loves Equality: Being LGBT in Pakistan” e per il successivo intervento e dibattito con il regista Wajahat Abbas Kazmi. Il documentario “Allah Loves Equality: Being LGBT in Pakistan”, in particolare, è una testimonianza delle lotte affrontate dalla comunità LGBTQ+ in Pakistan, che, sebbene sia sostenuta da numerosi gruppi e organizzazioni, continua ad essere socialmente emarginata. L’iniziativa del gruppo “Hissa” ha come obiettivo quello di dare visibilità ad un fenomeno che da anni interessa la maggior parte dei paesi islamici, cercando di comprendere quali siano state le motivazioni che hanno dato adito all’atavica diatriba tra islām ed omosessualità e quali siano i frutti prodotti. A causa della giurisprudenza in vigore, in almeno dieci paesi musulmani l’omosessualità è considerata reato, punibile con l’incarcerazione o addirittura con la pena di morte. Oltre a dover fronteggiare numerose difficoltà (come accettare la propria sessualità), i membri delle minoranze musulmane LGBT+ sono costretti anche ad affrontare il giudizio della propria comunità etnica e religiosa. Le testimonianze di Sunny (Fasial Zia) e Wajahat Abbas Kazmi e il loro lavoro documentaristico in Pakistan diventano l’occasione per comprendere la situazione, spesso molto pericolosa, in cui vivono i membri delle comunità LGBT+ pakistana, spesso costretti a scappare dalle loro famiglie e gruppi di appartenenza, che, nella maggior parte dei casi, sono i primi tribunali inquisitori nei loro confronti. Il tentativo è quello di analizzare la lotta affrontata da gay, lesbiche e transgender musulmani ed esaminare le dinamiche tra identità religiosa e identità sessuale, illustrando il ruolo che la sessualità gioca all’interno della religione stessa, nonostante le regole e precetti imposti dalla Shar’iah. Dunque, l’importanza dell’eros nell’islām, componente integrante nella vita dei fedeli musulmani, ma allo stesso tempo come viene tratteggiato quel confine tra lecito e illecito. A prendere parte al dibattito Michele Bernardini, Rosario Sommella, Silvana Palma, Ersilia Francesca, Vasco Fronzoni, Ludovic Mohamez Zahed, Domenico Rizzo, Sara Borrillo.
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