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Per una borghesia delle idee, Iermano: la politica riscopra il ruolo della cultura e della progettualità

Il confronto alla Biblioteca Provinciale, De Luca: ritroviamo il valore della partecipazione dell’appartenenza, Capozza: paghiamo le conseguenze del lassismo di tanti. Pascale: si è perso di vista il bene comune, Di Grazia: ricostruiamo comunità pensanti

“La politica è chiamata a riguadagnare il suo realismo, inteso come capacità di attuare azioni ma anche di definire prospettive legate al futuro, fatte di passione e idealità”. Spiega così il professore Toni Iermano la sfida lanciata dal ciclo di incontri “Educare alla politica” che ha fatto tappa, questo pomeriggio, alla Biblioteca Provinciale. Un confronto per tentare di comprendere “Dove è finita la borghesia?”. Iermano pone l’accento sulla centralità della cultura, quando si parla di politica: “E’ chiaro che c’è bisogno di una élite che possa essere tale, senza intaccare diritti e principi di uguaglianza. Ma il concetto di elite non ha nulla a che vedere con la divisione tra classi sociali quanto con la conoscenza, con una classe dirigente che faccia riferimento non solo a chi comanda ma a chi promuove idee, che sappia rendere la politica pensiero e parola”. Sottolinea, con amarezza, come “si è finito con l’identificare il popolare con la forma degenere di populismo, il voto di scambio si è insinuato dove esisteva il bisogno”.  Chiarisce come la borghesia, a partire dal dopoguerra, si sia identificata con una classe media che non aveva alcun carattere innovativo ma era solo caratterizzata dai miti benessere. Di qui la domanda se sia mai esistita nella città di Avellino una borghesia dell’impresa, legata alla forza delle idee. Per chiarire che “La borghesia meridionale ha fatto non pochi danni al Sud, ora scegliendo la strada del trasformismo, ora omologandosi al potere. Ci siamo trovati di fronte ad amministratori senza alcuna progettualità culturale. Ancora oggi  è così”. Poichè “ad essere mancata è stata una borghesia associata ad uno status culturale e non sociale”.

Il senatore Enzo De Luca pone l’accento sulla necessità di salvare il sistema democratico in una società che ha perso il senso della comunità, dell’appartenenza e della partecipazione “A prevalere è l’indifferenza in uno spazio in cui mancano luoghi di confronto. Dobbiamo fare i conti con il vuoto rappresentato dalla mancanza dei partiti che davano voce ai territori e garantivano partecipazione. Oggi i territori non contano più. Ecco perchè porto avanti l’idea di stabilire un coordinamento tra associazioni culturali del territorio per costruire un movimento che faccia sentire la nostra voce. Non è possibile restare in silenzio”. Gerardo Capozza, alla guida di Sistema Irpinia, ricorda come “La borghesia in Irpinia, spesso, è stata a guardare. Oggi paghiamo le conseguenze di quel lassismo, viviamo una situazione difficilissima in cui i giovani hanno perso ogni speranza e continuano ad emigrare. Eppure ci sono risorse da spendere per il Sud parii a 116 milioni di euro. Ed esiste un’Irpinia in cui si è scelto di investire, che è all’avanguardia nella ricerca e nell’innovazione tecnologica. Penso all’area industriale dell’Alta Irpinia, dove si continua ad assumere. Non si può prescindere dagli investimenti sul territorio, indispensabili per rilanciare l’Irpinia. Penso alla importanza di una arteria coma la Lioni Grotta”

Se il giornalista Pierluigi Melillo evidenzia il fallimento della politica nella gestione degli enti legati ai servizi, Anna Maria Pascale, esponente del Pd, ribadisce come la politica sia progettualità, di qui l’importanza di risvegliare quella classe che progetta con competenza. Mentre “oggi i politici sono attenti solo a mantenere la poltrona, perdendo di vista il bene comune. Lo testimonia la pessima gestitone del bacino idrico d’Irpinia che apre la strada alla privatizzazione mentre il patrimonio va preservato attraverso il pubblico”. Quindi ricorda come la forza e le modalità della comunicazione finiscano per oscurare i contenuti. E’, infine, il professore Ottavio Di Grazia a consegnare la sua riflessione. Ricorda come già Dorso avesse accusato la borghesia di parassitismo e assenza di progettualità e invita a ricostruire comunità di persone pensanti, a non accontentarsi di una politica fatta di cicaleccio, a riscoprire il valore delle parole “nè dobbiamo sorprenderci della scarsa partecipazione al voto, se abbiamo proposto negli ultimi anni progetti politici che destituivano i partiti”

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