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La chiesa e la dignità del lavoro 

Non è casuale che la tematica del lavoro, oggetto di riflessione e sforzi progettuali, è stata al centro del dibattito di tre importantissime settimane sociali: quella del 1945, quella del 1970 e l’ultima del 2017 a Cagliari dello scorso 29 ottobre. Coincidenza cronologica non casuale perché le tre date contrassegnano tre momenti socioeconomici e politici della storia italiana in cui il lavoro è profondamente connesso ad inderogabili emergenze sofferte dalla nostra comunità nazionale.
Nel 1945 il lavoro assurgeva a fondamento della nostra Costituente ancora in fase di stesura; nel 1970 a ridosso «dell’autunno caldo» veniva approvato lo Statuto dei lavoratori, tappa fondamentale per una prima configurazione giuridica delle complesse dinamiche del mondo del lavoro; 2017, un momento attuale che accresce concretamente l’emergenza lavoro, con un andamento crescente dall’inizio della crisi del 2008 fino ad oggi, nel quadro di orizzonti non solo nazionali, ma europei. La dottrina sociale della Chiesa, con gli straordinari impulsi pastorali di grandi pontefici, da Leone XIII a Papa Francesco, ha puntualmente analizzato il problema e formulato proposte concrete per mettere il lavoro al primo punto dell’agenda dei programmi governativi per lo sviluppo complessivo del paese. Ma quali proposte concrete la 48a settimana di Cagliari ha consegnato a Gentiloni per un immediato impegno comune, finalizzato ad uscire dal drammatico tunnel della crisi che non è solo economica, ma è esistenziale, sociale, culturale e politica? Una di queste proposte si rivela di particolare urgenza: esigenza di percorsi formativi efficaci per essere al passo dei tempi, per essere innovativi e regolatori all’interno dell’attuale fluidità del mondo del lavoro. Si tratta di promuovere effettive competenze professionali di figure lavorative aggiornate insieme a capacità-volontà-impegno per evitare l’eclusione dall’economia dei robot. Quindi ristrutturazione dei processi produttivi con l’integrazione di conoscenze, di strutture, di tecnologie avanzate finalizzate alla crescita sostenibile, alla migliore qualità della vita e alla tutela delle risorse ambientali. Il valore della persona che lavora, con i nuovi profili professionali delineati, non verrà opacizzato dal peso del processo di automazione che riduce il numero degli addetti e comporta necessariamente nuove specializzazioni. Le operazioni meccaniche sono e saranno robotizzate; servono e serviranno persone per programmarle, per intervenire sugli errori, per impostare e verificare i cicli produttivi: si tratterà sempre di più di lavoro di progettazione, di innovazione, di creazione. Di fronte alle sfide dei ritmi e gli stili lavorativi emergenti i cattolici non solo accettano il cambiamento, ma riscoprono l’urgenza di una loro attiva, responsabile e competente partecipazione ad una azione formativa e progettuale presentando concretamente tante micro «buone pratiche» aziendali che vedono all’avanguardia il nostro Mezzogiorno: si tratta di 542 realtà mappate dal progetto “Cercatori di lavoro” realizzato nelle diocesi italiane. Quello documentato dai cattolici italiani, all’interno del mondo del lavoro attuale, delinea un cambiamento sul piano etico e sociale dal quale la classe politica dirigente dovrebbe prendere esempio e motivo di nuova, urgente e concreta responsabilità.

di Gerardo Salvatore edito dal Quotidiano del Sud

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