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“La decima musa”, un periodico sconosciuto in “patria”

Di Virgilio Iandiorio

Più di un secolo fa in Avellino si inaugurava una nuova testata giornalistica che recava il titolo di La Decima Musa Quindicinale Artistico-Letterario; il primo numero, infatti, stampato nella tipografia Pergola, porta la data giugno-luglio 1924. Questo periodico, un poco come tutti i periodici provinciali, con qualche eccezione, non ebbe vita lunga; fu stampato solo per qualche anno. E poi trattando di argomenti squisitamente artistici e letterari non ha avuto da parte dei posteri le stesse attenzioni che hanno avuto periodici della provincia con connotazione più propriamente politica. Si può dire che sia rimasto sconosciuto “in patria”.

La scelta del titolo “ La Decima Musa ” era già indicativa di una posizione culturale. Si potrebbe escludere un riferimento concreto alla nostra “decima musa”, come per vezzo si è soliti definire l’arte cinematografica; per altro, i numeri del periodico consultati di tutto parlano tranne che di cinema. Questo, infatti, non era ancora assurto alla dignità di vera arte.

Allora perché quel titolo? I promotori del quindicinale, tutti giovani di età e freschi di studi secondari e universitari, avevano un riferimento importante e concreto. Nel 1903 Gabriele D’Annunzio pubblicò il suo primo libro delle Laudi, Maia, dove compare la locuzione “Decima musa”. E’ un appellativo che il D’Annunzio attribuisce all’ Energèia, cioè all’energia vitale in tutte le sue manifestazioni:

La nomata nel grido / Euplete Eurétria Energèia / la nomata nel grido / umano coi nomi divini / delle plenitudini e delle / virtù, l’invocata da tutti / nell’alba, la decima musa / apparì, discese dal monte / in mezzo agli uomini.

Direttore responsabile della rivista era Salvatore De Lorenzo e redattore capo Antonio Di Maggio. Non deve meravigliare se dei giovani prendessero l’iniziativa di stampare un giornale. Con lo stesso titolo, per esempio, due anni prima, nel 1922, nasce un’altra “Decima Musa” in Calabria a Vibo Valentia. Anche in questo caso si tratta di studenti, universitari soprattutto, che si cimentano con la letteratura, la satira e l’umorismo. Non bisogna dimenticare che La Rivoluzione Liberare di Piero Gobetti, anche se in un campo più squisitamente politico, era una rivista fatta da giovani, il suo direttore, quando uscì il primo numero, aveva poco più di vent’anni.

Tra i collaboratori de La decima musa troviamo Angelo Mele, Renzo de Loreto, Duilio Borghese, Leo Langeme, Coriolano Pagnozzi, Carlo Weidlich, Roberto d’Oltremare, S. Santangelo, Giovanni Arace, Ignazio Drago, Pietro Iadanza, Manlio Sarni, Q. Vittorio Napoleone, Aniello di S. Giacomo, Tullio Giannetti, Giuseppe De Masellis, Achille Palazzo, B. Lionello Vella, e naturalmente il direttore Salvatore De Lorenzo e il redattore capo Antonio Di Maggio. Non tutti i collaboratori erano di Avellino e provincia, anche questo è un segno importante delle finalità che il giornale si prefiggeva.

Le copie de La Decima Musa che uscivano dalla tipografia Pergola erano di numero considerevole, considerato il periodo, cinquecento ed anche seicento, tutte inviate per posta ai lettori, dietro anticipato pagamento.

Salvatore De Lorenzo, quando iniziò la pubblicazione del quindicinale, aveva già dato alle stampe: un volume in versi intitolato “Satura lanx” e un altro dal titolo “Le liriche della malinconia”. Laureato in lettere, insegnò italiano e latino negli anni Trenta presso l’Istituto Magistrale P.E. Imbriani di Avellino.

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