Virgilio Iandiorio
Si celebra in moltissimi paesi della provincia la festa della Madonna del Carmine, che ricorre nel calendario liturgico il 16 di luglio. In alcuni di essi con le solennità delle nostre feste patronali, in tanti altri con la celebrazione di messe e di novene. Una devozione antica che permane anche in momenti di grandi evoluzioni del costume sociale e religioso delle genti.
Da Avellino ad Atripalda a Montefredane a Montefusco ad Ariano e in tanti altri comuni la commemorazione della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, che i fedeli celebrano con intimi sentimenti di amore e di gratitudine, è un momento di venerazione molto sentito.
E’ stata tanto forte la spinta devozionale che non è raro trovare nei nostri paesi il culto per la Madonna del Carmine in sostituzione di altri più antichi per i santi ai quali erano intitolate le chiese. A Manocalzati era dedicata a San Sebastiano l’attuale chiesa del Carmine; così a Montecalvo la chiesa del XV secolo dedicata a S. Sebastiano era già nel metà del XVII secolo indicata con il titolo di Maria SS del Carmine. Conventi carmelitani esistevano nel passato, come per esempio a Forino, a Chiusano.
Interessante è anche la cappella del Carmine a Torella dei Lombardi posta fuori dell’abitato lungo la statale per S. Angelo dei Lombardi perché davanti a questa chiesa si tiene la fiera.
Nel giorno della festa del Carmine si tenevano nel passato importanti fiere. Di una in particolare, quella che si teneva a Gesualdo dal 14 al 16 luglio, abbiamo notizia nel racconto del canonico don Giuseppe Forgione, il quale nel suo diario, pubblicato nel 1993 a cura di Mario Bernabò Silorata e Antonio d’Errico, annotava per il mese di luglio del 1860:
“14 Sabato. Primo giorno della fiera. Sono venuti molti per la nostra fiera. Pel cattivo tempo sarà pessima. Sono uscito un poco sopra i rivellini (spiazzo intorno ai bastioni del castello) con gli Scolarelli e in vedere i forestieri tutti ammantati, mi ha fatta impressione dell’ultima fiera. Non si ricorda nessuno, che in questa stagione ed in questa fiera farsi sentire il freddo come ottobre, ed aveva una giornata interamente intenebbrata e con continuo pioviccichino.
15 Domenica. Secondo giorno della fiera. Questa fiera non ne ho goduto affatto; atteso il cattivo tempo non sono uscito di casa. Negli altri anni l’ho goduta in tutt’i momenti solo ed in compagnia, in questo anno come non fosse venuta. Per relazione ho inteso, che non ci è stato il concorso degli altri anni, né si sono fatti grandi negozi. Si è osservato però un silenzio e negli uomini e negli animali, come sulla fiera nessuno ci fosse stato. Guardando ognuno l’attuale circostanza politica, ha usato prudenza e moderazione, mantenendosi ognuno ne’ propri limiti e doveri.
16 Lunedì. I forestieri venuti nella fiera di più provincie, ci hanno detto di aver avuto tutti acqua abbondante, come buona è la raccolta del grano, non lagnandosi nessuno. In Napoli, in Terra di Lavoro vi stata molta acqua. Il Signore ha consolati a tutti, dando a ciascuno quel pane che meritava. Secondo giorno della fiera. In questa giornata la fiera è stata accorsata di molti animali e di molta gente, è durata fino a passato il mezzo giorno. Si son fatti contratti assai più del giorno precedente.
Frutti comparsi sono stati libergine [nel nostro dialetto indica le albicocche] a grana sei il rotolo [unità di misura di peso, corrispondente a circa 890 grammi]. Fichi di cattiva qualità a grana tre il rotolo. Alcune prugne immature e pomidori non tutte mature perfette. Dopo la chiesa ho goduto della fiera fino alle ore 17″.
Le grandi feste popolari mariane offrono il contesto adatto per tutte quelle attività civili ed economiche, che danno corpo e dignità alla vita di una comunità.



