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La lezione di Grandi e la speranza

 

Settanta anni fa, esattamente il 28 settembre 1946, moriva Achille Grandi, fondatore delle Acli e protagonista di una stagione politica di alto profilo. Avverto l’opportunità di fare memoria di questa grande figura, motivato da quasi cinquanta anni di militanza nel movimento dei lavoratori cristiani da lui fondato nell’agosto 1944. Il settantesimo è stato ricordato al Senato della Repubblica con interventi commemorativi dei senatori: Olivero, Santini e Luigi Marino, che hanno sottolineato il profilo istituzionale e l’originale azione socio- politica di Achille Grandi. Fervente cristiano, condusse uno sforzo significativo per organizzare le masse cattoliche all’indomani della cessazione dell’Opera dei Congressi. Frequentatore della “scuola cattolica di scienze sociali ed economiche” di Bergamo, fu contrario al patto Gentiloni nel 1914, in contrasto con il Vescovo di Como, Mons. Alfonso Archi, nonostante fosse cattolico convinto e praticante. Nel 1918 entra nell’esecutivo della Confederazione Italiana dei Lavoratori (CIL), neonata organizzazione sindacale cattolica, guidata da Giovanni Gronchi fino al 1922, successivamente guidata da Grandi dal 1922 al 1926, l’organizzazione stessa raggiunse quasi due milioni di iscritti. Nel 1919 fu tra i fondatori del Partito Popolare ed eletto deputato nelle sue liste nella provincia di Como. Antifascista convinto e coraggioso tanto che 1926, senza scendere a patti sciolse la CIL, prima della pubblicazione ufficiale del decreto fascista di soppressione. La sua intransigenza, anche nei confronti delle tiepide posizioni dell’ICAS (Istituto Cattolico per le Attività Sociali) lo condusse a guadagnarsi da vivere lavorando come tipografo presso il “Pontificio Istituto delle Missioni Estere” di Milano. Nel 1943, dopo la caduta del regime fascista, Pietro Badoglio lo nominò commissario straordinario della confederazione dei lavoratori dell’agricoltura e fu il rappresentante della componente cattolica del sindacato democratico unitario, insieme a Giuseppe Di Vittorio per i comunisti e Bruno Buozzi per i socialisti. Aderì alla Democrazia Cristiana e fu membro della Direzione nazionale come componente della sinistra che faceva capo a Giovanni Gronchi e fu eletto deputato nell’Assemblea Costituente di cui era già vicepresidente. Nell’agosto 1944, fondò le ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) come grande progetto associativo – né partito, né sindacato – per formare le coscienze all’impegno socio-politico per futuri quadri dirigenti nel sindacato cristiano e nelle istituzioni a tutti i livelli. Fu questo il grande disegno, culturale e sociale, che vide le ACLI, dal dopoguerra in poi, come la grande scuola di formazione al servizio della democrazia, del mondo del lavoro e della Chiesa. In provincia di Avellino il Movimento Aclista, già dal 1946 iniziò il suo significativo cammino con l’attivazione dei vari servizi sociali (patronato, settore terra, formazione professionale, unione sportiva e cooperazione), annoverando tra i suoi dirigenti figure di altissimo livello come l’Onorevole Alfredo Amatucci, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Salvatore Scoca, Avvocato Generale dello Stato, Mons. Luigi Barbarito, già Nunzio Apostolico nel Regno Unito e tantissimi amministratori comunali tra cui i sindaci Masino Bruno a Montefalcione, Vito Salvatore a Casalbore e Gerardo Iandolo, tutt’ora sindaco a Salza Irpina. Nell’attuale momento di crisi della politica, di scarsa coerenza morale, di pochissima attenzione verso la dottrina sociale della Chiesa anche in ambito ecclesiale, ricordare la figura e l’azione di Achille Grandi anche sommariamente, può essere un modesto, ma significativo, percorso di speranza per giovani generazioni.
edito dal Quotidiano del Sud

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