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Gli Usa e i dazi: libertà è un bene che costa

di Virgilio Iandiorio

A volte mi chiedo come sia possibile che il governo di uno Stato sia affidato nelle mani di bislacchi narcisisti. I cittadini degli Stati Uniti che si affidano, perché l’hanno votato, nelle mani del Presidente dei Dazi, somigliano a quanti in Italia hanno corso dietro ad un cantambanco che riempiva le piazze di vaffa.

Ho riletto il Discorso sulla servitù volontaria, che un giovane francese, Ètienne de La Boétie (1530-1563), scrisse quando aveva all’incirca vent’anni. Aveva compreso, lui giovanissimo, che i tiranni detengono il potere perché i sudditi glielo consentono. Essere liberi, infatti, costa molto. Meglio seguire la corrente del fiume, piuttosto che navigare contro.

De La Boétie vuole trovare la motivazione di questo comportamento:” Per ora, vorrei solo comprendere come è possibile che tanti uomini, tanti paesi, tante città e nazioni tollerino talvolta un solo tiranno, che non ha altro potere che quello che gli danno; che ha il potere di nuocere loro solo finché essi possono sopportarlo; che non potrebbe far loro alcun male, se non quando essi preferiscono sopportarlo piuttosto che contraddirlo”.

La tirannide ha diverse origini:” Vi sono tre tipi di tiranni -scrive il giovane Ètienne–  gli uni ottengono il regno attraverso l’elezione del popolo, gli altri con la forza delle armi, e gli altri ancora per successione ereditaria… Chi ha ricevuto il potere dello Stato dal popolo dovrebbe essere, forse, più sopportabile e lo sarebbe, penso, sennonché appena si vede innalzato al di sopra degli altri, lusingato da quel non so che chiamato grandezza, decide di non spostarsi più da lì”.

E il connubio tra sudditi e tiranno è così spiegato dal giovane scrittore francese:

” Non lo si crederà immediatamente, ma certamente è vero: sono sempre quattro o cinque che sostengono il tiranno, quattro o cinque che mantengono l’intero paese in schiavitù. È sempre successo che cinque o sei hanno avuto la fiducia del tiranno, che si siano avvicinati da sé, oppure chiamati da lui, per essere i complici delle sue crudeltà, i compagni dei suoi piaceri, i ruffiani delle sue voluttà, e partecipi ai bottini delle sue scorrerie.

Questi sei orientano così bene il loro capo, che a causa dell’associazione, egli deve essere disonesto, non solamente per le sue malefatte, ma anche per le loro. Questi sei ne hanno seicento che profittano sotto di loro, e fanno con questi seicento quello che fanno col tiranno.

Questi seicento ne tengono seimila sotto di loro, che hanno elevato nella gerarchia, ai quali fanno dare o il governo delle provincie, o la gestione del denaro pubblico, affinché appoggino la loro avarizia e crudeltà e che le mettano in atto al momento opportuno; e d’altro canto facendo tanto male non possono resistere, né sfuggire alle leggi ed alla pena, senza la loro protezione. Ma il tiranno vede gli altri che gli sono accanto, che implorano e mendicano il suo favore: non devono solamente fare ciò che dice, ma pensare ciò che vuole, e spesso per soddisfarlo, che precorrano persino i suoi pensieri”.

Ogni uomo nasce libero per natura, ma in una società che ha smarrito il senso dell’originaria libertà, egli preferisce la servitù del cortigiano, anche quando si atteggia a contestatore.

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