Mercoledì, 11 Marzo 2026
16.47 (Roma)

Ultimi articoli

La lingua che mi ha ferita per sempre (e salvata)

Di Annarita Rafaniello 

Sono nata sensibile.

Non sopporto la superficialità,

e mezze misure, e parole a metà.

Alda Merini

 

Alda Merini affida a quattordici parole italiane un autoritratto che è insieme dichiarazione poetica e condanna morale. In greco antico, probabilmente, ne basterebbero molte meno. Perché il greco non descrive soltanto: concentra, scava, elimina il superfluo. È una lingua che non teme l’essenziale, e proprio per questo riesce a dire l’indicibile.

Non è un caso che oggi, nella Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura Greca, il pensiero corra a Dionysios Solomos, poeta dell’inno nazionale greco, ma anche a un’idea di parola che non è mai stata semplice ornamento.

«Quasi tutto quello che gli uomini hanno detto di meglio è stato detto in greco», scrive Marguerite Yourcenar nelle Memorie di Adriano. Non è una provocazione: è una constatazione storica prima ancora che spirituale.

Le parole della Merini parlano di sensibilità, di insofferenza verso la superficie, di rifiuto di ogni mediocrità emotiva. Parlano, in una parola, di empatia. E l’empatia, se c’è una lingua che l’ha pensata prima ancora di nominarla, è proprio il greco.

La parola συμπάθεια (sympátheia) nasce da συν e πάσχω: patire insieme, soffrire con, sentire con l’altro. Non osservare da lontano, non giudicare: condividere il peso dell’emozione.

Ma studiare il greco non rende automaticamente empatici. Questa è una delle più grandi illusioni della nostra scuola. Il greco non è un certificato morale. Non basta tradurre una versione, sfogliare il Rocci, memorizzare i temi verbali dell’aoristo, padroneggiare l’ottativo obliquo, la legge di Grassmann o il genitivo assoluto: tutto questo è tecnica, necessaria ma insufficiente.

Studiare greco davvero significa altro.

Significa tremare con Ecuba quando comprende che la guerra non le ha portato via soltanto la città, il marito e la dignità di donna, ma anche l’ultima illusione: il piccolo Polidoro, affidato alla protezione dell’ospitalità, è stato ucciso per interesse, per viltà, per convenienza; Polissena sacrificata ad Achille; Cassandra ridotta in schiavitù sotto il dominio dei vincitori. Tutto ciò che dava radice e senso alla sua vita è stato spezzato, calpestato, distrutto. È il dolore di una madre che non ha più nemmeno il diritto di sperare, ed è impossibile leggerlo senza sentire che quella ferita ci riguarda ancora.

Significa stare con Antigone, non per eroismo astratto, ma perché conosce il prezzo della sua scelta. Antigone non ignora la legge: la sfida sapendo di morire. E in quella sfida afferma che esiste una giustizia più antica di ogni decreto, una legge non scritta che parla al cuore e chiede obbedienza anche quando costa la vita.

Oggi, in un mondo dove le leggi sono fatte dagli uomini e cambiano con i governi e le opinioni, quella legge invisibile continua a sfidare il diritto positivo: ricorda che esiste un confine tra ciò che è legalmente permesso e ciò che è moralmente giusto. Ci invita a resistere, a dissentire, a opporsi quando l’ingiustizia è codificata e la legge diventa strumento di potere. Stare con Antigone significa comprendere che l’obbedienza cieca non è mai innocente, che l’inerzia morale lascia tracce profonde e che la vera cittadinanza richiede coraggio, coscienza e umanità, oggi come nell’antica Tebe.

Significa infine guardare Medea senza cercare scorciatoie morali. Medea non chiede assoluzioni: chiede di essere compresa nella sua vertigine. Il greco non ci permette di semplificarla, ci costringe a restare davanti all’abisso di una donna tradita, straniera, umiliata, fino al punto in cui l’amore diventa distruzione. E ci obbliga a riconoscere che il confine tra vittima e colpevole è più fragile di quanto vorremmo.

Ecco perché la cultura greca dovrebbe accompagnare molto prima la formazione dei ragazzi, già dalle scuole medie. Non  per  formare dei piccoli filologi, ma per educare allo sguardo profondo. Sofocle, Euripide, i lirici, Menandro non insegnano “il passato”: insegnano l’uomo. E questo, sì, può cambiare una vita.

Eppure, ed è qui che occorre essere onesti: empatia e sensibilità non si apprendono come una declinazione. Non è detto che cinque anni di liceo classico bastino. Si nasce sensibili. Si nasce empatici. Il tempo può affinare, mai creare dal nulla. Lo studio può offrire strumenti, ma non garantisce l’anima.

Ed è proprio per questo che il greco antico non è una lingua morta.

Morta è solo per chi la riduce a esercizio, a prestazione, a voto. Viva è per chi la sente vibrare ancora oggi, nelle parole che contano, nelle frasi che colpiscono, negli sguardi che non mentono, nella nostra insofferenza per le mezze misure, nel rifiuto della superficialità, nel bisogno di parole intere, non dimezzate.

Il greco è vivo ogni volta che riconosciamo nell’altro un destino che ci riguarda, ogni volta che riusciamo a “patire insieme” senza armi, senza applausi, senza ricompense. Continua a parlare nelle scelte coraggiose, nelle verità scomode, nei silenzi che pesano più di mille discorsi. Continua a parlare anche a chi non la conosce.

Anche a chi, come Alda Merini, è semplicemente nato sensibile.

E chi è nato così, chi ha imparato ad ascoltare, a sentire, a farsi attraversare dal dolore e dalla bellezza, non smetterà mai di rispondere.

Non smetterà mai di lasciar parlare il greco.

Non smetterà mai di essere vivo.

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Cronaca

Processo di Appello da rifare per uno dei componenti della banda dedita ai furti sgominata nel 2018 dai Carabinieri della…

Si è concluso con tre condanne ed un’assoluzione il processo sulla maxi discarica scoperta Sperone dai militari delle Fiamme Gialle…

“Criminalità ambientale” e “criminalità predatoria” sono i due gruppi di lavoro previsti nel progetto organizzativo per il prossimo quadriennio della…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

Il 24 marzo prossimo l’irpino Giovanni Esposito, componente della VIII Commissione “Affari Sociali e Sanità”, presieduta da Mimmo Loffredo, e della XXIV Commissione “Terzo Settore”, presieduta Giuseppe Brandi, nell’ambito dell’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori”, presieduto da Alessandro Caramiello, prenderà parte, in collegamento da remoto, a due...

Ammontano a 2.100 le assunzioni programmate dalle imprese irpine a marzo. Secondo i dati del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, lo scenario occupazionale risulta ancora più significativo se si considera l’orizzonte trimestrale: nel periodo marzo-maggio, tra Irpina e Sannio, sono infatti...

Grottaminarda – I residenti del centro storico della cittadina ufitana richiedono una attenzione particolare. E l’amministrazione comunale, guidata da Marcantonio Spera, si attiva perché una zona di Grottaminarda non sia dimenticata. Infatti sono iniziati i lavori per il potenziamento della cabina elettrica che consentirà, non solo, di alimentare una nuova...

Vusaccia- Con la consegna di diciotto alloggi prende forma il recupero del quartiere di Contrada Boscozzulo, a Bisaccia, restituendo abitazioni funzionali e sostenibili a nuclei familiari in grgraduatoria. L’intervento riguarda 17 alloggi di edilizia residenziale pubblica e un alloggio di edilizia residenziale sociale destinato a situazioni temporanee di particolare disagio....

Ultimi articoli

Attualità

Il 24 marzo prossimo l’irpino Giovanni Esposito, componente della VIII Commissione “Affari Sociali e Sanità”, presieduta da Mimmo Loffredo, e…

Si inasprisce la misura di limitazione al traffico in piazza Garibaldi: dopo l’istituzione della ‘Strada Scolastica’ con l’isola pedonale nei…

Rosa Bianco Il prossimo 12 marzo 2026 alle ore 18.00, presso la Biblioteca di Cultura Vesuviana di Villa Bruno a…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy