Di Rosa Bianco
Ieri pomeriggio nella suggestiva Sala delle Arti di Manocalzati, l’Associazione Musicale Igor Stravinsky ha accolto un evento di rara intensità: il recital “Pier Paolo Pasolini. La poetica in letteratura e nel cinema”, interpretato dal magistrato Gennaro Iannarone, con la partecipazione del percussionista Alessandro Ruggiero e la direzione artistica del Maestro Nadia Testa.
Con voce limpida e parola misurata, Iannarone ha restituito il tormento e la grandezza di Pasolini, intellettuale che ha amato insieme Marx e Gesù, la povertà del popolo e la sacralità della parola, il dolore della carne e la sete del divino.
Il recital ha evocato, con rigore e commozione, la tensione pasoliniana tra la fede perduta e la rivoluzione tradita, tra la pietà cristiana e la critica marxista, in un continuo dialogo tra poesia e redenzione.
Dalla visione della tomba di famiglia in Teorema, accompagnata dal Requiem di Mozart, fino alla disperazione materna di Mamma Roma e all’inquieta rassegnazione di Accattone, Iannarone ha tracciato un percorso umano e spirituale che ha toccato l’essenza stessa dell’opera pasoliniana: la consapevolezza che ogni creatura, anche la più umile, porta impressa l’immagine di Cristo.
“In ogni poveraccio Pasolini ha visto Gesù” — ha ricordato il magistrato — “e in ogni rivolta, l’eco di Marx.”
Particolare attenzione è stata dedicata a Uccellacci e uccellini, dove Iannarone si è soffermato sulla straordinaria interpretazione di Totò nel ruolo di Fra’ Ciccio, guida morale e simbolica, e sul corvo parlante, rappresentazione di Marx, che accompagna e interroga Fra’ Ciccio lungo il cammino dei personaggi. Questa allegoria ha permesso al pubblico di comprendere la profonda connessione tra etica, politica e poesia che attraversa tutta l’opera pasoliniana.
Il pubblico ha ascoltato con attenzione e coinvolgimento, partecipando a un rito laico e sacro insieme. L’intensità del racconto si è fatta musica, quando le percussioni di Alessandro Ruggiero hanno scandito i battiti di un’anima inquieta, grazie alla direzione del Maestro Nadia Testa, che ha donato un respiro artistico elevatissimo al recital, trasformandolo in una vera e propria liturgia della parola e del suono.
Il magistrato Iannarone ha, così, composto un tributo di altissimo profilo civile e spirituale, unendo la sua sensibilità giuridica all’indagine dell’uomo e del poeta. Nel suo sguardo — come un tempo in quello di Pasolini — ha vibrato il desiderio di una verità, che redime e una giustizia che comprende.
L’evento ha offerto l’occasione per riflettere sul pensiero più intimo di Pasolini: l’idea che “io sento il dolore del mondo come se fosse dentro di me”, frase pronunciata dallo scrittore nella sua esperienza di chiesa, che sintetizza il tormento e la profondità etica della sua visione artistica, mi ha accompagnato per tutta la serata. E proprio su questo nucleo di sofferenza e consapevolezza, Iannarone ha chiuso il recital con una riflessione personale e filosofica: secondo lui, la vera chiave di salvezza per l’umanità non risiede in Marx, con la sua rivoluzione e il suo rigore ideologico, ma in Cristo, vale a dire nella capacità dell’uomo di accogliere e trasformare il dolore attraverso la grazia e la compassione. Alla conclusione di queste parole, il pubblico ha reagito con un applauso lungo e caloroso, una manifestazione spontanea di gratitudine e riconoscimento, per un recital che ha saputo unire pensiero critico e poesia in un’esperienza estetica e morale unica.
La serata ha restituito Pier Paolo Pasolini al centro della nostra coscienza collettiva, come un faro che illumina le contraddizioni del mondo e le profondità dell’animo umano, ricordandoci che l’arte, la giustizia e la spiritualità possono dialogare insieme, generando emozione, conoscenza e riconoscenza. La figura tormentata di Pasolini, tra corpo e spirito, tra carne e ideali, tra il cammino incerto dei suoi personaggi e la precisione della sua parola scritta, ha risuonato con forza, lasciando negli spettatori, che hanno gremito la sala, la percezione vivida di un uomo che ha vissuto la propria vita come un percorso di ricerca, dolore e redenzione, culminato nella convinzione che solo l’amore e la grazia possono realmente guidare l’umanità verso la salvezza.

